Biscotti selvaggi di Franz Krauspenhaar

di poesiaoggi

una specie di strada interstatale, lunga

che sembra mai finire, come torture

e matrimoni sbagliati, ogni poco

le strisce gialle di mezzeria si tagliano

così questi biscotti infernali, uno e due

e tre e quattro, come piegamenti

aerobici di culi intutati, culi seventies

che oggi col tempo immane scoppiano

o si autodistruggono col letale gas

di scarico del mondo. hai sbagliato

ogni calcolo e misura, i biscotti

che metti a cuocere nel forno d’urla

sono bruniti accessori per non morire

zitto, o parlato da altri in lingue di scimmie

solo leggermente antropomorfe,

scimmie repubblicane, cappelloni texani,

cadillac con le corna e mogli svaccate

su martini enormi, morbidi come suite.

l’idea dei biscotti mi venne 66 anni fa,

prima che lasciassi l’inferno appenninico

situato nel perineo di mia madre e,

nel prepuzio di mio padre, ben prima

che i due si incontrassero in un borgo

squisitamente ameno dell’italia

della ricostruzione perlomeno facciale.

dunque avendo un senso d’anticipo

pari a quello di un piduista col “cori cori”,

66 anni fa sfornai come idea geniale

i biscotti stradali, questi manufatti

anche un po’ mortali e disperati

(come in ogni letteratura di valore)

che dio voglia benedire con acqua santa

e vino d’osteria. 15 anni prima che ci fossi,

scovolato dalla fregna materna, io già

pensavo alla poesia, a questa materna

stalla di greggi dei più vari e disposti

a tutto. se ci sono ceffi ineleganti

e carogne al triplo burro rancido

essi sono i poeti, che dio li assista

all’eterno dolore della vendemmia

delle loro parti intime da parte

di atroci corvi in picchiata sul target.

se ci sono nel mondo degli sfigati

morti di sonno, con la carta da culo

attaccata sul sunnominato dentro

le braghe gonfie, e che arrancano

come vecchi topi prima dell’esecuzione

topicida, ecco che tali mostri sono poeti.

e tu allora, che fai, ti chiami fuori?

che cosa fai? versicoli, pisciatine in versi,

scatarratine tanto per, non è vero brutto

sporco fascista? (che del fascista lo si dà

volentieri a chi non si sa in mancanza

appunto di idee o nozioni su quel tale.)

allora, bruto e strunzo, cosa sei tu,

tale e quale, brutto e cattivo con lo sporco

che ti fa fedele alla turca, se non un cosiddetto

poeta, o poetante, o poetannato?

sì, rispondo, anzi risponderei, lo sono adesso,

che dio fulmini me e l’ebbrezza malatissima

di questo vizio osceno di sparare parole

dal cranio per necessità di deiezione; ma

per madonna e dio e chi per loro, forse

ragni e ranocchi col becco a farfalla,

quando chiudo il quaderno delle follie

e poggio la penna e mi alzo dal sedile

di spinaci marci che mi ferma il culo,

io in pochi minuti trovo ancora me stesso,

l’uomo, l’essere umano ancora vivo

e vigente, una catastrofe ma ancora

con un cuore battente, come la pioggia

della liberazione d’un cielo sordomuto,

impietoso e duro come un’antologia.

http://www.ibs.it/code/9788890750076/krauspenhaar-franz/biscotti-selvaggi.html

franz1
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