poesiaoggi

POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI …

Mese: marzo, 2013

All’Incubatore si coltiva l’editoria del futuro – Salone Internazionale del Libro – Torino

L’Incubatore è il progetto del Salone Internazionale del Libro dedicato alle case editrici con meno di 24 mesi di vita e non legate a grandi gruppi editoriali. Ospitato nel Padiglione 3 del Lingotto Fiere, l’Incubatore si conferma, al suo settimo anno di vita, un’opportunità di visibilità unica per le nuove realtà editoriali, che hanno la possibilità di partecipare alla più importante manifestazione italiana dedicata all’editoria a condizioni speciali – costi contenuti, sala incontri gratuita, agevolazioni sulle spese di soggiorno – e di verificare direttamente sul campo la validità dei propri prodotti. All’Incubatore sono previsti, inoltre, momenti di confronto con distributori, librerie e operatori del settore, grazie a una serie di incontri a dimensione business organizzati nella Sala Incubatore: un’opportunità per gli editori dell’area di individuare le strategie migliori per farsi strada nel mercato editoriale. Qui di seguito alcune delle case editrici che ad oggi hanno già confermato la loro partecipazione all’edizione 2013 dell’Incubatore.

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Marco Saya edizioni – Milano (MI)

Marco Saya Edizioni è una neo casa editrice, nata nel 2012, che si occupa prevalentemente di poesia contemporanea. Perla rara nel panorama editoriale attuale, la poesia, per la sua fragile bellezza, ricopre oggi un ruolo fondamentale nella nostra cultura e civiltà e per questo assume un valore ancora più inestimabile. Questa giovanissima realtà editoriale può già vantare un ricchissimo e variegato catalogo. Sono già molti infatti i suoi titoli e altrettanti in preparazione. Marco Saya Edizioni, poi, oltre alla poesia, pubblica anche narrativa, saggistica varia e contributi sulla musica jazz. Le pubblicazioni sono suddivise in quattro collane: Poesiaoggi (dedicata appunto alla poesia), Segni (prosa), Graffiature (saggistica), Assoli (jazz). Questa casa editrice è fortemente caratterizzata dallo spirito curioso e poliedrico del suo fondatore, Marco Saya, che le ha regalato anche il nome e ne cura i contenuti. La linea editorale rispecchia dunque le sue curiosità e i suoi interessi più profondi, mantenendo una forte connotazione rivolta a tutte le arti, non solo narrative. Marco Saya, che è anche un musicista jazz, ha partecipato inoltre a numerosi concorsi letterari, ottenendo ottimi riconoscimenti.

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stand

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Lo strazio – Maria Antonietta Pinna – Marco Saya edizioni

Iannozzi Giuseppe - scrittore e giornalista

Lo strazio

Maria Antonietta Pinna

Marco Saya edizioni

Marco Saya edizioni

Lo strazio – Maria Antonietta Pinna – Marco Saya edizioni – 1ma ediz. 2013 – pag. 110 – € 13,00

Mata Hari

di Maria Antonietta Pinna

Il suo blog:marylibri1.wordpress.com

Sfontana il tempio
negli ambulacri,
la vena d’arte,
il canto
che ti fu d’esempio,
di Siva nuda
segreti sacri,
intanto,
druda,
da una parte
respiri vaporosi prismi,
la liturgia,
gli stigmi
dell’esiziale sua magia,
baiadera di codici
ti mostri,
giochi le tue carte,
i tuoi simpatici inchiostri.
Della dilruba soavi
i fremiti
son ora dodici
zuavi
gemiti.

MARIA ANTONIETTA PINNA

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Biscotti selvaggi di Franz Krauspenhaar

una specie di strada interstatale, lunga

che sembra mai finire, come torture

e matrimoni sbagliati, ogni poco

le strisce gialle di mezzeria si tagliano

così questi biscotti infernali, uno e due

e tre e quattro, come piegamenti

aerobici di culi intutati, culi seventies

che oggi col tempo immane scoppiano

o si autodistruggono col letale gas

di scarico del mondo. hai sbagliato

ogni calcolo e misura, i biscotti

che metti a cuocere nel forno d’urla

sono bruniti accessori per non morire

zitto, o parlato da altri in lingue di scimmie

solo leggermente antropomorfe,

scimmie repubblicane, cappelloni texani,

cadillac con le corna e mogli svaccate

su martini enormi, morbidi come suite.

