poesiaoggi

POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI …

Mese: maggio, 2013

FESTIVAL DELLA LETTERATURA DI MILANO – Spazio Tadini presenta 8 giugno ore 21 BISCOTTI SELVAGGI- poesia

SPAZIO TADINI

 

ore 21.00
Biscotti selvaggi
(Marco Saya Editore). Lettura di poesie a cura di Franz Krauspennhar, poemetto letto d’un fiato e atmosfera Jazz con improvvisazioni alla chitarra (Marco Saya) e sassofono (Stefano Tampellini).
L’iniziativa si colloca all’interno del Festival della Letteratura di Milano, iniziativa alla sua seconda edizione che vede dal 5 al 9 giugno vede, sparsi per la città più di un centinaio di eventi (clicca per il calendario).
Un progetto ideato e sostenuto da privati cittadini, grazie ai quali, la città si riempierà, ancora una volta, di parole, pensieri, gesti e musica grazie al quale il Comune di Milano, può vantare una nuova rassegna culturale da inserire nel suo calendario annuale.

Spazio Tadini sposa con piacere questo appuntamento rinnovato con la casa editrice Marco Saya edizioni in quanto neocasaeditrice sorta, con coraggio, in un momento di crisi economica, ma soprattutto culturale. Inoltre…

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Uno stralcio da “Le mucche non leggono Montale” di Giulio Maffii

DECLINO E INUTILITA`

“La poesia è l’arte tecnicamente alla portata di tutti”. Montale in un suo scritto certamente ironico descrive così, sintetizzando al massimo, un concetto tautologicamente chiaro.
Un foglio e una penna e il gioco è fatto. Il poeta, un dilettante in ogni caso, è pronto; pronto ad inondare di parole il prodotto del disboscamento (una crociata per salvare gli alberi è indispensabile) ed a causare un intasamento delle linee internet mondiali.
Nei moderni Social Network è un florilegio di versi, ma la cosa che più colpisce è che alcuni personaggi oltre al proprio nome e cognome aggiungono “poeta” o più modestamente “scrittore”.

Nella mia attività di responsabile di una piccola collana poetica ricevo quotidianamente montagne di parole e tante lettere di presentazione.  Con le sole lettere e i curricula si potrebbe scrivere un libro a parte, libro che per ovvi motivi dovrebbe essere inserito in un  catalogo del genere  “Umorismo” o meglio ancora in quello da creare delle  “Cose Inutili”. Il declino e l’inutilità della poesia e del poeta nascono proprio dal fatto che “la poesia è tecnicamente alla portata di tutti”. Tecnicamente e virtualmente ma non realmente. Sto cercando di avere una statistica a riguardo del numero dei libri di poesia stampati a partire dal Novecento. Questa statistica dovrebbe avere un’impennata dagli anni 90 in avanti.

Siamo tutti scrittori! Questa è democrazia. Siamo pochi lettori, questo è un dato di fatto. Continuo a dare la colpa al foglio e alla penna. Strumenti così alla portata di tutti che ti fanno credere, quando va bene, di essere un novello  Leopardi o Neruda. Cito questi  nomi perché banalmente sono quelli che più ricorrono, al pari di Ungaretti, nelle famigerate lettere di autopresentazione.
Si dovrebbe trovare qualcosa per rendere più difficoltosa la diffusione di cotale strumentazione notevolmente offensiva. Mi viene da pensare ad un piccolo paragone che già Gardini ha colto. A chi verrebbe l’idea di diventare violinista, arpista o suonatore di corno senza una adeguata preparazione, senza conoscere la musica e le sue regole, senza aver ascoltato quello che intere generazioni di compositori e studiosi hanno lasciato in eredità ? Eppure il foglio e la penna sopperiscono ad un preciso, o impreciso che sia, percorso di formazione poetica.

