poesiaoggi

POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI …

Mese: novembre, 2012

Chiacchiericcio sull’inserto Cult di Repubblica

Chiacchiericcio

Saya Marco – Chiacchiericcio, recensione a cura di Nicola Vacca

Il poeta, oggi più che mai, deve essere uomo del suo tempo. La sua voce deve pugnalare, ferire, scuotere e svegliare le coscienze annichilite dal pensiero unico. Marco Saya è poeta d’impegno civile; la sua poesia, senza alcuna finzione sociale, mette al bando i luoghi comuni del politicamente corretto. Con “Chiacchiericcio”, la sua nuova raccolta, entra a gamba tesa nel nostro tempo e si confronta in maniera provocatoria con la decadenza, la decomposizione, il caos e soprattutto con l’indefinito della crisi morale e economica che stiamo attraversando. I suoi versi non fanno sconti a nessuno: ironici e caustici come dardi vengono scagliati di proposito per conficcarsi nella carne ferita dal degrado di questi tempi.
Saya non si nasconde e scrive: “Mi chiedo spesso perché mi ri-trovo in questo secolo / e non nei precedenti o nel cenozoico. / ri-apprendere come sfregare la pietre focaie / potrebbe essere il miglior inizio / per dar fuoco a questo presente”.
Il poeta è un incendiario. Per lui scrivere versi significa rovesciare con grande inquietudine il tavolo della contemporaneità che vive e rimescolare, prima che sia troppo tardi, le carte truccate di questo presente manipolato da squallidi “orchestrali della mente”, sicari al soldo di forze oscure che seminano paura tra gli umani per avidità, ambizione e potere.
Davanti alla “precarietà della parola”, la confusione cresce. Sempre più imbonitori e affabulatori che con il loro chiacchiericcio si impossessano dell’alfabeto del mondo. La loro azione lo rende povero nel esercizio quotidiano del conformismo dei luoghi comuni, utile soltanto ai loro squallidi giochi di conquista e di arrivismo e al mantenimento di uno status quo in rotta con i cambiamenti radicali di cui necessita il presente violentato da infinite idee scolorite, dove prevalgono tutte le più pericolose sfumature del grigio.
“Ogni cinque minuti s’inventano /qualche neologismo e la spending rewiew /e il caviale dei ricchi è la briciola /di pane raffermo per il povero. / ogni cinque minuti ci ripetono / che dobbiamo passivamente / subire, come bravi soldatini / immolati alla loro dabbenaggine / i capricci e gli ordine del generale Spread. / ogni cinque minuti c’è chi si uccide / invece di uccidere la causa”.
La poesia di Marco Saya accoltella il nostro tempo. I sui versi sono chiodi che si piantano nel muro della terra per fare male e dire a voce alta che ne abbiamo abbastanza di tutto questo chiacchiericcio in cui perdiamo l’innocenza di tutto ciò che accade, e nel quale si smarrisce per sempre la strada che ci conduca fuori una volta per tutte dalla fango nel quale siamo maledettamente finiti.

Edizione esaminata e brevi note
Marco Saya (Buenos Aires,1953) musicista jazz, scrittore, poeta ed editore. Dal 1963 risiede a Milano. Ha all’attivo diversi libri di poesia.
Marco Saya, “Chiacchiericcio”, Marco Saya edizioni, Milano 2012.
Nicola Vacca per Lankelot, novembre 2012
ISBN/EAN:
9788890750007

