” Oggi non c’è scampo per libertà e stupore “

di poesiaoggi

Ha scritto molto e il suo libro più recente è “Mattanza dell’incanto” (Marco Saya Edizioni, pp. 83, 10  euro). Quando lavora ai suoi versi sceglie luoghi particolari, che in qualche modo possano aiutarli a venire alla luce. Così anni fa Nicola Vacca si ritrovò addirittura a Cellino Attanasio. Poeta tra i più considerati, e voce di grande forza e profondità, si racconta in questa intervista.

Mi hai detto che nell’estate del 2011 decidesti di ritirati a scrivere a Cellino Attanasio. A che cosa stavi lavorando?

Quando decisi di appartarmi per scrivere in assoluta serenità stavo lavorando a Almeno un grammo di salvezza, un libro per me molto importante. Una riflessione sulle Sacre Scritture . In quei mesi mi ero già ritirato in eremi e posti appartati immerso nella lettura della Bibbia. Trovai a Cellino l’ambiente adatto per poter completare quel lavoro.

Come mai scegliesti Cellino?

Sono convinto che nulla accada per caso.Sono arrivato a Cellino tramite Maria Grazia Cavallucci, la moglie di un mio caro amico romano, Antonello, di origini cellinesi appunto. La prima volta che ho visto questo luogo strordinario sono rimasto letteralmente incantato. I miei amici mi hanno dato le chiavi della loro piccola casa ed eccomi qui.

Cosa ti ha detto e dato quel borgo?

Cellino Attanasio,accogliente borgo medievale nella provincia di Teramo, è stato il luogo ideale per il percorso di riflessione che ho affrontato in questo libro. Davanti il Gran Sasso e dentro una pace immensa e un silenzio che attende soltanto di essere ascoltato. Qui ho trovato la pace e la tranquillità di cui avevo bisogno per attraversare le Sacre Scritture e contemplare senza tumulti quella quiete che ti offre questo piccolo paese dove sembra non succedere nulla, ma alla fine ti accorgi che una piccola rivoluzione interiore investe l’ anima e ti fa stare bene. Merito anche dei cellinesi, generosi, semplici e autentici. Li ringrazio per avermi sorriso al primo incontro e accolto nella loro comunità

Quindi il rapporto tra la scrittura e l’ambiente in cui la sia pratica per te è tutt’altro che secondario.

Sono i luoghi e le persone che scelgono me. La mia scrittura è mero attraversamento. E in questo attraversamento c’è posto prima di tutto per i luoghi che mi lasciano dentro tracce e per le persone da cui cui ho sempre qualcosa da imparare. Essendo la mia scrittura immanente posso sicuramente dire che essa è legata allo spirito dei luoghi che frequento.

Hai avuto altre esperienze di questo tipo? Voglio dire: ti è successo altre volte di scegliere un luogo come sede del tuo cantiere di scrittura?.

Accade ogni giorno. Penso in tutta sincerità che se non fosse così non avrei mai scritto nulla.

Ma la scrittura quando e come è entrata nella tua vita?

Forse è nata con me. Ho sempre amato il confronto duro con la parola. Per me questo significa fare i conti con tutto quello che tocco e percepisco e soprattutto è il modo migliore per raggiungere gli altri. La scrittura è la mia vita e non può essere altrimenti.

Quali sono le possibilità – o i compiti, ammesso che ne abbia – della poesia nel contesto globalizzato e omologato di oggi? Te lo chiedo pensando in particolare alla tua silloge “Incursioni nell’apparenza”.

L’indicibile è la meraviglia che ci portiamo dentro e che non riusciamo a proporre all’esterno. Abbiamo bisogno della poesia e della sua ricchezza interiore per mostrare una volta per tutte quello che di buono abbiamo. Solo che è più comodo farsi e fare del male, piuttosto che mostrare all’altro quello che realmente siamo. La nudità fa paura perché scomoda, l’ipocrisia è la maschera che ci permette di andare avanti. E così, per citare il grande Gaber, facciamo finta di essere sani
La poesia di certo non salva la vita, ma offre infinite possibilità in questo tempo che non concede vie di scampo.