Se il declino della poesia si collega al processo iperproduttivo del business legato in particolare al sottobosco poetico, al narcisismo puro ed ovviamente ad una mancata sistematizzazione della critica degli ultimi quaranta anni, il declino del poeta è dato, e parlo per paradossi, dalla figura stessa del poeta. La poesia è fondata sull’uso del linguaggio, non sull’autoreferenzialità  come succede a partire dalla fine degli anni sessanta. Se l’antipoesia ha mostrato una strada interessante e innovativa, non voglio utilizzare l’abusato e improprio termine “sperimentale”, l’imborghesimento intellettuale dei post nuovi poeti ha indirizzato il tutto verso un’autopoesia in cui l’attore è il poeta. La poesia sopravvive a se stessa, come nota Berardinelli, e concordo con questa affermazione: il poeta è inutile. Riprendo e ricordo il concetto di malentendu saliniana, di rigenerazione continua e spontanea dei versi. Il poeta è altro. Sto parlando ovviamente dei poeti  così riconosciuti da quella poca critica non militante, non di quei “dilettanti dei dilettanti” che definisco, senza offesa per nessuno, poeti “parrocchiali” legati ad un altro mondo e di cui parlerò in seguito.

La poesia soffre la crisi umana lacaniana: è un trauma del linguaggio che deve comunicare, arrivare, giungere, essere significante. Il problema è individuare l’io narrante. Il narcisismo è troppo elevato, l’io autoreferenziale avviluppa i testi, c’è un nobiliatro di teste pensanti. Luzi, il saggista -in questo caso- non l’eccelso poeta vero, mirabilmente illustra il concetto di vanità e di modestia. Il poeta deve essere naturale, usare la voce per altri non per essere egli stesso attore princeps. Deve combattere una sorta di petrarchismo che sembra affliggere generazioni intere, orgogliose, troppo, delle qualità personali a discapito della vera natura e naturalezza poetica. Sembra di assistere ad una messa in atto del detto popolare che “al mondo esiste un solo figlio eccezionale e che ogni madre ce l’ha.” Le baruffe letterarie sono ordinarie, sono scontri di personalità narcisistiche e di correnti opposte mosse magari non da un credo poetico, ma da bassi e risibili dispettucci personali. Attorno ad alcune  figure centrali, forti e di potere, (ma non per questo qualitativamente eccellenti) si muovono le “correnti”, gli adepti. Viene in mente sempre la descrizione che Elio Pecora fa nelle prime pagine di un bellissimo saggio su Sandro Penna,  relativa a certe  personalità che  giravano intorno al grande perugino. In realtà tali figuri si mascherano in gruppo per assumere più forza anche con scritti modesti, con lo scambio di favori concorsuali, con il  trincerarsi dietro finte responsabilità. La psicologia della folla spiega molti comportamenti. La follia di certi comportamenti si spiega con la psicologia… e con scarsa poesia. ( Giulio Maffii )

Cover Le mucche

Le mucche non leggono Montale in arrivo, foto dell’autore Giulio Maffii

mucche

http://brunogentile.wix.com/marcosayaedizioni#!catalogo/c21kz

Presentazione de “Lo strazio” a Roma, presso Vradia, Libreria Esoterica.