http://www.lankelot.eu/letteratura/saya-marco-chiacchiericcio.html

Catalogo Poesiaoggi

In Israele si moriva di paura …

In Israele si moriva di paura …
In Israele si moriva di paura, mentre a Gaza si muore per davvero. Non è una differenza da poco, ma per la maggior parte dei mass media la differenza non si vede. O si vede al contrario, attraverso una lente deformata e giustificazionista del “diritto alla sicurezza”. Un neonato di 11 mesi carbonizzato da un missile israeliano, una bimba di 4 anni e una di 7 uccise
da una bomba, una dozzina di bambini in fin di vita, hanno diritto a minor comprensione di un bambino israeliano spaventato.
Mentre decine di droni armati di missili e numerosi F16 armati di bombe sganciano i loro oggetti di morte e colpiscono oltre 100 persone uccidendone 10 in un solo giorno, il Presidente degli Usa, Nobel Obama, invoca il diritto di Israele a difendersi . Forse ha preso un lapsus? Forse voleva dire che in base al diritto internazionale sono i palestinesi sotto assedio che hanno diritto a difendersi.
Purtroppo non è un lapsus, ma è la solita spudorata menzogna che si basa su una narrazione strutturata su due pilastri che servono da premessa sbagliata: spostare i tempi, invertire i ruoli. Funziona da sempre, e chi non sta al gioco perde il posto. Punto.
In questo momento arriva la notizia di tre israeliani uccisi da un razzo palestinese. Sincero cordoglio, noi non vogliamo la morte. Ma vogliamo che i mass media impegnati professionalmente e onestamente ricordino con il loro lavoro che la sicurezza non si ottiene assediando e bombardando ma solo imponendo il rispetto alla giustizia e alla legalità internazionale.
Secondo la IV Convenzione di Ginevra un popolo sotto occupazione ha il DIRITTO a difendersi e a ribellarsi all’occupante. Secondo il Diritto internazionale, in particolare l’art. 51 della Carta ONU, in situazione di conflitto dichiarato, esattamente come lo stato di guerra dichiarato da Israele verso Gaza, quel popolo ha diritto a difendersi e a resistere.
Se questa, come noi crediamo, confortati dal Diritto, è la premessa corretta da cui partire, la conseguenza per la sicurezza di Israele non può che essere l’abbandono dell’illegalità dell’assedio e dell’occupazione. Ignorarlo equivale a macchiarsi di concorso morale in crimini contro l’umanità, quello che il Presidente Abu Mazen potrà denunciare un momento dopo il riconoscimento dello Stato di Palestina come Stato, benché non membro, da parte dell’Assemblea Generale dell’ONU. Esattamente ciò che Israele, col favore del Nobel Obama, cerca di evitare.
Tutto questo il presidente Obama lo sa, noi lo sappiamo, Israele lo sa, anche gli operatori dell’informazione, almeno quelli professionalmente preparati lo sanno, ma all’opinione pubblica viene passato un messaggio diverso: quello che i “terroristi” sparano razzi da cui Israele deve difendersi e non piuttosto che Israele ha dichiarato guerra e assedia da sei anni la Striscia e occupa da decenni la Cisgiordania. Israele commette atti di terrorismo continuo, che la complicità di un lessico giornalistico accomodante definisce “omicidi mirati” quando non addirittura “operazioni di pace”.
Noi siamo un’associazione umanitaria, supportiamo la Mezzaluna Rossa Palestinese, nostro interesse è la sicurezza, la pace e la giustizia per il popolo palestinese. Da questo deriva la sicurezza e la pace anche per il popolo israeliano. Ma se la complicità internazionale, supportata troppo spesso anche dagli “opinion maker” non segue il canale della giustizia, i palestinesi seguiteranno a morire per mano diretta degli israeliani, ma nella loro legittima Resistenza non sceglieranno solo la lotta non-violenta, ma sceglieranno anche forme di lotta che al governo israeliano fanno gioco, ma che al popolo israeliano fanno, giustamente, paura.
Ci rivolgiamo a tutti gli operatori dell’informazione per chiedere loro di non farsi strumento di sostegno alle politiche di morte. La verità non è soltanto rivoluzionaria, non è soltanto correttezza professionale, è un DOVERE MORALE imposto sia a quelli di voi che pensano alla sicurezza di Israele, sia a chi ha consapevolezza della continua violazione dei diritti dei palestinesi.
“A volte il silenzio è tradimento”, lo diceva M. L. King, oggi omaggiato da tutti, ma allora lasciato uccidere da quel silenzio. Voi, operatori dell’informazione, sapete che oltre al silenzio la verità e la giustizia si tradiscono anche con la giusta miscela del detto, non detto e detto male. Vi chiediamo di non farlo più.
Non vi chiediamo di schierarvi per l’una o l’altra parte, vi chiediamo di schierarvi per la giustizia. Lo sapete benissimo da quale parte sta. Il vostro dovere, morale e professionale, è soltanto quello. Aiutateci a dire “restiamo umani”.
Associazione Amici della Mezzaluna Rossa Palestinese, onlus
amicidellapalestina@gmail.com

