poesiaoggi

POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI …

Mese: dicembre, 2013

Augurio

C’è sempre la speranza
che l’anno nuovo
sia meglio di quello
appena trascorso
e allora mi sovviene il dubbio
che il meglio sia un peggio
che si reitera
e più non riusciamo
a distinguerne il confine
e viaggiamo
con la fantasia
in un unico sogno
e quando ci risvegliamo
nulla è cambiato,
solo l’alba della storia
saluta e invita
a riscriverci.
(1999)

capodanno egizio

Natale

Eravamo così poveri che a Natale il mio vecchio usciva di casa, sparava un colpo di pistola in aria, poi rientrava in casa e diceva: spiacente ma Babbo Natale si è suicidato.

[J. La Motta]

jake

Una nota sulla raccolta Chiacchiericcio a cura di Dante Maffia

Notevole il “chiacchiericcio” di questo libro che cattura immediatamente perché è come se le annotazioni, i commenti, i giudizi, le divagazioni, le postille, le meditazioni nascessero durante un viaggio in tram o nella metropolitana. Il fatto è però che non si tratta di commenti che nascono dal ciò che passa davanti agli occhi, ma da ciò che macera nell’anima, nei pensieri e allora tutto si fa complicato e quel che sembrava essere routine diventa ogni giorno una enorme fatica. Se poi ci si rende conto che “di tutto fu scritto / e l’alfabeto del mondo / era sempre più povero”, allora si resta intrappolati in una sorta di malessere dal quale diventa difficile uscire indenni.

Marco Saya, in questo libro denso e coinvolgente affronta la fatica dell’esistere e perciò guarda ai fenomeni del quotidiano con sguardo angosciatamente sereno. L’ossimoro intende dare esplicitazione al suo modo di essere dentro e fuori dal flusso indistinto degli eventi, vittima e carnefice di una prassi che si fa sempre più disumana, perché la ricerca delle “nuove lettere” e la “precarietà della parola” non riesce ad ancorare le sintesi in qualcosa di duraturo.

C’è in questa poesia, una meravigliosa sintesi tra l’aulico e il quotidiano tentato spesso anche da precedenti esperienze quasi tutte mal riuscite, se si esclude quella di Nelo Risi e pochi altri. Ma qui c’è di più: un coraggioso sguardo sui valori e sul senso dell’essere; una consapevolezza oggi rara su quel che sono i valori della vita e sulla precarietà della vita.

Trovo che Marco Saya, con il suo tono pacato, quasi sussurrato, sappia cogliere il senso recondito di processi che avvengono silenziosi nel “gioco consueto degli incontri e degli inviti”, per dirla con Constantin Kavafis, e sappia coniugare sottigliezze, che si potrebbero definire filosofiche, con accenti musicali che si accendono all’improvviso e subito trovano la dimensione del sussurro mai però mieloso.

Appare chiaro che ha attraversato letture che vanno dai classici agli sperimentalisti, ma appare altrettanto chiaro che sia riuscito a trovare una sua voce personale che sa cogliere a volo il richiamo che “non sempre”, ma “ogni tanto ti chiama”. Una chiara dichiarazione di poetica che illumina il lettore e gli fa intendere che egli non è disposto a scendere a patti con le abitudini del letterato paludato, ma che vuole seguire soltanto l’estro quando lo spinge a scartabellare “la frase rivelatrice”, come scrive in “faldone”.

Mi pare che Marco Saya sappia entrare bene nel “ruolo” di chi dissacrando crea, di chi creando spappola le sintesi in nuove sintesi cercando le verità fuori dai gratuiti giochi della semantica. Egli sa mettere nelle parole il succo delle esperienze, e ne sa trarre contrasti fuori dalle trovate, amplificazioni di senso fuori dalle tergiversazioni occasionali. Il suo errare non è tanto casuale, anzi … e così l’alfa e l’omega arrivano a scontrarsi e a dissuadersi, a confondersi e a diventare apoteosi di desideri e di delusioni, di progetti e di programmazioni, perfino di deflagrazioni.

Difficile collocare Marco Saya dentro una formula, dentro definizioni belle e fatte. Egli si muove nelle argomentazioni e nelle accensioni da anarchico puro, ribaltando di continuo i raggiungimenti e collocando la poesia come un orizzonte in fuga, sempre presente e sempre irraggiungibile. A questo proposito la dice lunga la composizione intitolata proprio “orizzonti” con quella chiusa meravigliosa sulle ruote dei pavoni “che si s-chiudono / che si ri-chiudono / che svaniscono”.

