poesiaoggi

POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI …

Mese: dicembre, 2012

BUON 2013

capodanno a parigi

Riserve

indiani
confinati

senza
penne

altri
Tori
seduti
sul
nulla

navajo
tra
quadratini
d’erba

nella passeggiata
dei piedi neri
un calumet
nell’indifferenziata

piedi neri

E tutti dicono

E tutti dicono
Poi tacciono
Infine si nascondono

E tutti pretendono

Poi chiedono
con le palme tese
al crocevia dello scontato

Infine una delle tante croci
suggella il fallimento
dell’illusione pagata
con comodi ratei

Pochi parlano
con occhi aperti
Pochi ascoltano

Pochi accettano
la mediocrità
che vuole assurgere
ad archetipo
di ogni tempo

Pochi salutano
l’umile albergo
dei turisti
occasionali

crocevia

crepitii

osservavo un giovane
sul treno, il suo sguardo,
le lentiggini, tele
di nuove guerre
sul volto.

ascoltavo
i crepitii dei proiettili
nel ticchettio della tastiera.

combatteva i propri padri
e quel videogame partigiano
riposava, ancora,
sotto la montagna.

partigiani

Due poesie da “Il tempo dell’esistenza” di Claudia Zironi Introduzione di Luigi Paraboschi

Due poesie da “Il tempo dell’esistenza” di Claudia Zironi Introduzione di Luigi Paraboschi.

Il tempo dell'esistenza cover

Antonio Bux, Trilogia dello zero, recensione a cura di Luigi Metropoli

trilogia coverTrilogia dello zero di Antonio Bux

Antonio Bux ha composto una tripla silloge, una raccolta di raccolte di poesie, dove numeri, simmetrie si rispondono di continuo, fino a perdersi in campi che accogliendo il senso finiscono per disperderlo. Nelle 300 e più pagine della Trilogia dello zero (questo il titolo della tripla silloge, edita da Marco Saya edizioni) l’affastellarsi di parole sulle cose, di voci sugli oggetti, di nomi sui numeri, genera un cortocircuito verbale, una sorta di spirale da cui si è risucchiati.

La parola di Antonio Bux è vorace, tende a catalogare, a impigliarsi nel pensiero, ad aderire alle cose in un movimento continuo che non trova requie. I riferimenti alle scienze e alla numerologia sono, oltre che sovraesposizione di senso, un tentativo di orientamento, la ricerca di una direzione. Il risultato però dice altro: l’ossessione dei nomi, i cataloghi, la frizione tra grammatica, linguistica e matematica conduce il lettore in mille direzioni. Non so se Antonio Bux abbia volutamente farsi beffe di lui, divertendosi a sviarlo, confonderlo nella mole di materiale da cui si ritrova travolto, o è la sua ricerca che produce deragliamenti progressivi, ponendo l’autore in un viaggio che non trova approdo. Questo vortice si ritrova sul piano stilistico e retorico, laddove l’autore privilegia un multilinguismo che abbraccia diversi registri, da quello scientifico, appunto, a quello linguistico; a volte adotta una lingua che aderisce alle cose, altre volte si avventura in concettualizzazioni, in perigliosi sentieri che seguono il ragionare, l’andamento logico dei pensiero e che sconfinano nell’astratto. Così i componimenti a volte sono fugaci e brevi illuminazioni, grumi di pochi versi, altre volte mimano il muoversi razionale della mente, che corrisponde sul piano linguistico e sintattico a un incedere ipotattico. Così si passa da versi brevi a versi lunghi, da un piano descrittivo a uno meditativo senza soluzione di continuità. L’idea che si ha di fronte a questi versi è quella di un percorso non ancora concluso, che si articolerà in altre derive e altri approdi. ( Luigi Metropoli )

5 POESIE DI ANTONIO BUX TRATTE DA “TRILOGIA DELLO ZERO” (MARCO SAYA EDIZIONI, 2012)

Dal terzo capitolo “Dall’inflessione all’inclusione” (Distanza dal soggetto) de “La simmetria dei nomi” [Trilogia dello Zero, Marco Saya edizioni, 2012].

***

a Vincenzo

L’apertura verbale
è come un’ala,

vira lentamente
la sua sponda,

si curva nel parlare
al limite del senso;

ma come un’ala
necessita la voce

lo spessore d’aria
dell’altra misura,

l’equilibrato planare
nell’espressione orale:

ché la parola non dura
più di un respiro vocale.

Da “Le ore nuove” (Memorie dal giorno dopo) [Trilogia dello Zero, Marco Saya edizioni, 2012].