l’idea dei biscotti mi venne 66 anni fa,

prima che lasciassi l’inferno appenninico

situato nel perineo di mia madre e,

nel prepuzio di mio padre, ben prima

che i due si incontrassero in un borgo

squisitamente ameno dell’italia

della ricostruzione perlomeno facciale.

dunque avendo un senso d’anticipo

pari a quello di un piduista col “cori cori”,

66 anni fa sfornai come idea geniale

i biscotti stradali, questi manufatti

anche un po’ mortali e disperati

(come in ogni letteratura di valore)

che dio voglia benedire con acqua santa

e vino d’osteria. 15 anni prima che ci fossi,

scovolato dalla fregna materna, io già

pensavo alla poesia, a questa materna

stalla di greggi dei più vari e disposti

a tutto. se ci sono ceffi ineleganti

e carogne al triplo burro rancido

essi sono i poeti, che dio li assista

all’eterno dolore della vendemmia

delle loro parti intime da parte

di atroci corvi in picchiata sul target.

se ci sono nel mondo degli sfigati

morti di sonno, con la carta da culo

attaccata sul sunnominato dentro

le braghe gonfie, e che arrancano

come vecchi topi prima dell’esecuzione

topicida, ecco che tali mostri sono poeti.

e tu allora, che fai, ti chiami fuori?

che cosa fai? versicoli, pisciatine in versi,

scatarratine tanto per, non è vero brutto

sporco fascista? (che del fascista lo si dà

volentieri a chi non si sa in mancanza

appunto di idee o nozioni su quel tale.)

allora, bruto e strunzo, cosa sei tu,

tale e quale, brutto e cattivo con lo sporco

che ti fa fedele alla turca, se non un cosiddetto

poeta, o poetante, o poetannato?

sì, rispondo, anzi risponderei, lo sono adesso,

che dio fulmini me e l’ebbrezza malatissima

di questo vizio osceno di sparare parole

dal cranio per necessità di deiezione; ma

per madonna e dio e chi per loro, forse

ragni e ranocchi col becco a farfalla,

quando chiudo il quaderno delle follie

e poggio la penna e mi alzo dal sedile

di spinaci marci che mi ferma il culo,

io in pochi minuti trovo ancora me stesso,

l’uomo, l’essere umano ancora vivo

e vigente, una catastrofe ma ancora

con un cuore battente, come la pioggia

della liberazione d’un cielo sordomuto,

impietoso e duro come un’antologia.

http://www.ibs.it/code/9788890750076/krauspenhaar-franz/biscotti-selvaggi.html

franz1

Pullman di linea

Panorami nel vetro
sovrapposti,

un cappotto grigio e
brevi scorci di prati.

D’improvviso ci incontriamo
viaggiatori silenziosi
nello stesso cartellone …

Appanna lo specchio
un segreto pudore.

(Lio Attilio Gemignani, a breve l’uscita della sua nuova raccolta dal titolo Il fruscio dell’aquilone)

Nicola Vacca anteprima su Satisfiction. Mattanza dell’incanto.

Nicola Vacca anteprima. Mattanza dell’incanto.

“Il deserto cresce”, scrive Gian Ruggero Manzoni nell’introduzione a Mattanza dell’incanto, libro di Nicola Vacca, in uscita da Marco Saya Edizioni, alludendo all’inesorabile declino di una cultura e di una società sempre più orfana anche delle sue “menti di riferimento”. E in questo deserto la fatica dell’esserci inteso nella sua pienezza è ancora, se possibile, più faticosa. E questo libro viene da questa faticosa consapevolezza.

Paolo Melissi

Quando una civiltà sente vicina la propria fine

L’intelligenza è un bene raro nella nostra epoca. Non se ne trova in nessun luogo. È proprio così. Se mi guardo intorno non vedo nessuno che si legge dentro. Ci affatichiamo per costruire la società dell’apparenza. Il culto dell’immagine a ogni costo è quello che conta. Tutto quello che deve emergere è quello che non siamo.

