poesiaoggi

POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI …

Mese: gennaio, 2012

La storia inizia indietro

la storia inizia indietro,
pianti neonati in una villetta sudamericana,
lumache alle pareti
bianche e scrostate
con l’atlantico ai piedi.
dov’è papà?”,
in giro per il mondo”, la tata mi sollevava
già sballottato di mano in mano.

gli aquiloni, con quel vento lì,
un tiro alla fune verso l’alto.
manca la stretta sicura,
un dubbio che mi porto da sempre,
una risposta persa tra la sabbia fine.
cosa aspetti a tornare a casa?
corrono le piccole gambe,
corrono i giorni da rito uguali.

la finestra sorride al poco verde
– ora – stretto tra mura di polveri.
dov’è la ciclabile?”, e “quel tram che mi salutava?
e “l’adolescente che scalava la vetta della vita?
si affaccia da altri balconi,
la Milano volgare,
incancrenisce immagini
di figurine, copie di abitanti.

l’onda mi veniva incontro,
amica nel gioco dello spruzzo.
il Corcovado ci abbracciava
con il calore, colori della gioia.
non sapevo di povertà.
non sapevo di sifilide.
non sapevo di multinazionali.
sapevo di essere felice.

il grigiore di un open space
in finte periferie adornate
con lampioni simil Versailles, sparuti
come bianchi cigni stagnanti di contorno
a quattro sedie thonet da bar.
che ti va di prendere?
per ammazzare la noia
del pre solarium ché
nuovi raggi anticipano il sereno.

la strada saliva tortuosa,
un chiosco di banane – pit stop
anticipava la vista del Cristo.
le vie sono tutte uguali, oggi,
una foto sbiadita qua e là
segna un percorso di croci
e quel Padre l’ho perso
nell’infanzia della mente.

hai preparato l’offerta?”, ti chiede un estraneo.
hai fatto i compiti?”, ripeteva mia madre.
ora capisco la congiunzione degli intenti,
figlia della rabbia disperata
rassegnata al voto di castità
come appartenere, essere in questo mondo
e avvertirne il recinto
perché fuori è buio pesto.

il tempo aiuta a morire.
che ore sono?”,
il ricordo è vita a ritroso
come quando torni sui tuoi passi,
come quando gli alberi
sfrecciano impazziti
perché i tuoi occhi
vedono frazioni di intervalli
e la storia inizia indietro.

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Mostra personale di Gaetano Fracassio

Fuori dal coro

voci

sono stanco
di dire,
di non essere ascoltato.
tra isteriche voci
il dissenso
quieta
la mia

violenza

c’è troppa violenza per le strade.
c’è troppa guerra di parole e di fatti.
c’è troppa cattiveria – in giro
figlia di un padre egoista
e di una madre puttana
che ha venduto il proprio latte
a vitelli clonati

talvolta

mi sorprendo talvolta
a essere come gli altri
che talvolta detesto
con tutte le mie forze
e forse uno specchio
talvolta potrebbe riflettere
quella mia immagine
ripugnante

brezza

se sentissi
il tuo profumo
come leggera
brezza marina
un alito di candore
terrebbe il fiato
sospeso
nell’eterno gioco
di pelli
che si cercano
si annusano
tra virgole
di angoli
prima che il cerchio
si chiuda
e poter
di nuovo respirare

ritratto di un volto

dico che nulla
cambia
sempre quel grigiore
del pallore
dei nostri volti
il fondotinta s’intona
con la pelle
sino al calar
della tapparella
allora uno specchio
ci guarda
severo prova
vergogna
per quel viso
nascosto
come il nostro corpo

ragione

la distanza tra me e me,
univoca coincidenza
di dicotomica ragione-follia,
unico rimedio per sorseggiare
l’amara medicina per la mente.
vacilla e non so quanto
potrò tenere a freno
una delle due ragioni

incompiutezza

l’orizzonte talvolta
osservi
e la direzione
opposta alla tua
nega l’amore
addormentato
in stanze buie
perchè la luce
ha scelto
l’incompiutezza
della parte

metropoli

la metropoli tace.
silenziosa riposa dai rumori
molesti dei suoi abitanti.
ora può godersi il passeggio
di quattro vecchi
che di panchina in panchina
parlano del proprio abbandono.
un cane ringhia
e una prostituta aspetta
chi è rimasto.