TEMPUS TABULAE (CRONOVISIONE)

La polvere degli anni dura sui muri
mai crollati delle mani che abituano
i percorsi a segnare le ore lontane
pietre di carezze depositate in fondo;
e la parete decomposta fa del pianto
la precisione dello sguardo, la rivolta
del me bambino svuotare la stanza
lì dove decresce la misura del tempo.

LA CASA OBLIQUA

Era una porta in principio la testa, bussando il polso,
il pensiero della casa. Niente si è esposto, dopo
nel moto inverso, invisibile dell’abbraccio celeste,
la funzione del perimetro, l’insorgere alle finestre;

e così gli spifferi impronunciabili, e l’uscio obliquo
negli arredi al buio, il miracolo dei muri. (Ché inizia
dal basso, la geometria della visione, dalla calce
comprimersi in un filtro -vincolarsi- nell’effrazione).

E allora tutto implode, dalla botola dell’esistenza:
si arriva nel sangue delle tubature, si taglia il cuore
s’accampano le ossa. E quindi, più del dolore disegna

la casa, la rivolta; degli oggetti si conosce la polvere
il nome, la scatola d’ombra. E il condono dunque
è svuotare gli stipiti, appendere il futuro agli angoli.

Ma doveroso è il censimento: il ritratto fuori nell’insieme
sotterraneo cede, aderisce all’inferno, all’insubordinazione
anatomica del passo, che non sa retrocedere nell’origine
e scompare, misurato dal lungo metro dell’attesa
dove si precisa il tetto, la funzione urbana, la strada spaccata.

Dal secondo capitolo “Nel ritmo dell’ombra” di “Raices de zero” [Trilogia dello Zero, Marco Saya edizioni, 2012].

II.

La lingua è un attracco, un porto franco
dove deriva la parola; la sponda bianca
il verso a spirale, l’onda del senso come
un sonno avvolge il pensiero, lo distende.
Allora svegliarsi è nuotare: il corpo/bolla
si infrange nel dettame, schiuma silenzio,
perciò resistere nell’acqua è un rumore
nell’apnea del discorso, un annegare lento.

Dall’ottavo capitolo “Misure approssimative” di “Raices de zero” [Trilogia dello Zero, Marco Saya edizioni, 2012].

X.

Semplificando il sogno si ha la certezza dell’incubo reale:
nella biosfera della città si avvolge una pellicola informe
si svolge un commiato urbano, una distesa domestica.
Ogni appartamento è svelato, un palazzo è ogni casa.
Quindi l’economia della materia improvvisa l’esistenza;
la memoria dal nulla si ricrea, e tutto avviene per noia.
Allora l’occasione è il buio, l’interruttore lontano dell’uomo
che spegnendosi nella luce, muore e cresce a intermittenza.

PRESENTAZIONE DEL LIBRO “TRILOGIA DELLO ZERO” (MARCO SAYA EDIZIONI) DI ANTONIO BUX

Sabato 22 dicembre alle 18.30
Libreria delle Edizioni del Rosone, Via Nicola Zingarelli 10, Foggia

https://www.facebook.com/events/566111163404409/

Maurizio Landini e la voce dell’assenza: appunti su “Lo zinco” – Marco Saya Edizioni

Maurizio Landini e la voce dell’assenza: appunti su “Lo zinco” – Marco Saya Edizioni.

Lo zinco cover

Il pregiudizio del poeta

non mi interessa se sei giovane o vecchio,
se appartieni al ‘60 al ‘70 o all’ ‘80,
non sei un vino di denominazione
di origine controllata e ancor meno garantita,
non sei un lager di appartenenza
in un barattolo di parole
con la data di scadenza.

fuggi dai pregiudizi del poeta,
segui l’inchiostro della strada,
non importa se asfaltata
o accidentata.

non c’è solo la striscia bianca,
non c’è solo il rosso e il verde,
puoi immaginare tutti i pastelli
dell’arcobaleno.

infilati un paio di scarpe
comode per girare,
non importa se sono griffate.

non aver paura di sporcare le suole,
non aver paura di girare l’angolo,
non aver paura di alzare lo sguardo.

non seguire la direzione della cartina,
non ti fermare davanti agli swarowski
di gentil aspetto,
gusta, viandante, il take away
di un estraneo,

nuota controcorrente come i salmoni,
chissà che le parole deposte
non siano migliori
di quel carattere verdana 12,
un tipo volgare che ti aspetta a casa
attento al palinsesto di quattro ballerine
che aprono e chiudono il sipario
di un testo formattato con le forme
di turgidi seni.