A fine lettura del libro resta nel lettore una sensazione di precarietà che scava dentro e mette scomodi e credo che questo sia un sintomo straordinario della validità dei testi, che non vogliono consolare, non vogliono lenire le ferite del tempo e della società avviata ai vortici inesauribili dello scambio.

Chiacchiericcio, insomma, è un libro che si distingue, si fa notare in mezzo alla marea intemperante delle migliaia e migliaia di testi di questi ultimi anni: ha anima, ha timbro, ha fermenti, ha dissonanze ( da jazz? ), ha fioriture che proiettano ombre e luci su risvolti inediti del vivere, ha momenti di risentimento, di invocazione al senso per non perire nelle dissolvenze della determinatezza, ha umori e sapori … E non vi sembri poco, tutto questo è risentimento, occhio che vede lontano, è vita che scorre e grida. E dietro il grido, umanamente, c’è una immensa paura della morte. ( Dante Maffia )

chiacchiericcio

Poesie scelte di Marco Saya

LA PRESENZA DI ÈRATO

marco-saya-1Marco Saya è nato a Buenos Aires il 3 aprile 1953. Dal 63 risiede a Milano. Musicista jazz, scrittore ed editore. Diverse pubblicazioni, ultime la raccolta poetica dal titolo “Chiacchiericcio” edita da Marco Saya Edizioni ( 2012 ), “Situazione Temporanea” edita da Puntoacapo Editrice ( 2009 ) e “Murales” edita dall’Arca Felice (2011). È presente poi in diverse antologie tra cui segnaliamo: L’albero degli aforismi (2004), Il segreto delle fragole (2005) e L’antologia delle stagioni (2006) editi da LietoColle; Swing in versi (2004) edito da Lampi di Stampa e Vicino alle nubi sulla montagna crollata (2007) edito da Campanotto. Ha condotto una rubrica musicale sul sito della Rizzoli Speaker’s Corner. È presente su tutti i più importanti siti di scrittura, rubriche e riviste letterarie. Raccoglie, poi, importanti risultati nei vari concorsi proposti (poesie e raccolta edita ed inedita segnalate nelle ultime sei edizioni del premio “Lorenzo Montano” curato da Anterem),

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Tutti i vincitori del Premio Laurentum 2013

I VINCITORI DEL 2013

V PREMIO ALLA CARRIERA
Vincitore Sergio Zavoli

VII PREMIO VALORI DELLA CULTURA
Vincitore Davide Rondoni

III PREMIO DANTE ALIGHIERI
Vincitore Franco Loi

XXVII PREMIO LAURENTUM PER LA POESIA

SEZIONE RACCOLTA O LIBRO DI POESIA

1° classificato:Rita PACILIO con Gli imperfetti sono gente bizzarra – La vita felice
2° classificato:Tiziano BROGGIATO con Citta’ alla fine del mondo – Jaca book
3° classificato:Marco SAYA con Chiacchiericcio – Marco Saya edizioni

SEZIONE POESIA INEDITA IN LINGUA ITALIANA

1° classificato:Barbara TROISE RIODA con Il dubbio del gabbiano
2° classificato:Giacomo GIANNONE con Geriatria
3° classificato:Maria LO CONTI con Impossibile essere meschini

SEZIONE POESIA INEDITA IN VERNACOLO

1° classificato:Giuseppe MUSCETTA con ‘I case ‘nta terre
2° classificato:Armando GIORGI con In te sto bansigo de carroggi
3° classificato:Ramis TENAN con Coraju, el me putin

chiacchiericcio

Lost Angeles (part 1) – Colosseum

” Oggi non c’è scampo per libertà e stupore “

Ha scritto molto e il suo libro più recente è “Mattanza dell’incanto” (Marco Saya Edizioni, pp. 83, 10  euro). Quando lavora ai suoi versi sceglie luoghi particolari, che in qualche modo possano aiutarli a venire alla luce. Così anni fa Nicola Vacca si ritrovò addirittura a Cellino Attanasio. Poeta tra i più considerati, e voce di grande forza e profondità, si racconta in questa intervista.

Mi hai detto che nell’estate del 2011 decidesti di ritirati a scrivere a Cellino Attanasio. A che cosa stavi lavorando?

Quando decisi di appartarmi per scrivere in assoluta serenità stavo lavorando a Almeno un grammo di salvezza, un libro per me molto importante. Una riflessione sulle Sacre Scritture . In quei mesi mi ero già ritirato in eremi e posti appartati immerso nella lettura della Bibbia. Trovai a Cellino l’ambiente adatto per poter completare quel lavoro.

Come mai scegliesti Cellino?