Maria Antonietta Pinna

Immaginiamo una gabbia con un passerotto dentro. L’animale non ha le chiavi per uscire, ma vorrebbe prendere il volo. Cerca soluzioni. Inizialmente sbatte le ali e la testa contro le sbarre. Ma l’evidenza satanica della loro forza gli impedisce di vincere. Le sbarre, fredde e dure non si spaccheranno sotto il peso del suo corpo per concedergli l’agognata libertà. Il passerotto è solo. Ogni tanto presenze si agitano attorno alla gabbia, ma si guardano bene dall’aiutarlo ad uscire. Il povero uccello grida. Non è negli altri che troverà l’essenza della libertà. Appena capisce questo si calma. Smette di frullare le ali, si liscia le piume, si mette un paio di occhiali da passero, si siede e comincia a leggere. Le sbarre della gabbia non si aprono, però l’uccello viaggia e conosce cose di cui mai avrebbe sospettato l’esistenza, pagina dopo pagina, lettera dopo lettera, egli apprende che se il corpo è prigioniero perché è fortemente limitato dalla materia, dalle circostanze e sfavorevoli congiunture, la mente ha un valore superiore. Può essere libera e mai rassegnata alla prigionia. “Lo strazio”nasce in un clima di forzata reclusione in una stanza d’ospedale. Nasce per caso, per ingannare il logorante ticchettio di una sveglia dozzinale appesa alla parete. Invano vi sforzerete di trovarvi fiori, colori, immagini rievocanti felici idilli e fresche primavere, perché questa raccolta è la poesia del verme, della terra, della luna che cade, del marcio svelato, della nausea del dogma, del rifiuto del buon senso di matrice catto-borghese. Questa raccolta nasce e si esaurisce nella galoppante e pulsante visione di flash evocanti spesse negatività, oscure pulsioni, giochi psicologici di logorante e perinatale evidenza. Il passero chiude il libro, tira fuori la chiave da sotto un’ala, apre la porta e vola. La vera libertà è quella del pensiero. Un corpo in catene con una mente in catene è morto, un corpo libero con una mente in catene è morto, il corpo libero con una mente libera è libero, il corpo in catene con una mente libera, si libererà prima o poi perché la creazione nasce dal pensiero e rafforza l’ego. Il corpo è spesso esso stesso una gabbia. Soltanto la mente lucida e sicura di chi crede in sé può trovare la chiave evitando le illusioni, le false credenze, l’oro di re Mida. Ognuno di noi è la sua casa. Se questa casa non ha porta tocca a noi costruirla.

Lo strazio Cover

Presentazione de Lo strazio, Marco Saya Edizioni, il 1° giugno ore 19,00 presso Vradia Libreria Esoterica in Roma, via Bellegra 34, 00171, Roma. 

http://controcomunebuonsenso.blogspot.it/2013/05/presentazione-de-lo-strazio-roma-presso.html

Festival della Letteratura di Milano, seconda edizione

Non mancate …

http://www.festivaletteraturamilano.it/calendario-eventi-2/giovedi-6-giugno/
http://www.festivaletteraturamilano.it/calendario-eventi-2/sabato-8-giugno/
http://www.festivaletteraturamilano.it/le-case-editrici/

Giovedì 6 Giugno

ore 19.30
Marco Saya Editore in musica e poesia
con letture da Trilogia dello zero di Antonio Bux. Chiacchiericcio di Marco Saya, Lo zinco di Maurizio Landini, Certe cose, certe volte di Andrea Donaera. Al sassofono Stefano Tampellini, alla chitarra Marco Saya.
Spazio Officina Coviello, via Tadino 20 – MM1 Lima; tram 33

Sabato 8 Giugno

ore 21.00
Biscotti selvaggi
(Marco Saya Editore). Lettura di poesie a cura di Franz Krauspennhar, poemetto letto d’un fiato e atmosfera Jazz con chitarra (Marco Saya) e sassofono (Stefano Tampellini).
Spazio Tadini, via Jommelli 24 – MM1 Pasteur; bus 55, 62, 81

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Istantanee dalla Fiera del Libro

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L’editore racconta … a cura di Grazia Calanna

Marco Saya Edizioni

Di In 2013, Anno VII – Numero 2, Cultura, Sommario l’EstroVerso / 1 maggio 2013

logo marco saya ed mini

l’editore racconta

Qual è l’aneddoto più curioso legato alla nascita della casa editrice?

La prima cosa che mi viene in mente sono i manoscritti appena giunti in redazione, oggi ne ho ancora circa 400 da visionare. Ci sarebbe da scrivere un libro solo sulle presentazioni di chi si propone. Quello più “curioso” è stato un tale, piuttosto spocchioso, che nella lettera di presentazione ha esordito con: “Sono già 6 mesi che scrivo”, non ho potuto fare a meno di rispondergli: “Mi riscriva tra 6 anni”.  

Qual è la vostra linea editoriale?