Mi pare di notare, nei tuoi libri, anche un’inclinazione interrogante, se non proprio speculativa, delle tue parole…

Scrivo sempre ponendomi domande e le risposte non mi interessano.Non concepirei la mia scrittura senza punti d domanda .Quello che più mi interessa è frequentare il giardino del dubbio.Penso che l’arte del dubitare interrogandosi sempre doni fecondità alle parole e alle cose.

Penso a un altro tuo libro, “Civiltà delle anime”, e la domanda è questa: quale tipo di sintesi trova nei tuoi versi il rapporto con la realtà. Mi correggo, con la superficie della realtà.

La sintesi è nel raggiungimento in senso laico di una vita spirituale. Quello che conta per costruire una “Civiltà delle anime” è credere in determinati valori. Amore, Bellezza, Giustizia e Verità.Senza questi la città dell’uomo non potrà mai nascere e il nichilismo avrà sempre la vittoria facil in tasca.

In “Mattanza dell’incanto”, libro fortemente e profondamente civile, c’è una sorta di esame autoptico dell’Italia di oggi e – implicitamente – un processo.

Il mio libro apre una finestra di pensiero sulla crisi morale che tutto sta uccidendo. La mattanza continua a mietere vittime. Il poeta non può continuare a tacere davanti a questo massacro della libertà e dello stupore. Il suo compito è quello di riempire il caos, sapendo di non essere predicatore delle moltitudini.
“Mattanza dell’incanto” è innanzitutto poesia libera, e in quanto libera diviene poesia sociale, morale, che ci dice ciò che abbiamo perduto, e nella critica spietata verso la contemporaneità tende a indicare una via, invita a riscoprire il significato e il senso della parola “civiltà”.
Siamo in un permanente stato d’allerta e io cerco soltanto di svegliare le coscienze. Per questo continuerò a scrivere, rifiutando ogni tipo di compromesso e soprattutto facendo della poesia una cosa onesta. «Dovete ascoltare i poeti, perché i poeti sono sentinelle, guardano lontano e sanno indicare la via». Così la pensava David Maria Turoldo. Speriamo che questo accada al più presto, perché non abbiamo molto tempo.

Il poeta non può che essere, dunque, anche un intellettuale, una voce critica, o per meglio dire, una voce di libertà…

Non so se il poeta debba essere anche un intellettuale. Il poeta è un testimone che non deve mai scendere a compromessi e soprattutto non deve mai nascondersi. Quello lo sanno fare bene gli intellettuali, appunto.

Quali sono gli autori sui quali ti sei formato?

Nietzsche, Cioran, Ceronetti, Flaiano, Campana, Ungaretti e tutti i poeti e filosofi che hanno sempre creduto nella schiettezza della parola nuda.

Tu sei anche critico. Anche questo è un modo per gettare una sonda nel presente…

La critica letteraria è una vocazione che sta sempre dalla parte dei lettori. Mai e poi mai scrivere con l’intenzione di ingannarli. Purtropp oggi questo accade spesso e i risultati sono catastrofici.
La critica letteraria italiana non vive un periodo felice. Ma i suoi assassini sono i critici letterari stessi, troppo pieni di sé ch non hanno nessuna intenzione di rinunciare alla loro arroganza culturale e soprattutto esercitano quel mestiere per trarre da esso vantaggi personali.
Il critico letterario di una volta recensiva libri non per procurarsi potere , non per compiacere alcune case editrici, o fare il ruffiano con il libro scritto da un amico. Il recensore di un altro tempo parlava di libri perché li amava.
La nostra cultura ha più che mai bisogno di critici corsari e emotivi che sappiano rivendicare le ragioni della letteratura che sono appunto quelle delle vita.

nicola vacca

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