<< Devo fabbricarmi un sorriso, munirmene, mettermi sotto la sua protezione, frapporre qualcosa tra il mondo e me, camuffare le mie ferite, imparare, insomma, a usare la maschera >>.

continua su … http://www.satisfiction.me/nicola-vacca-anteprima-mattanza-dellincanto/

nicola vacca

INTERVISTA AL POETA ANDREA DONAERA a cura di Sandro de Fazi

Nel 1980 usciva presso l’editore Gammalibri di Milano una delle ricognizioni critiche e autocritiche fondamentali per la poesia italiana, Chi è il poeta? di Silvia Batisti e Mariella Bettarini. Ispirandomi, in parte, al questionario che veniva lì proposto – e naturalmente interpretandolo e oltrepassandolo in quanto pubblicazione collocabile in quel preciso momento storico – le rivolgo alcune domande sulla poesia. Ma ha ancora un senso oggi essere poeti in Italia?

Oggi, in Italia, essere poeti ha senso, sì, ma specialmente è necessario. Sia dal punto di vista sociale che dal punto di vista prettamente letterario, c’è un’urgenza d’espressione viva, palpitante. La nostra letteratura vuole riprendersi quel posto d’onore che aveva Montale, vuole trovare nuove motivazioni per acquisire credibilità agli occhi dei lettori. In pochi anni molto è cambiato, c’è bisogno di poeti, e specialmente di belle poesie. Il pubblico non si è immunizzato alla poesia, anzi, la desidera, la brama. In Italia dunque, oggi, essere poeti ha un senso se si è in grado di collocarsi in quella posizione che è tra valutazione di massa e valutazione critica. L’elitario non ha più senso, come non ha mai avuto senso l’arte eccessivamente massificata – specialmente in un’epoca in cui si vive socialmente anche in solitudine. Cogliere il gusto oggettivo, quel sottile parametro di bellezza che oscilla tra addetti ai lavori e profani.

Che cosa la spinge a scrivere?

La poesia per me è come dire qualcosa col volto coperto da un velo sottile. Ti nasconde ma non troppo, il giusto per sentirsi libero.

continua … su:

http://www.lestroverso.it/?p=2185

Il tempo che fa male al cuore

Il tempo che fa male al cuore

Gli scrittori liberi sono invisibili. Gli inattuali sono scomodi. In ogni epoca il conformismo abitua le masse al deserto di ogni pensiero. In quest’ultima, i livelli della stupidità hanno superato la decenza. Fa male al cuore vedere gli irregolari aggirarsi come anime morte nella bruttezza del presente.

Nicola Vacca – Mattanza dell’incanto, 2013 – Marco Saya Edizioni

http://www.ibs.it/code/9788890750090/vacca-nicola/mattanza-dell-incanto.html

cover mattanza dell'incanto

Poesia

Poesia

È vivere
senza
aver mai vissuto,
è un gatto cornuto,
credere
senza
aver mai veduto,
pazienza!
È l’ala di un licaone,
è un cigno che sello,
lo sputo di un leone,
un ruggito d’agnello,
di chi si chiede
questo e quello,
perché e come,
di chi invano
si siede,
muove la mano.
È un cuore che duole,
la malattia
di chi vuole
che un altro mondo ci sia,
è una chimera
che chiama,
che parla,
è un coglione
che ciarla,
che spera,
è l’astenico volo di un lama.

Maria Antonietta Pinna – Lo strazio, 2013 – Marco Saya Edizioni

http://www.ibs.it/code/9788890750083/pinna-m-antonietta/strazio.html

pinna-strazio

piatti

piatti nel dire,
alfabeti poveri,
lettere indifferenti,
inciviltà delle parole,
viltà di bocche.

piatti senza sugo,
scarsi di ingredienti,
così puliti,
così bianchi,
mai consumati.

piatto

saracinesca

presto avremo lo
sguardo della sera
( abbassa quella saracinesca )
da cui una luce fioca
cercherà spiagge di vita
( è mattino, ri-alzala )
che scemano tra
demenze presunte
e improvvisi abbandoni
( chiudila per sempre, non c’è più lavoro )
nell’attesa del gran finale

saracinesca