Marco Saya Edizioni è una neo casa editrice costituita nel 2012 che si occupa prevalentementedi poesia contemporanea. La linea editoriale prevede un catalogo che oltre la poesia include la narrativa, saggistica varia e contributi sulla musica jazz. Le pubblicazioni sono suddivise, al momento, in quattro collane: Poesiaoggi (dedicata alla poesia), Segni (prosa), Graffiature (saggistica), Assoli (jazz).

Viviamo nell’epoca delle facili pubblicazioni, in che modo un editore può (deve) salvaguardare l’autenticità della cultura?

Vorrei riprendere un pensiero sparso di Pasolini: “Quelle che amo di più sono le persone che possibilmente non abbiano fatto neanche la quarta elementare, cioè le persone assolutamente semplici. Non lo dico per retorica, ma perché la cultura piccolo borghese, almeno nella mia nazione (ma forse anche in Francia e in Spagna), è qualcosa che porta sempre a delle corruzioni, a delle impurezze. Mentre un analfabeta, uno che abbia fatto i primi anni delle elementari, ha sempre una certa grazia che poi va perduta attraverso la cultura. Poi si ritrova a un altissimo grado di cultura, ma la cultura media è sempre corruttrice.” Riprendendo, poi, Pasolini e il suo Gennariello nelle lettere luterane penso che sia necessaria una ri-educazione alla cultura e alla sua lettura, l’editore dovrebbe essere un neo educatore, una scuola di pensiero condivisa o un movimento che vive il proprio tempo, e non un “ solitario personal trainer” che nutre i propri lettori con insipide insalatine che aiutano, forse, a vivere solo più a lungo…, ecco la cultura può divenire autentica se si inizia col proporla fuori dalle omologate regole del mercato, un mercato che impone le proprie “scelte” massificate e strumentalizzate al bene di pochi “corruttori”.

La vostra casa editrice è dedita alla poesia. In che modo è possibile riconoscere un vero poeta e, conseguentemente, selezionarlo per la pubblicazione?

Oggi, a mio avviso, in Italia ci sono degli ottimi poeti. Dove nasce il problema? Normalmente sono sempre i soliti noti che pubblicano con i soliti editori nel solito scambio di figurine tralasciando tutto un mondo di altrettanti ottimi poeti che vengono spesso lasciati fuori dal mercato dello scambio delle figurine. Non si tratta dunque di incrementare il numero di player nel catalogo della Panini ma di dare voce a chi, a nostro avviso, merita di essere selezionato e pubblicato secondo alcuni parametri in parte soggettivi, legati a un proprio gusto, in parte legati all’individuazione di un’univocità e ricerca della scrittura poetica che anche se buona o eccellente non sia omologata come tantissima poesia del 900. Sicuramente tematiche legate all’attualità del nostro presente, l’impegno “sociale” e non la vita dei bianchi gabbiani sono un plus per essere letti e valutati anche dai collaboratori della casa editrice.

Quali le peculiarità dei vostri autori?

Come in parte delineato in precedenza l’attinenza o presa di coscienza critica con il tempo presente, l’urbanità amara del proprio raccontarsi che è poi il racconto di tutti noi, una sperimentazione del proprio linguaggio mai avulso dalla concretezza della realtà, l’ironia, sono tra le peculiarità degli autori pubblicati dalla casa editrice. Non vorrei che queste guidelines fossero, però, viste come un editto bulgaro. Quando ho deciso di intraprendere questa attività editoriale ho pensato a una linea editoriale che, e sarà il tempo a deciderlo, avesse una propria coerenza di scelta all’origine. La casa editrice deve indicare, giusto o sbagliato che sia, un percorso preciso al lettore il quale nel tempo a venire, quando prenderà in mano un libro del catalogo saprà di “che morte deve perire”. Non si possono mischiare, come spesso accade nei cataloghi proposti dalle varie case editrici, gli amori della peppa a cui non frega a nessuno anche se in “bello stile” con i voli pindarici di gabbiani sempre più neri e sempre meno bianchi con la poesia “pacifista” tanto per dare un colpo al cerchio e uno alla botte, una politica, questa, demenziale, come andare all’Esselunga con il carrello della spesa e prendere ciò che capita, quasi a caso.