città

penso sempre alla mia città
attraversata da folli automobiline
condotte da corpi ciechi
e mutilati da cubetti di porfido
schizzati via

cimiteri lapidati
in foreste senza alberi
quartieri che più non respirano
desolazione di incendi boschivi
penso sempre alla mia città
e il degrado attanaglia lo stomaco
prima di vomitare nuove parole

fuori dal coro

mi sento
(sempre)
fuori dal coro
di chi ha fatto
della consuetudine
il minore dei mali
quando le vere pecore
pascolano libere
e il fattore assorto
si riposa
e le guarda
fumandosi una sigaretta
tra la pace della natura

tempi

sento che sono tempi difficili,
duri da accettare
per un tiepido piatto
di minestra alla sera
quando le brutture della vita
rimbalzano dallo schermo
su i nostri occhi
(non più stupiti)
e la digestione tarda a venire
come l’amore che fugge
e non vuole più incontrarci.

apparire

certo è che nessuno vuole
sparirsi dietro l’angolo.
troppa importanza gli concede
il poco tempo rimasto a
specchiarsi con un vetro
riflesso da pensieri
onnipotenti di spolia
vacuità

http://rebstein.wordpress.com/2008/10/18/una-voce-fuori-dal-coro-i-marco-saya/

Finzione

è strano vedersi che vivi,
ti domandi perché sei lì…
in mezzo agli altri (chi?)

forse è tutta la finzione
di un dio effimero
(prigioniero in un corpo acquoso)

persino il tempo,
pagliaccio neuronico,
è l’immaginazione di un frutto
che, marcio, si spiaccica
nel ritorno all’humus
di una nuova terra

 

Tra il silenzio degli ulivi

Qui,
tra il silenzio degli ulivi,
l’azzurro del cielo
abbraccia la valle
e un campanaccio
da chissà dove
spezza la monotonia
del ritmo uguale all’incedere
di quel pastore
e a un cane
che da rituale abbaia
per dire che c’è
e che ci siamo anche noi
nel descrivere la saggezza
della natura così bonaria
nell’umore di una giornata serena
in attesa di quel lampo
di buio pronto a deturpare
il paesaggio nel nuovo
ordine delle cose

 

Birilli

come se tirare a campare
fosse una partita a bowling
e queste bocce difficilmente
ci azzeccano, troppi birilli
da abbattere,
così si sprecano energie
e torni a casa
con gli amici
e insieme bocce, biglie, sfere
da schivare.

 

Colazione

Mi piace improvvisare quel poco
che rimane dell’esser libero,
la scelta di una brioche
e un cappuccio
quand’è caldo
e con la schiuma.

El extraño

El extraño

El otro día he encontrado un albanés
Me preguntó si tenía fuego
Quería hablar
Hablamos
Desde nuestras diversidades
Teñíamos algo que decirnos

L’estraneo

L’altro giorno ho incontrato un albanese
Mi ha chiesto se avevo da accendere
Voleva parlare
Abbiamo parlato
Nella nostra diversità
avevamo qualcosa da dirci

Tempi moderni

una bambina raccoglie il fiore
il bambino gioca alla playstation
la mamma amoreggia con un nokia
il papà sente la partita
quattro estranei a un picnic
il loro!

Metropolipercussivando

tum tum-tum trak tutututum-trak tum tum-tum trak tutututum-trak
tum tum-tum trak tutututum-trak tum tum-tum trak tutututum-trak

il giovane drummer bacchetta su pentole unte scandendo le voci del rione

du-du-du-du unoun du-du-du-du unoun du-du-du-du unoun du-du-du-du

the bass funkeggia e “fa la cosa giusta” – Spike segue il black morto ammazzato

tutti moriamo coralmente più o meno (more or less) ammazzati

let it be
let it be
let it be

(breve elenco)

nei vicoli
nei ghetti
nei mercati
sotto un trattore
sotto una bomba intelligente
per il fuoco amico

still a friend of mine, oh still a friend of mine
still a friend of mine, oh still a friend of mine
still a friend of mine, oh still a friend of mine

davanti a un bar- qualsiasi –
nei letti
nei cantieri
nelle strade

on the road again
on the road again
on the road again

ricordo al luna park
povero orso – s’alza e si accascia
morto ammazzato
povero peluche (anche lui)

rarefatte pause

rare rare rare ra-a-a-re-e-e

ticchettio di tacchi
tacchete tacchete tacchete tac-che-te-e-e-e

tacchi assassini
tacchi rampanti
tacchi demotivati
tacchi demotivanti
tacchi stanchi
tacchi tristi

la metro rimbomba
il sax coltraneggia
– su sgabello –

a love supreme
a love supreme
a love supreme

visione abbassata
riconosce
dai tacchi
dalla fretta
delle suole
dalla lacrima
che si spiaccica-a-a-a
da una voce soprana
da un vomito

( lasciato lì.

per caso. )

e…

tum tum-tum trak tutututum-trak tum tum-tum trak tutututum-trak
tum tum-tum trak tutututum-trak tum tum-tum trak tutututum-trak

il giovane drummer bacchetta su pentole unte scandendo le voci del rione