*

http://www.ibs.it/code/9788890750007/saya-marco/chiacchiericcio.html

chiacchiericcio-1

Catalogo poesiaoggi 2012

la vita, dice mia madre, è sofferenza;
grazie lo sapevo, il calice è bevuto
dall’orlo fino alla goccia del trabocco,
eppure soffia una specie di balena
senza fine, un cetaceo detto speranza,
che insinua e pretende attenzione,
credere e in nome suo attendere
e vivere da falchi senza zampe,
samaritani d’ingombrante nulla.
dentro il bersaglio ci sono giri di frase
e cerchi di fine, come fuochi zeppi
di schiuma, versati dall’ultimo tentare.
speranza è tentativo ancora e nuovo,
è non dar vinto il gioco di chi ha maschera,
e vento in faccia per non farsi vedere,
per essere dio o demonio o estrema
alterità. nelle mani del non so voliamo
sulle cose, sfiorando aria e caso nudo,
inventiamo gli abbracci d’altre pelli,
consoliamo minuti senza fine probabile.

Franz Krauspenhaar, Biscotti Selvaggi

*

In pizzeria non ti posso portare,
che la crisi è proprio grave, lo sai,
e lavoro non ne trovo, è un casino,
lo so che vorresti viaggiare, andare
ai concerti in facoltà il giovedì
e io non ho mai benzina, ho soltanto
quattro euro e venti per le sigarette,
è un’epoca brutta, ti prego, dai,
lo so, lo so, devo trovare un modo
per non passare le sere alla sede
sporchissima del partito a scopare
sul materasso rotto su cui scopano –
con la scusa del comunismo – quasi
tutti gli altri. Dai amore, mo’ vediamo.

Andrea Donaera, Certe cose, certe volte

*

Fb

Tutte ai piedi
innamorate. A cascate
frasi d’altri
in
maschera e profusione.
Giornate a gonfiarsi il dito
a implorare
un “mi piace”.
Prima della tv i miei nonni avevano la società,
il tabacco si masticava,
e la chiacchiera era compost.

Gabriella Modica, Futuro non locale

*

[Sabato del villaggio]

Abbiamo ancora molto
da capirci ma
preferiamo estinguerci
un po’ di più a ogni
passeggiata domenicale.

Maurizio Landini, Lo zinco

*

La cucina è retrocessa a bosco:
nella fauna del frigorifero si osserva
il lento decrescere degli ortaggi, il fondere
degli avanzi con i gas imbottigliati.
E dunque ci si domanda (quando si fa sera
e il buio riaccomoda tutti gli odori)
cosa rimane, al di là della selva fresca
nello specchio rovesciato della gola,
quando si ciba fuori il proprio deserto
lasciato ad essiccare nella flora del rimorso.

Antonio Bux, Trilogia dello Zero

*

Faccende

Ancora silenzio adombra
panni stesi da giorni
Mi aspetto una parola
da bocca troppo asciutta
Rimane lì e guarda
Simula l’uomo un pantalone
Le mutande fuori posto
Con la camicia stropicciata
dalla parte del cuore
Rendo solitudine al balcone

Claudia Zironi, Il tempo dell’esistenza

*

la questione dei piccioni
spappolati agli angoli delle strade
e dei cani e dei gatti investiti
in particolare sulla statale 407 basentana
non rappresentava più una priorità
il vicequestore palizzi fissava
lo schermo la vita va avanti
le persone sono di passaggio diceva
una voce fuoricampo ogni tanto
palizzi piegava la testa poi
usciva a fumare
segue tentativo di poesia sugli 80
nel mio paese un paio di generazioni
sono state annientate
cancellate
dissolte
giustiziate
massacrate
stroncate
certe volte è difficile
scegliere fra i sinonimi
da un mix letale di
amianto e eroina
lavoro e svago a portata di mano
la democrazia è un meccanismo complicato
ci dicono le cronache che il professore
si è suicidato non c’è tempo
per discutere o introdurre miglioramenti

Domenico Donaddio, Le ballate di Domenico Donaddio

*

scale

scendeva per le scale saltando, a tre a tre, i gradini.
il corrimano, uno scivolo di emergenza
per un gioco, a volte, più spericolato. non aveva paura,
immaginava il futuro come una perenne corsa
dal settimo al piano terra lungo quello spazio vuoto
attorno al quale si avvolgevano le scale.
era il suo mondo, fuori dal portone di casa
il presente delineato nel piatto,
silente, viscido asfalto della strada.

Marco Saya, Chiacchiericcio

http://www.ibs.it/editore/Marco+Saya/marco+saya.html

http://www.marcosayaedizioni.com/page_9.html

P1050824

Milano presso Piazza Duomo, foto di Federica Attanasi dal sito ilMeteo