ci sarà da ridere con quei grafomani … di Franz Krauspenhaar

di poesiaoggi

ci sarà da ridere con quei grafomani, che
non sono mai innocui, perché quando
scrivo a getto continuo io sono un assassino
di tempo, di spazio, di tenerezza, non d’amore,
che quello l’hanno infilato in un bossolo
d’acciaio e sparato sulle carcasse delle
canzoni, così che il cadavere bianco e pulito
di léo ferré sobbalza alla curva del tabaccaio
come fosse la ferrari di varzi, mi pare
prima di fare la zuppetta nel mare di monte=
carlo. la mia fantasia, me lo dico da solo,
è sfrenata, le immagini si prendono al lazo,
come se quel giornalista alto, sardo, che sembra
un imperatore romano – come cazzo si chiama?-
ebbene lui, che decanta i misteri di parigi
e quelli di roma, e almeno non spalma della
sua merda verde, la sua merda aliena come
dei bruni vespa le librerie casini, le librerie bordelli
per escort sfatte, macilente, senza l’attaccatura
alle cosce, così che l’ultima pelle a grinze si stacca
con meraviglia persino dei vampiri e va volando
a coprire un lampadario del centro di roma,
questa città boccheggiante, marinata nel marcio
delle fiche batterioligiche, fiche morte e sepolte
e così antiche che le aveva leccate persino totò,
o petrolini. ma dove sono rimasto, dove sono
finito, nello scrivere a getto, come a minutaggio,
come scrivessi col tassametro picchiato in culo
e il tassametro, frenando la macchina, ronzasse
metallico dentro il buco del culo, di modo
che il metallo aprisse nel culo una galleria
fatta in modo che la prossima volta, la puttana
galera della morte ci sfinirebbe d’altri contanti
rubati come braccia penzule non solo
all’agricoltura, che ditemi un po’ voi dove cazzo
è finita, questa verdona cavolaccia zozza e tosca,
ma anche rubate alle corde di decente taglio
e ritortura fatte apposta per un dignitoso e grande
suicidio. quello che mise KO per sempre il foster
wallace, del cui nome questi scrittori della bega
a brufoli, lordata di formaggella di cazzo, s’infilano
dans le trou boccale per farsi belli e parentadi,
come dire: voialtri italiani che ci fate fatica boia
a leggere tutte quelle sbarellate di un pazzo
pronto all’impiccagione, non capite un gran
kakkientruppen d’un cazzo, ecco, voilà: e vaffanculo.
è tutto così molle che adesso faremo
jogging sulle haribou, quelle caramelle
gommose, non ricordando più quelle
della nostra infanzia, quando eravamo
felicemente poveri. mia madre mi dice
ma perché sei così? dimentica che
me lo chiede da decenni; che posso
dire, la vita mi fa piangere, è commovente
questo nostro soffrire in casa e per
la strada, come se le lacrime fossero
il battistrada, la via maestra, il pane
del nostro pensiero e della nostra cena.
potrei intenerirmi di qualcosa, ma le auto
ormai mi danno il voltastomaco, potrei
pensare a una povera puttana ma mi viene
da incularla a sangue, m’incazzo come il toro
più vivente del mondo – prima di farsi tagliare
da quegli assassini spagnoli a cavallo sulla piazza,
e mi metto a urlare contro il niente. dovrei
piangere per l’amazzonia, per quasi tutta
l’africa, per il nostro sud che adesso è pure
il nostro nord,- il paese nella melma si è unito-,
ma cosa volete che faccia, che pianga per
questi sottouomini? io ho ancora la certezza
di essere un vero, lercio borghese distrutto,
che da ragazzo andava alle scuole private,
che non aveva un cazzo di problema perché
mio padre e mia madre risolvevano tutto.
non ho avuto nemmeno il fegato di farmi
ammazzare in uno scontro politico, di andare
a testa bassa contro rossi o neri o camionette
azzurre e sporche. niente, tutti si facevano
la raccolta differenziata degli slip in gruppo,
si facevano menare il cazzo e le fiche da chi
passava per caso, le chitarre ci smenavano
ogni menarca con quelle collassate triturate
cazzate californiane che dio le faccia sparare
nel buco del culo di un omofobo omosessuale.
ci hanno triturato con bukowski, con kerouac,
ubriaconi lerci e tedeschi, finocchi mammoni,
quel troione di erica jong che oggi prenderebbe
cazzi a metraggio su brazzers con keiran come=
sichiama, il noto pornodivo inglese di derby,
ex centrocampista della squadra che fu, guarda
un po’, di brian clough. ci hanno sparso venditti
sui peli del culo, e state sicuri che si trattava
di burro d’arachidi, e de gregori con quella
puzzolente donna cannone che spero sia
crepata per colpa di una folata di trigliceridi,
e poi arrivò lolli, polli, cozzi, puzzi, con de andrè
che ci martellava i coglioni anche in supramonte
mentre se lo inculavano quei pastori di merda.
poi lì c’è rimasto, che uno sano quei sardi li
avrebbe fatti saltare con una compagnia d’assalto,
nemmeno dei marines, figurati, bastava la
san marco. così quel morto in piedi di fossati,
il mugugnone ad arte per spaccarsi le fiche
rimaste imbelinate dalla sua arte poetica.
ma che anni da poveri idioti, i giovani di allora
oggi spadroneggiano, e allora i ragazzi di oggi,
che ci guardano con giusto odio e miseria
sicuro che ci manderanno in guantanamo
comunali, con un passapomodoro nel culo.
per loro saremo quei fossili imbecilli che inqui=
navano coi SUV della mamma (la troia) e parlavano
di LP in vinile, un materiale che non servirà nemmeno
per far cagare un bisonte col tappo fecale
di ventisei centimetri.

tratta di biscotti selvaggi di Franz Krauspenhaar, 2012

biscotti selvaggi cover

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