Non sentirsi più soli: la poesia di Irene Paganucci

di poesiaoggi

generAzione rivista

Talvolta, a parlare di poesia, si fa fatica. Non è mai perché si tratta di poesia brutta, perché di poesia brutta, tolta quella fatta in malafede, non ce n’è, è tutt’altra la questione. Alle volte si fa fatica a parlare di poesia perché la poesia ti si presenta davanti, ed è completa, ed è immediata, e la senti amica subito, e allora perché ricamarci sopra, che poi magari tu sei lì a parlarne e riparlarne, quando invece magari la poesia ti ha bussato alla porta per compensare tanti giri di parole e farti godere un beato silenzio di grazia?

La poesia di Irene Paganucci, giovane poetessa lucchese, mi è capitata tra le mani sotto forma di un magro libriccino bianco dalla copertina piacevolmente ruvida al tatto, con un titolo ruvido anche quello: Di questo legno storto che sono io.

Di questo legno storto che sono io
non ridere, amore…

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