poesiaoggi

POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI …

Mese: ottobre, 2012

scelta

giocavamo a testa o croce
come se dovesse cadere la zucca
dell’antico imperatore
o nux kai hemera,
o giorno o notte,
lo spegnersi nel buio quotidiano.
cosa cambiava, poi ,
nella stupida casualità
dell’esito?
potendo scegliere,
il gioco del carrello al supermercato
era vivere.

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cerei

ora cerei
o erano bagliori
da ancestrali pance?
ora questo grigio flou
nel-non-so-se
effetto seppia
vintage
di arredi muti
in-parvenze
sonore

cliché

questa storia del cliché
che è tutto un clichè,
cambiamo almeno l’accento
grave o acuto, un altro sapore
likes ma è la solita zuppa. Oh
si stupiscono del cambiamento
ché, anche chè, non hai percorso la retta via.
tollerano il sound   quasi uguale
ma non uguale. questa volta
sei perdonato ma che sia l’ultima
e non ti scordar di loro e se
scriverai clicè o clicé scomunicato
sarai per l’eternità dal cliché
chè o ché la scrittura è uguale
solo per i pochi o pòchi o po’chi.

E’ così difficile? Sì…

tutti scrivono come dei forsennati ma poi ci si rende conto che basterebbe una sola poesia, quattro versi che possano girare il mondo con le proprie parole. di questo si tratta, scrivere questi quattro versi.

Grande

Pièce

quanto spreco di universi,
stelle, stelline, soli, sole, lune lunatiche,
infiniti, finiti, anche le parole
si confondono in questa pièce
collettiva di materiali (più o meno)
duraturi accomunati da
convivenze forzate, talvolta
sopportabili perché l’effimero
s’attarda con il proprio contrario
osservando il flusso della marea

Monoliti

perché subappaltare la mente
a monoliti di varia dimensione
in questo teatro dell’immaginario
se il sipario sbaracca il carrozzone
e il clap clap precede il bla bla
per poi finire a tarallucci e vino?

non era inutile chiedersi

forse non era inutile chiedersi
se la velocità del mondo
avesse prodotto qualche risultato.
i piccioni viaggiatori erano più lenti
dei neutrini, la spada meno
rapida di una pallottola, l’inchiostro
meno lesto della tastiera.
oggi si procrastinava
il dubbio se i neutrini non fossero dei
piccioni senza ali nell’immaginazione
di uno spadaccino privo di carta e penna.

La Woodstock italiana

Bei tempi, correva l’anno 1971, io c’ero con il mio gruppo, alle 3 del mattino suonavamo sympathy for the devil…

http://stampamusicale.altervista.org/Festival_Ballabio_1971/index.htm


Stato d’animo

quando vado a dormire il gatto mi raggiunge e si mette ai piedi del letto. sono anni che avviene questo rito. una sensazione di totale benessere mi pervade.  questa immutabilità dello stare non sarà eterna, uno dei due un giorno non ci sarà più. il tempo è un nemico che non ha sembianze umane ed è il peggiore.