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POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI …

usato sicuro …

La poesia della casta è diventata un mercatino dell’usato sicuro.

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Alcune recensioni sulla raccolta Chiacchiericcio

recensione chiacchiericcio-1 recensione chiacchiericcio-2

http://www.lestroverso.it/?p=404

http://www.satisfiction.me/chiacchiericcio/

Matti

Ma credete veramente
di essere pazzi? Davvero? Invece no,
voi non siete più pazzi
della media dei coglioni
che vanno in giro
per la strada,
ve lo dico io!

Randy lo ritrovo al solito bar,
beve litri d’acqua,
trangugia come chupiti
tutto quel liquido
e ogni tanto lo portano in ospedale.

io sono diverso da lui
perché non riesco a bere un goccio,
chi troppo chi nulla
in questo oceano di parole al vento
schiacciate da polveri sottili
come sassi che precipitano dal cielo.

“dov’è casa tua?” chiedo,
smarrito mi guarda,
non risponde,
oltre a bere velocemente
cammina correndo,
come quei pedoni
che si buttano sugli scalini
del passante in Piazzale Dateo
svanendo nel buio cimiteriale
del cemento.

non esistevano, allora, le tangenti,
nel viale abitavano Penelope,
mia nonna, la sarta
e Alfredo, mio nonno
con i suoi quattro bocchini,
quattro pacchetti di nazionali al giorno.

ricordo una foresta di alberi,
il verde sbirciava dentro le finestre
e passava il tram, il 38,
capolinea in piazza Axum,
forse, non ricordo bene.

guardo fuori sparuti rami secchi
come larici piangenti spelacchiati,
non hanno il vestitino della festa,
una fila desolata
che costeggia il Corso Plebisciti.

ripenso a Randy
e al suo mondo d’acqua e di gazzosa,
alle corse in ospedale,
agli inutili colloqui con lo strizza di turno.
Almeno io ci ho provato, vacca troia, almeno io ci ho provato
mi risponde dopo aver nuovamente bevuto.

gli altri con i fili attaccati alle orecchie,
sembrano delle autobombe in procinto
di saltare in aria ma non esplodono,
seminano mine nel complice
e condiviso passeggio di gomitoli
che si intrecciano in ragnatele
sempre più fitte,
l’aria non filtra più
e i simpatici cavetti
respirano l’afflato dell’affanno,
dispersi tra dispersi,
uguali tra uguali,
i neri come i bianchi
pennellando il grigio del presente,

volando tutti sul nido del cuculo.

Da Chiacchiericcio, 2012

matti

Il balletto del carrello della spesa

“perché guardi fuori?”

eppur nulla si muove

( flash )

ricordo quei convogli
che, allora, avevano
un’unica destinazione

( rincaso )

scorgo ombre indefinite
sfiorarsi indifferenti

zattere sparute
colme di giovani precari
vagano naufraghe
sull’asfalto dolente

quelli delle agenzie immobiliari
( i primi che ho avvistato a riva )
entrano in un bar
per un fugace panino,
quattro chiacchiere posticce
sul pallone,
sull’happy hour pomeridiano
e poi come galli spelacchiati
ri-dentro le stie

(( quei pochi rimasti
con un contratto co-co-co-(de)
come da stia ))

e i vecchi non ci sono

“dove sono?”

alla Billa con il carrello della spesa,
una lunga fila alle casse
di cassa integrati,
disoccupati,
esondazioni di esodati,
indignati

a quarant’anni
si è già vecchi
inservibili, rottamati
come gli euro zero

e campare ( forse ) altri quarant’anni
per il sorriso di giovani cassiere
che come fate svaniscono
in fitte e umide boscaglie
accresce l’abbandono,
l’isolamento

e con chi parli, allora,
se non con il somalo
e il suo elefantino nero
che ti fissa muto?

anche lui sfuma
nell’effetto flou di una cartolina
della sua Africa

e i riferimenti cambiano,
poi spariscono
e il triste balletto del carrello
ri-inizia da capo

come una Maiuscola
inizia facoltativamente una frase
per poi chiudersi facoltativamente
in un punto
o in quell’ad libitum
che tutto comprende
nell’immobile disperata
rassegnazione

( ri-flash )

ricordo quei convogli
che, allora, avevano
un’unica destinazione

Da Chiacchiericcio, 2012

carrello

Milano

Milano è frastuono,
accecanti neon
( biancastri come sperma raffermo )
sempre accesi,
storditi si avanza
tra passi noncuranti,
vibrazioni
del passante ferroviario,
solitarie urla ubriache
dal sottosuolo
gridano la voglia
di uscire con gli occhi
e spegnere quelle luci
che oscurano
il naturale colore
del tempo.

neon