Quali reputate essere – tra i vostri – i libri più interessanti già editi o di imminente pubblicazione?

Questa è una domandona da un miliardo di euro svalutati! Ritengo, ciascuno a modo suo, i libri pubblicati di grande interesse e soprattutto di spessore qualitativo. Certo ciascuno di noi, come lettore, ha il proprio gusto e predilige dunque un autore piuttosto che un altro. Un autore “troneggia” su tutti per la sua forza espressiva e per la sua parola dirompente. Mi riferisco a Franz Krauspenhaar e ai suoi Biscotti selvaggi, una lettura che ti divora sino all’ultima lettera del verso conclusivo, un inno al sorso amaro della vita, aggiungo. Ma non vorrei tralasciare Andrea Donaera con la sua raccolta Certe Cose, certe volte e la sua visione ironica disincantata da fanciullo alle prese con l’esperienza del vivere in un monologo di rappresentazione teatrale fumettistica o l’intimismo di Maurizio Landini e il suo Zinco  per passare alla poesia “immaginifica” di Antonio Bux con la sua Trilogia dello zero senza naturalmente tralasciare tutti gli altri autori che si caratterizzano per quelle peculiarità espresse nelle domande precedenti. Di imminente pubblicazione ritengo imperdibile il saggio in uscita di Giulio Maffii sullo stato di salute della poesia contemporanea dal titolo: “Le mucche non leggono Montale”, penso che tutti i poeti dovrebbero leggerlo, un’attenta analisi ben documentata e con stile divulgativo su quello che succede tra il mondo dei presunti scrittori e non.

Spazio in (ulteriore) libertà…

Vorrei concludere con il riassumere come sia molto importante, per una piccola casa editrice che si affacci, oggi, sul mercato, la proposizione del proprio catalogo. Quando si parla di poesia contemporanea mi riferisco sia a una scrittura/percorso di ricerca sia ad un linguaggio che rispecchi e si compenetri con il nostro tempo/presente. È vero che la poesia è un mercato di nicchia ma è anche vero che lettura di “nicchia” è spesso la solita lettura dei soliti lettori che si scambiano le figurine/libro tra i soliti autori. Si tratta, appunto, di ribaltare questa visione con nuovi stimoli di lettura che siano fuori dai cori e non intonati con essi. È evidente che sarà, poi, il tempo a decretare se la scelta degli autori sarà stata efficace per far cambiare un giudizio spesso aprioristico e omologato sul presente della poesia contemporanea in Italia.

Marco Saya

 

Marco Saya è nato a Buenos Aires il 3 aprile 1953. Dal 63 risiede a Milano. Musicista jazz, scrittore ed editore. Diverse pubblicazioni, ultime la raccolta poetica dal titolo Situazione Temporanea edita da Puntoacapo Editrice (2009) e Murales edita dall’Arca Felice (2011). È presente poi in diverse antologie tra cui segnaliamo: L’albero degli aforismi (2004), Il segreto delle fragole (2005) e L’antologia delle stagioni (2006) editi da Lietocolle; Swing in versi (2004) edito da Lampi di Stampa e Vicino alle nubi sulla montagna crollata (2007) edito da Campanotto. Ha condotto una rubrica musicale sul sito della Rizzoli Speaker’s Corner. Vincitore con la raccolta Situazione Temporanea della XXIV edizione del premio Nuove Lettere a cura dell’Istituto Italiano di Cultura di Napoli (2010) e della X edizione del Premio Carver (2010); premiato al Concorso Laurentum 2011 per la poesia online (primo premio della critica) e menzione speciale della giuria per la raccolta edita Murales finalista tra le prime cinque.

