Certe cose, certe volte di Andrea Donaera recensito da Stefano Guglielmin

di poesiaoggi

Nel segnalare la scelta oculata degli autori da parte della Marco Saya Edizioni, mi soffermo su Certe cose, certe volte di Andrea Donaera, giovanissimo pugliese, già al sesto libro di poesia. Il registro basso, d’impianto narrativo, mette al centro un inetto goffo e grasso, che ha letto Montale, ma parla come un analfabeta e che ha la netta percezione di stare svanendo. L’effetto è tragicomico; il grado di realtà, denso. Personaggi così li abbiamo già incontrati, soprattutto nella narrativa, da Luigi Malerba ad Aldo Nove, ma è un bene che entrino anche nell’alveo della poesia (lo aveva fatto benissimo Matteo Fantuzzi in Kobarid): la riportano per terra e soprattutto rimettono in questione quell’alto tasso di egocentrismo che sporca la creatività contemporanea. Danaera è un giovane colto, per questo usa l’arma dell’ironia. Non è un tragico che racconta la propria inattualità sofferta né un naif che improvvisa una lingua fuori dall’accademia: l’anacoluto, lui, lo sceglie quale sintomo di una civiltà – anche nella sua parte istruita – che non sa comunicare; lo prende in prestito per darle la parola e così mostrarla nella sua nuda inconsistenza. E tuttavia, si dimostra pietoso verso gli uomini persi. Ce li fa amare attraverso questo personaggio dominato dalla tenerezza, che aderisce ai cliché mass-mediatici (la finale dei Mondiali, le scommesse al “Fantacalcio”, Dylan Dog), ma soprattutto che cerca affetto in una donna che non lo vede (“Dunque mentre facevi ritorno non vedesti / la macchia nera sul muro bianco che ero io”) e non potrà mai raggiungere, tanto da suggerirle: “Dai / fa un bambino”, fatti mettere incinta dal tuo uomo, “e chiamalo come me”.

Certe cose, certe volte è una dichiarazione d’amore fatta a cuore aperto, dopo aver svuotate le viscere dal sentimentalismo e messo in pari idiozia e purezza; ed è un punto d’arrivo anche sotto il profilo stilistico: lo si capisce dalla dichiarazione di poetica de “il giorno del compleanno, per esempio”, dal sublime che ancora contiene. Tutte le altre poesie sembrano passate con la verichina per toglierlo, per stare quanto più possibile vicino alla vita psichica del personaggio. Poesia, qui, significa mimesi emotiva e, nel contempo, sottile distacco ironico. La funzione poetica la dà il secondo termine, difficilissimo da governare, da tenere attivo proprio per la sua effimera consistenza.

continua… http://golfedombre.blogspot.it/2013/02/andrea-donaera.html

 

andrea donaera
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