Sono convinto che nulla accada per caso.Sono arrivato a Cellino tramite Maria Grazia Cavallucci, la moglie di un mio caro amico romano, Antonello, di origini cellinesi appunto. La prima volta che ho visto questo luogo strordinario sono rimasto letteralmente incantato. I miei amici mi hanno dato le chiavi della loro piccola casa ed eccomi qui.

Cosa ti ha detto e dato quel borgo?

Cellino Attanasio,accogliente borgo medievale nella provincia di Teramo, è stato il luogo ideale per il percorso di riflessione che ho affrontato in questo libro. Davanti il Gran Sasso e dentro una pace immensa e un silenzio che attende soltanto di essere ascoltato. Qui ho trovato la pace e la tranquillità di cui avevo bisogno per attraversare le Sacre Scritture e contemplare senza tumulti quella quiete che ti offre questo piccolo paese dove sembra non succedere nulla, ma alla fine ti accorgi che una piccola rivoluzione interiore investe l’ anima e ti fa stare bene. Merito anche dei cellinesi, generosi, semplici e autentici. Li ringrazio per avermi sorriso al primo incontro e accolto nella loro comunità

Quindi il rapporto tra la scrittura e l’ambiente in cui la sia pratica per te è tutt’altro che secondario.

Sono i luoghi e le persone che scelgono me. La mia scrittura è mero attraversamento. E in questo attraversamento c’è posto prima di tutto per i luoghi che mi lasciano dentro tracce e per le persone da cui cui ho sempre qualcosa da imparare. Essendo la mia scrittura immanente posso sicuramente dire che essa è legata allo spirito dei luoghi che frequento.

Hai avuto altre esperienze di questo tipo? Voglio dire: ti è successo altre volte di scegliere un luogo come sede del tuo cantiere di scrittura?.

Accade ogni giorno. Penso in tutta sincerità che se non fosse così non avrei mai scritto nulla.

Ma la scrittura quando e come è entrata nella tua vita?

Forse è nata con me. Ho sempre amato il confronto duro con la parola. Per me questo significa fare i conti con tutto quello che tocco e percepisco e soprattutto è il modo migliore per raggiungere gli altri. La scrittura è la mia vita e non può essere altrimenti.

Quali sono le possibilità – o i compiti, ammesso che ne abbia – della poesia nel contesto globalizzato e omologato di oggi? Te lo chiedo pensando in particolare alla tua silloge “Incursioni nell’apparenza”.

L’indicibile è la meraviglia che ci portiamo dentro e che non riusciamo a proporre all’esterno. Abbiamo bisogno della poesia e della sua ricchezza interiore per mostrare una volta per tutte quello che di buono abbiamo. Solo che è più comodo farsi e fare del male, piuttosto che mostrare all’altro quello che realmente siamo. La nudità fa paura perché scomoda, l’ipocrisia è la maschera che ci permette di andare avanti. E così, per citare il grande Gaber, facciamo finta di essere sani
La poesia di certo non salva la vita, ma offre infinite possibilità in questo tempo che non concede vie di scampo.

Mi pare di notare, nei tuoi libri, anche un’inclinazione interrogante, se non proprio speculativa, delle tue parole…

Scrivo sempre ponendomi domande e le risposte non mi interessano.Non concepirei la mia scrittura senza punti d domanda .Quello che più mi interessa è frequentare il giardino del dubbio.Penso che l’arte del dubitare interrogandosi sempre doni fecondità alle parole e alle cose.

Penso a un altro tuo libro, “Civiltà delle anime”, e la domanda è questa: quale tipo di sintesi trova nei tuoi versi il rapporto con la realtà. Mi correggo, con la superficie della realtà.

La sintesi è nel raggiungimento in senso laico di una vita spirituale. Quello che conta per costruire una “Civiltà delle anime” è credere in determinati valori. Amore, Bellezza, Giustizia e Verità.Senza questi la città dell’uomo non potrà mai nascere e il nichilismo avrà sempre la vittoria facil in tasca.

In “Mattanza dell’incanto”, libro fortemente e profondamente civile, c’è una sorta di esame autoptico dell’Italia di oggi e – implicitamente – un processo.