http://www.lestroverso.it/?p=2563

La Recensione      

Ricevo da Andrea Donaera la raccolta di versi Certe cose, certe volte (Marco Saya Edizioni, 2012). È evidente la sensibilità di Donaera che si muove nell’espressione costante dell’amore per il fare poesia: «A me mi piace il verso martelliano perché / è come me, che c’ho dentro un bel po’ di sillabe». Fortunatamente un tale insistere nella costruzione di un suo ordine ulteriore, mentre il mercato va in tutt’altra direzione, è un atto di fiducia nella parola in versi mediante una scelta necessaria e non conformista. Il linguaggio è minimalistico e colloquiale nell’occuparsi di semplici vicende di vita vissuta, il corpo con le sue attrazioni («anche se, a dirla tutta, avrei voluto / dirti qualcosa sul tuo bel culo, / o qualcosa sul tuo bacio che / è come un hardcore punk rock») e i suoi dolori («Mi vengono certi dolori al petto, / ogni tanto, che io mi rendo conto che sono / vivo soltanto quando / mi vengono certi dolori al petto)», l’inquietudine e il conforto dei giorni, le necessità quotidiane: «Io in pratica oggi è successo che ho trovato bucata la ruota della macchina, / e allora ho portato la macchina al gommista, / e il gommista mi ha detto: “Ah, qualcuno te l’ha bruciata, questa ruota”».

Niente è qui retorico o difficile, il testo si fa esperienza concreta, esigenza etica e tutto sommato civile. Efficaci sono anche le ripetizioni di parole in un ritmo leggero e ironico. Ma all’improvviso uno scarto paradossale devia il discorso in variazioni di tipo gnomico, che ribaltano il minuto dettaglio realistico in piacevoli asserzioni perentorie: «che a ottenerle, le cose, c’è da soffrire sai, / e io non voglio proprio che poi tu soffri, / […] stai zitta, stiamo zitti, fumiamo e ci guardiamo / facendo finta che non ci guardiamo». È proprio la modulazione delirante di questo contesto a connotare qualitativamente la specificità della scrittura di Donaera, dove il dialogo con l’assente accade sotto il segno dell’imprevedibilità. Non si tratta dunque della misura dell’emozione attraverso un criterio ordinario, ma dell’impensabile che viene a sorprenderci senza che ce lo aspettiamo, anche al di fuori del calcolo delle probabilità. L’inatteso che è poi l’invisibile di cui parla Gabriella Sica come via di salvezza. “All’Imprevedibile”, declinato presumibilmente al femminile, è del resto la dedica scelta dall’autore.

cover certe cose, certe volte donaera

Andrea Donaera è nato il 20 giugno 1989 a Maglie (Lecce), da padre sardo e madre salentina. Vive a Gallipoli, dove studia Filosofìa presso l’Università del Salente, e si occupa di teatro, musica e poesia. Ha pubblicato: De atra Lacruma (Premio Barocco Editore, 2009); Sfoglia me – con Antonio Brunetti (Autoprodotto, 2009); Ombre e Quesiti (ApprodoSalento Edizioni, 2010); Additato (Edizioni II Papavero, 2011); II latte versato (Sigismundus Editore, 2012). Certe cose, certe volte (Marco Saya Edizioni, 2012). Suoi testi sono stati pubblicati e segnalati su riviste web e cartacee nazionali, è presente in numerose antologie.

http://www.lestroverso.it/?p=2503

Il  tempo dell’esistenza di Claudia Zironi (Marco Saya Edizioni)

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“Ferma nella tempesta di sabbia / Su questa duna immobile / La mano alzata stringo / Senza trattenere alcunché / Polvere impalpabile / inaridisce la pelle // Ecco fra due dita un solo granulo! / Minuscola erosione / di qualcosa che è stato // Cade e si perde / nel deserto dell’anima”. Dalla poesia “Alla ricerca di un ricordo” possiamo partire per constatare la veridicità di quanto affermato nelle note di lettura da Paolo Polvani che sottolinea il ruolo della dimenticanza. “C’è sempre un dimenticare in questi versi, persino quando si aprono a un sorriso pieno d’affetto: si è perso un pensiero / di cinque anni fa / col costumino rosso – oppure quando elenca le caratteristiche legate all’intima essenza della donna, il legame e l’accudire: ti scordo nella credenza. È certamente una smemoratezza che partendo dal dato biografico dell’autrice si allarga a rappresentare una condizione esistenziale, “Non c’è progetto di vita / solo, ci si arrende all’attesa / dell’ingovernabile”; “Nei tuoi piccoli rifugi / in chiesette remote / spiagge a metà strada / panchine confortate da rami / Là ripongo la mia vita // La cullo, questa sospensione / d’esistenza”.