Freschi di stampa…(4)

Mamma Terra

Chissà se anche lei
la Terra
fa come le altre femmine.
Chissà se anche lei sorride
mentre muore dentro.

Gabriella Modica
Futuro non locale pp. 56 € 8,00
ISBN 978-88-907500-5-2

http://www.marcosayaedizioni.com/page_9.html

Freschi di stampa…(3)

VI

Le ballate del Ring of Kerry.
Uccelli stagliano lo spartito
sul rigo elettrico contro l’indeciso
La vacca interpreta il ritmo
What’s the story?”

(ballata per cornamusa)
Quattro figli son giusti
Beviti la Guinness!
Risata forte del sud
Davanti al tetto sfondato
della chiesa metodista
Agli spazi da riempire
di pioggia ogni due ore,
come una prescrizione

Qualcuno non parlava gaelico
o c’era una voce fuori dal coro
al pub, con capelli rosso brughiera
Vita brevis ars longa

(ballata per violino e flauto)
E le bionde di fieno
sono incartate, qui
in sacchi di cellophane
Sacchi da obitorio,
ruzzolano giù per il basalto
a fare il solletico all’oceano
in contesa di spiagge
Beviti la Guinness!

Tratta da viaggio in Irlanda, raccolta Il tempo dell’esistenza di Claudia Zironi.

Claudia Zironi

Il Tempo dell’esistenza pp. 70 € 9,00
ISBN 978-88-907500-2-1

http://www.marcosayaedizioni.com/page_9.html

Freschi di stampa…(2)

[Mi bastano i tuoi capelli ]

di Valentina quando
è pomeriggio tardi
e la luce del giorno
già pensa alla cena.
Ci siamo visti una volta,
e anche allora
ci guardavamo come
si guardano i manifesti
in corsa.

Maurizio Landini

Lo zinco pp. 30 € 6,00
ISBN 978-88-907500-4-5

http://www.marcosayaedizioni.com/page_9.html

Freschi di stampa…(1)

“Cadere è una rivoluzione, una dinamica
lontani da sé, nell’inciampo dei giorni

– una frana distruggendo i nomi e le cose –
dove la radice non si piega nel rialzarsi

pronti di schiena, e non curva alla morte
ma piuttosto costeggia lineare allo zero

– al futuro nelle sospensioni di un riflesso –
di uno slancio che si ha nel cadere bene

in quella caduta di stile profonda e decisa,
quando si cade per rimanere altro nel volto”

Antonio Bux

TRILOGIA DELLO ZERO  pp. 351 € 20,00
ISBN 978-88-907500-1-4

http://www.marcosayaedizioni.com/page_9.html

Planetario

così straniti, imberbi
negli adulti saloni
di un affollato planetario
fissando quelle scie
di lucine come addobbi natalizi
nell’illusoria attesa
dell’immortale dono.

BIG BANG O ALTRO

Mi pare strano che l’universo
sia nato da un’esplosione,
mi pare strano che si tratti invece
del formicolìo di una stagnazione.

Ancora più incredibile che sia uscito
dalla bacchetta magica
di un dio che abbia caratteri
spaventosamente antropomorfici.

Ma come si può pensare che tale macchinazione
sia posta a carico di chi sarà vincente,
ladro e assassino fin che si vuole ma
sempre innocente?

( Eugenio Montale )