Il balletto del carrello della spesa

di poesiaoggi

“perché guardi fuori?”

eppur nulla si muove

( flash )

ricordo quei convogli
che, allora, avevano
un’unica destinazione

( rincaso )

scorgo ombre indefinite
sfiorarsi indifferenti

zattere sparute
colme di giovani precari
vagano naufraghe
sull’asfalto dolente

quelli delle agenzie immobiliari
( i primi che ho avvistato a riva )
entrano in un bar
per un fugace panino,
quattro chiacchiere posticce
sul pallone,
sull’happy hour pomeridiano
e poi come galli spelacchiati
ri-dentro le stie

(( quei pochi rimasti
con un contratto co-co-co-(de)
come da stia ))

e i vecchi non ci sono

“dove sono?”

alla Billa con il carrello della spesa,
una lunga fila alle casse
di cassa integrati,
disoccupati,
esondazioni di esodati,
indignati

a quarant’anni
si è già vecchi
inservibili, rottamati
come gli euro zero

e campare ( forse ) altri quarant’anni
per il sorriso di giovani cassiere
che come fate svaniscono
in fitte e umide boscaglie
accresce l’abbandono,
l’isolamento

e con chi parli, allora,
se non con il somalo
e il suo elefantino nero
che ti fissa muto?

anche lui sfuma
nell’effetto flou di una cartolina
della sua Africa

e i riferimenti cambiano,
poi spariscono
e il triste balletto del carrello
ri-inizia da capo

come una Maiuscola
inizia facoltativamente una frase
per poi chiudersi facoltativamente
in un punto
o in quell’ad libitum
che tutto comprende
nell’immobile disperata
rassegnazione

( ri-flash )

ricordo quei convogli
che, allora, avevano
un’unica destinazione

Da Chiacchiericcio, 2012

carrello

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