http://www.lestroverso.it/?p=2499

Lo zinco di Maurizio Landini

(Marco Saya Edizioni)

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“Si va con la poesia / incontro alla morte, a giorni, / a brani, uno per pollice / gli acini dei rosari”. È questa la dichiarazione in versi della poetica di Maurizio Landini che si muove con parsimonia e profonda accuratezza nella scelta del lessico. Il poeta guarda alla vita con ferma disillusione, con coraggio squisitamente leopardiano, “Abbiamo ancora molto / da capirci ma / preferiamo estinguerci / un po’ di più a ogni / passeggiata domenicale – [Sabato del villaggio]”. Landini affronta il tema della morte con interessante disinvoltura, sottolineandone la funzione di maestra di vita, “Tu m’insegni / morte, / in questo pezzo di mattino // che viene non sarò mai / grande, per dire ai miei figli / che oggi non c’ero più – [Questo pezzo di mattino che viene]”. Racconta con sincera amarezza l’impalpabilità delle relazioni umane, sociali: “[Mi bastano i tuoi capelli] // di Valentina   quando / è pomeriggio tardi / e la luce del giorno // già pensa alla cena. / Ci siamo visti una volta, / e anche allora // ci guardavamo come / si guardano i manifesti / in corsa”; “Dov’ero / mentre sparivamo // tutti, uno dopo l’altro / e pure la città spariva”.

http://www.lestroverso.it/?p=2488

Biscotti selvaggi di Franz Krauspenhaar

biscotti selvaggi cover

Intitolato All’amore e alla ribellione, il poema di Franz Krauspenhaar a queste premesse esistenziali tiene fede per tutto il fiato del libro. Viscerale, dal ritmo trascinante, Biscotti selvaggi ha il respiro anarchico impresso da un poeta vero, che detta personalmente la marcia espressiva e il codice poetico forzando la banalità del linguaggio comune epurandola pur (anzi proprio per questo) con la durezza “selvaggia” di un occhio realista e allenato al pugilato della vita, degli schiaffi dati e subiti.  Una durezza che sa chinare il capo al vento e commuovere: “il ciuffo mosso da un vento / disperato, a te non urta, / non fa differenza, né attesa / in gola; hai solo il poco soffio / delle mie ciglia, che negli occhi / guardavano sopra, e piano sotto / il tuo mondo, di colori e di seta / di un mare allontanato”. La poesia di un uomo che si mette dalla parte dei perdenti, sceglie “l’innocenza” del maalox, “allenatore buono e incompetente” di una “squadra sconfitta”, uno che “vede solo / ciò che riesce a scorgere / nella nebbia dei sogni”,  la disarmante bellezza della verità (“io del genere / umano ho l’opinione che ha / un pneumatico di una buccia / di banana”), nel supermercato quotidiano dove “preda di oggetti / con nomi americani, mercimoni / si compiono in tuo nome”. La poesia gravida di immaginazione di chi non fa sconti su nessuno, nemmeno se stesso: “mai stato un opportunista, dunque / non sarò mai uno scrittore, tolgo dalla testa / di essere uno che conta in ogni ramo”, “in questo schifo di mondo oltraggiato / dagli uomini” resta la sinfonia indomabile del poema che si placa soltanto davanti al “viso meraviglioso e arreso” della madre, anticamera di quell’anima che un giorno ci fermerà, a fine viaggio, trovandoci “vivi, e stupendamente felici”.

http://www.lestroverso.it/?p=2398