Matti

di poesiaoggi

Ma credete veramente
di essere pazzi? Davvero? Invece no,
voi non siete più pazzi
della media dei coglioni
che vanno in giro
per la strada,
ve lo dico io!

Randy lo ritrovo al solito bar,
beve litri d’acqua,
trangugia come chupiti
tutto quel liquido
e ogni tanto lo portano in ospedale.

io sono diverso da lui
perché non riesco a bere un goccio,
chi troppo chi nulla
in questo oceano di parole al vento
schiacciate da polveri sottili
come sassi che precipitano dal cielo.

“dov’è casa tua?” chiedo,
smarrito mi guarda,
non risponde,
oltre a bere velocemente
cammina correndo,
come quei pedoni
che si buttano sugli scalini
del passante in Piazzale Dateo
svanendo nel buio cimiteriale
del cemento.

non esistevano, allora, le tangenti,
nel viale abitavano Penelope,
mia nonna, la sarta
e Alfredo, mio nonno
con i suoi quattro bocchini,
quattro pacchetti di nazionali al giorno.

ricordo una foresta di alberi,
il verde sbirciava dentro le finestre
e passava il tram, il 38,
capolinea in piazza Axum,
forse, non ricordo bene.

guardo fuori sparuti rami secchi
come larici piangenti spelacchiati,
non hanno il vestitino della festa,
una fila desolata
che costeggia il Corso Plebisciti.

ripenso a Randy
e al suo mondo d’acqua e di gazzosa,
alle corse in ospedale,
agli inutili colloqui con lo strizza di turno.
Almeno io ci ho provato, vacca troia, almeno io ci ho provato
mi risponde dopo aver nuovamente bevuto.

gli altri con i fili attaccati alle orecchie,
sembrano delle autobombe in procinto
di saltare in aria ma non esplodono,
seminano mine nel complice
e condiviso passeggio di gomitoli
che si intrecciano in ragnatele
sempre più fitte,
l’aria non filtra più
e i simpatici cavetti
respirano l’afflato dell’affanno,
dispersi tra dispersi,
uguali tra uguali,
i neri come i bianchi
pennellando il grigio del presente,

volando tutti sul nido del cuculo.

Da Chiacchiericcio, 2012

matti

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