Il Blues

Suoni e colori nella musica del diavolo

Spesso, di notte, mi capita di restare a lungo affacciato alla finestra ad osservare il ponte ferroviario che collega la mia città al resto del mondo e che appare, nel buio, come una lunga linea luminosa sospesa sull’acqua. Tra quelle luci, vicino ad una curva che fa sparire inesorabilmente l’ultimo vagone dei treni che se ne vanno verso la terraferma, posso affermare con sicurezza di aver intravisto, almeno un paio di volte, aggirarsi lo spirito del Blues”.

Lirica, questa celebre frase di Paolo Ganz, che, in qualche modo, evoca in chiave moderna i tempi nei quali chi cantava e suonava il blues campava alla giornata, con la schiena spezzata raccoglieva il cotone, si fermava a ubriacarsi nelle locande, poi saltava su un treno merci e partiva per il Nord dove, eterno emigrante, cercava di esistere giorno dopo giorno, un lavoro saltuario e mal pagato nelle fabbriche, altro stop nei bar e nelle taverne dove cercare un po’ di sesso (tema spesso ripreso nei primi canti di inizio novecento) alleviava le pesanti giornate in fabbrica, anno dopo anno con l’industrializzazione che reclamava i nuovi rapporti di produzione e il lento abbandono dalle sconfinate piantagioni del Sud.

Il Blues è, quindi, storicamente, la musica del popolo nero, il popolo nero inteso come quella gente forte, indomita, oppressa,che è morta di fame, dolore e tristezza per raggiungere la propria libertà e che continua a lottare per essa! Dunque, più in generale, oggi, il Blues è un modo per esprimersi dove non è più una discriminante importante se a strimpellare le proprie disgrazie con la chitarra è un contadino nero del delta del Mississipi o un bianco e pallido impiegato milanese che vive nel quartiere di Quarto Oggiaro.

La prima volta che ho incontrato il blues fu quando mi portarono qui su una nave. C’erano uomini su di me e molti altri usavano la frusta, adesso tutti vogliono sapere perchè canto il blues” ha dichiarato più volte B.B. King, l’unico e vero portavoce di questa musica così genuina e sanguigna anche se dobbiamo risalire al 1619, anno in cui le prime navi raggiunsero “l’oltreoceano” con il loro triste fardello umano. Il blues è dunque l’espressione spontanea di sentimenti e pensieri rivolti a esprimere rabbia, dolore, nostalgia ma anche allegria, semplicità, affetto e amore ( pensiamo alla spensieratezza alla saudade di alcuni brani di bossanova, blues mascherati e adattati alla realtà carioca).

L’unico modo per poter capire questo mondo è quello di considerare la sua realtà di musica come un mix di emozioni, passioni e come un segnale forte del profondo malessere che accomuna la vita di tutti i disgraziati e non che popolano le nostre metropoli in cui regna sovrana la nevrosi  e il mercato del libero sfruttamento.  La storia del blues, nei vari surrogati rock, soul, rhitm’n’blues, funky e persino nel free jazz continua a vivere e come disse infine Johnny Shines “tutto è nato dal blues, tutto al blues ritorna“, un’affermazione un po’ presuntuosa, forse integralista (non dimentichiamoci degli spiritual e dei gospel come canti di preghiera e forte fede per il riscatto del popolo nero), che testimonia di una musica eterna, in perenne divenire, ultimamente sfruttata anche commercialmente, ma anche indice del livello di insoddisfazione e disagio che, dopo secoli, continua ad accomunare tutti coloro che sono alla ricerca di un mondo più giusto e in attesa di una rivoluzione che cambi i connotati sociali e culturali del nostro mal di vivere, poesia infine di un mondo del tutto particolare che raffigura la realtà a cui si ispira, con semplicità, commozione e realismo.

La metrica del blues                                    

Il termine “blues” deriva, con ogni probabilità, da un’espressione ripresa dagli inglesi “to have the blues” che significa “essere triste,depresso”. Il testo si articola in versi di tre strofe in cui le prime due si ripetono. Lo schema musicale classico (AABA) è composto da dodici battute divise in tre frasi da quattro battute e da tre accordi fondamentali (un blues in LA è composto dagli accordi LA-RE-MI). Viene spesso usata la “scala pentatonica” che più si adatta ad essa. Infatti, l’alterazione del terzo, talvolta del quinto, e settimo grado della scala diatonica genera il cosiddetto “effetto blue note”, caratteristica del blues. Questo effetto, ripetuto in successione, crea la tensione “blue” caratteristica peculiare di questo genere musicale. Il sound blusy viene anche dato dall’alterazione degli accordi (es:LA9-RE9-MI9). Questo è lo schema classico del blues che tuttavia viene spesso modificato a seconda del modo di suonare dell’artista creando diversi stili e forme di blues. Per quanto riguarda i testi, essi raccontano le vere storie di vita, spesso degli stessi artisti, che vanno dalla tristezza alla malinconia, ai tradimenti, alle polemiche e alle denunce. Sono, ad ogni modo, sempre storie di vissuto reale quotidiano.

B.B.King                                                     

Oggi B.B. King è il portavoce del blues, il veterano, il più popolare artista del genere. Ha fatto del blues una musica genuina e piacevole ed è senz’altro l’artista più rappresentativo del nostro tempo. King ha poi influenzato moltissimi musicisti più giovani, bastino due nomi per tutti: Eric Clapton e Jimi Hendrix.
Il suo vero nome è Riley King (la doppia B rappresenta il suo soprannome “Blues Boy” datogli in seguito alla sua attività di disc-jockey in una trasmissione radiofonica curata da Sonny Boy Williamson n° 2). Nasce il 16 settembre del 1925 a Itta Bena, nel Mississipi, in una piantagione di cotone dove inizia in giovane età a cantare gospel con la madre; a quattordici anni con la sua prima chitarra prosegue la sua attività artistica suonando sempre in alcuni gruppi gospel. Nel ’46 si trasferisce a Memphis dove apprende nuove tecniche dal cugino Bukka White, che morirà in seguito senza conoscere successo e fama.
Sempre negli anni Quaranta subisce il fascino dello stile chitarristico di T-Bone Walker: impazziva, King, per quei passaggi caldi e aggressivi, poi affinò il proprio stile e da decenni viene considerato il maestro per eccellenza. Comincia così la sua scalata al successo. Del ’49 sono le sue prime incisioni. Poco dopo firma per la casa discografica Modern con la quale lavora dieci anni prima di passare alla ABC-Paramount.
Dopo il primo contratto si trasferisce in California dando vita a diverse band e utilizzando nuove tecniche sulla chitarra elettrica. Nel ’53, recatosi a Houston, suona nella band di Bill Harvey fino a diventarne il leader anche a causa dei problemi di salute dello stesso Harvey. Comincia a guadagnare fior di dollari e fonda la casa discografica “Blue Boy Kingdome”. Negli anni sessanta ottiene poi diversi successi tra cui i singoli “Sweet sixteen” ; “Rock me baby” ; “The trill is gone” e gli album “Mr. Blues” ; “Live and well” e “Live at the Regal”. Attraversa un momento buio causa l’alcol ma riesce a riprendersi grazie al rinvigorito successo del blues in Europa. Nel ’87 riceve il premio Grammy alla carriera.