Bluesman

di poesiaoggi

Il suonatore di blues scese dal carro trainato da cavalli affaticati. Faceva caldo. Aveva sete. Piegato dalla stanchezza di una dura giornata di lavoro si apprestava a raggiungere la locanda. Un tramonto velato faceva posto alle spinte di una sera come le altre, sempre le stesse. Non aveva voglia di esibirsi, quattro neri come lui si rinfrescavano attorno a un tavolaccio di legno. Prese l’armonica a bocca e iniziò la triste melodia, arrugginita come lo strumento che soffiava su labbra screpolate e sanguinanti. Gocce rosse intrise di sudore accompagnavano il ritmo che cadeva nella battuta di dodici misure, dodici le ore chino su un campo e la pausa di un sospiro per un goccio d’acqua.

You all have been wonderin’” , “Tutto ciò che hai avuto è stato meraviglioso”, cantava in ripetizione il suonatore di blues.

You all have been wonderin’”, ma cos’è che aveva poi avuto dalla vita?

I try to say something people”, “Provo a dire qualcosa alla gente” proseguiva la canzone. Ma cosa poteva dire alla gente, a quella gente che lo sfruttava e poi pretendeva di ascoltare la sofferenza di un disgraziato che a malapena si reggeva in piedi e che per di più doveva anche sorridere agli sparuti applausi del finale?
Il locale ora era pieno. Ragazze dalla pelle bianca lo guardavano incuriosite.

When I first met you baby, baby you were just sweet sixteen “, “Quando ti incontrai per la prima volta baby, baby tu eri soltanto una dolce sedicenne “: la prima e unica volta che una sedicenne gli si era avvicinata portava ancora con sé i segni delle frustate per aver osato strizzarle un occhio.

New Orleans 1870

Sovente, di notte, mi capita di restare a lungo affacciato alla finestra ad osservare la stazione della metro che collega la mia città alla periferia e che appare, nel buio, come una cometa luminosa sospesa sulla terraferma. Tra quella scia di luci, vicino alla coda che fa sparire inesorabilmente l’ultima carrozza del treno che si dirige verso l’ignoto, posso affermare con sicurezza di aver intravisto, almeno un paio di volte, aggirarsi lo spirito del Blues”.

Milano 2013

 

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