Il mio libro apre una finestra di pensiero sulla crisi morale che tutto sta uccidendo. La mattanza continua a mietere vittime. Il poeta non può continuare a tacere davanti a questo massacro della libertà e dello stupore. Il suo compito è quello di riempire il caos, sapendo di non essere predicatore delle moltitudini.
“Mattanza dell’incanto” è innanzitutto poesia libera, e in quanto libera diviene poesia sociale, morale, che ci dice ciò che abbiamo perduto, e nella critica spietata verso la contemporaneità tende a indicare una via, invita a riscoprire il significato e il senso della parola “civiltà”.
Siamo in un permanente stato d’allerta e io cerco soltanto di svegliare le coscienze. Per questo continuerò a scrivere, rifiutando ogni tipo di compromesso e soprattutto facendo della poesia una cosa onesta. «Dovete ascoltare i poeti, perché i poeti sono sentinelle, guardano lontano e sanno indicare la via». Così la pensava David Maria Turoldo. Speriamo che questo accada al più presto, perché non abbiamo molto tempo.

Il poeta non può che essere, dunque, anche un intellettuale, una voce critica, o per meglio dire, una voce di libertà…

Non so se il poeta debba essere anche un intellettuale. Il poeta è un testimone che non deve mai scendere a compromessi e soprattutto non deve mai nascondersi. Quello lo sanno fare bene gli intellettuali, appunto.

Quali sono gli autori sui quali ti sei formato?

Nietzsche, Cioran, Ceronetti, Flaiano, Campana, Ungaretti e tutti i poeti e filosofi che hanno sempre creduto nella schiettezza della parola nuda.

Tu sei anche critico. Anche questo è un modo per gettare una sonda nel presente…

La critica letteraria è una vocazione che sta sempre dalla parte dei lettori. Mai e poi mai scrivere con l’intenzione di ingannarli. Purtropp oggi questo accade spesso e i risultati sono catastrofici.
La critica letteraria italiana non vive un periodo felice. Ma i suoi assassini sono i critici letterari stessi, troppo pieni di sé ch non hanno nessuna intenzione di rinunciare alla loro arroganza culturale e soprattutto esercitano quel mestiere per trarre da esso vantaggi personali.
Il critico letterario di una volta recensiva libri non per procurarsi potere , non per compiacere alcune case editrici, o fare il ruffiano con il libro scritto da un amico. Il recensore di un altro tempo parlava di libri perché li amava.
La nostra cultura ha più che mai bisogno di critici corsari e emotivi che sappiano rivendicare le ragioni della letteratura che sono appunto quelle delle vita.

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Vacanze romane ….dalla Fiera del libro al Premio Laurentum

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Presentazione della raccolta poetica Questioni private con l’autore Andrea Carraro

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Lo stand

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Gli ultimi istanti prima della chiusura

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un premio alla mia casa editrice … e uno per il mio libro Chiacchiericcio nella terna finalista

http://www.dagospia.com/rubrica-6/cafonalino/cafonalino-il-mesto-tramonto-di-gianni-letta-finito-ormai-a-consegnare-inutili-premi-a-68265.htm

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Fiera del libro più libri più liberi

In partenza per Roma. Da giovedì 5 a domenica 8 dicembre saremo alla fiera più liberi più libri, stand T32. Giovedì 5 alle ore 19, sala turchese presentazione della raccolta poetica Questioni private di Andrea Carraro.

Vi aspettiamo!

logo piùlibri

http://www.piulibripiuliberi.it/VIS/VIS_CatalogoPubblico.aspx?IDUNI=e52nsshiw0mhbr3wmpto0pvz2497&MDId=6129&Skeda=MODIF2316-1623-2013.9.25

http://www.piulibripiuliberi.it/menu2009/programma/programma_all.aspx

Mattanza dell’incanto sul Fatto quotidiano

Di solito non mi occupo di poesia, ma Mattanza dell’incanto (Marco Saya Editore), di Nicola Vacca, una delle voci più originali, attente, indipendenti e coraggiose del panorama intellettuale italiano, va oltre il lirismo per imporsi al lettore come uno spaccato onesto e limpido della condizione attuale del Belpaese. Poesia civile di chiara indignazione ideologica e culturale quella dello scrittore, critico letterario e opinionista gioiese. Nella prefazione, Gian Ruggero Manzoni scrive: “Nicola Vacca indica, in questo suo ultimo libro, oltre che le cause, anche i possibili effetti del crollo, affidandosi alla poesia, la quale ritorna a diventare ‘metodo sociale di lotta’ al fine di sensibilizzare (accusare) poi di spronare una possibile reazione a uno stato, non accettato, putrescente e cancrenoso”. Un antidoto al nichilismo, una scossa per i sensi e per le atrofizzazioni mentali che investono tutti. “Il mondo brucia / anche se non ci sono fuochi / che accendono l’oscurità”. Da leggere e rileggere. ( Lorenzo Mazzoni )

http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/01/ginsberg-kerouac-chaplin-le-letture-di-dicembre/796843/

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