poesiaoggi

POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI …

Mese: aprile, 2014

Le belle stagioni di Franz Krauspenhaar

Aprile è stato una cometa, un asteroide
o chissà chi, lei non sa chi è, chi sono io,
gioca coi nostri sensi risvegliati, da parti
senza nome e cognome. Così, silenziato,
un muscolo involontario, l’aprile passa
come una nuvola, o un segno di matita,
sul foglio. Non ne ricordo che spioventi minuti,
contro un sole abbastanza infelice, dentro attimi
compromettenti, senza entusiasmi. Aprile,
dolce dormire, in un letto di paglia e di fieno,
dentro una ciotola da bar, con patatine avviluppanti,
e ginger rossi catena di moto sull’asfalto, il morto
subito volto, col giubbotto di pelle sopra il corpo
cadavere. Sei stata a casa e hai fatto le valigie,
per Parigi. Ad aprile è normale dopo Pasqua,
che ha sfiorato appunto l’aprile alla fermata
d’ogni autobus. Al 31 marzo, quest’anno, come
in un dolce buco della serratura, di cioccolata
in uova. Sei andata a Parigi nel dolce contrappunto
di quasi tiepide piogge, mezzorette così, mentre
a Milano quando piove regge quel tempo eterne
settimane. Sei andata alla carica con quel trolley
rosso, fantastico, bello come una Ferrari, forse
perché è tuo, non so, non capisco. Parigi ti ama
e fa bene, credo lo faccia più di me, che sono
soltanto un uomo; una metropoli così ha un fiato
d’eternità, è come Dio nel maglio della creazione,
ama qualcuno per statuto divino.

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Per chi fosse in zona …

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Presentazioni alla Fiera del libro di Torino

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Le mucche non leggono Montale – L’incubatore Presentazione del libro di Giulio Maffii

giovedì 08.05.2014 18.00 h

Presentazione libro a cura di

MARCO SAYA EDIZIONI

Giovedì 8 maggio, ore 18.00

Incubatore

Partecipanti:

Giulio Maffii

Marco Saya

http://www.salonelibro.it/it/programma/giovedi-8/details/5211-Le-mucche-non-leggono-Montale.html

 

Milano dalle finestre dei Bar – L’incubatore Presentazione del libro di Luca Vaglio

lunedì 12.05.2014 14.00 h

Presentazione libro

a cura di

MARCO SAYA EDIZIONI

Lunedì 12 maggio, ore 14.00

Incubatore

Partecipanti:

Marco Saya

Luca Vaglio

http://www.salonelibro.it/it/programma/lunedi-12/details/5282-Milano-dalle-finestre-dei-Bar.html

Filosofia spicciola a cura di Nicola Vacca

Filosofia spicciola

Recensione di Nicola Vacca

Filosofia spicciola

Il poeta deve essere un uomo del proprio tempo. La sua attività è prima di tutto scrivere versi per dare conto di tutto ciò che deflagra nell’immanenza incerta di un divenire quotidiano di cui spesso ci ostiniamo per comodità e opportunismo a ignorare la crudeltà del suo vero.

C’è un bisogno autentico, in questa bassa epoca di cialtroni e mestieranti, di poeti che credono nella parola perché c’è ancora troppo da fare.

Marco Saya è uno di questi e il suo Filosofia spicciola, verso dopo verso, è il libro di un poeta che deciso di essere guardiano dei fatti e testimone diretto con la sua esperienza della realtà che attraversa.

La sua Filosofia spicciola è fatta di attraversamenti che si intrecciano tra loro e danno vita a un mosaico che raffigura nella sua disumana essenzialità tutta l’approssimazione di un tempo che in ogni momento cade per farsi male.

È nell’essenza delle cose la poesia di Marco Saya. La sua filosofia imbraccia l’arma della parola che come un bisturi tagliente interviene sulle ferite aperte della realtà e del suo inferno immanente che brucia tutto di “una commedia del quotidiano” che si autodistrugge per assenza di umanità.

continua su http://www.satisfiction.me/filosofia-spicciola/

Il nuovo libro di Franz Krauspenhaar dal titolo Le belle stagioni

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http://www.marcosayaedizioni.net/#!product/prd3/1995977165/le-belle-stagioni

http://www.ibs.it/code/9788898243099/krauspenhar-franz/belle-stagioni-stagioni.html

Un estratto dalla prefazione di Andrea Caterini:

Credo ancora che la verità della poesia di Krauspenhaar vada cercata in quello che non dice; meglio, in quello che lascia intuire tra uno strepito e una violenza verbale, tra un’invettiva e uno stato umorale. Per questo è solo apparentemente una poesia autobiografica. Tutti gli stralci delle piccole esperienze che racconta – il sesso con una donna, i viaggi in metropolitana, le partite di calcio e i documentari guardati in televisione –, seppure realmente avvenuti, non svelano nulla di chi scrive, piuttosto hanno lo scopo preciso di deragliare l’attenzione del lettore sulla cosa che davvero vale la pena riconoscere. Come nel componimento 27, nel quale mentre definisce, o immagina e inventa, il proprio albero genealogico, in cui scopre un antenato col quale si identifica, in realtà non fa che tenere a distanza ancora una volta il verso dalla nudità di chi quello stesso verso scrive per inganno, o per mistificazione: «Il nome/ che ho sempre avuto è del nobile signore/ Frans Kroeshaar». O ancora: «Sono l’uomo delle stagioni, sono l’uomo/ di tutti e di nessuno, sono l’anno diviso». Nell’essere «di tutti e di nessuno» Krauspenhaar ci sta sostanzialmente svelando, seppure ironicamente, una paura. Voglio dire che mentre mette in scena il suo teatro degli umori (quelle stagioni che una volta lo deprimono, un’altra lo esaltano) sta compiendo un esercizio di nascondimento: protegge il proprio tremore. Allora ci si accorge che la scrittura, per Krauspenhaar, più che una confessione è una forma di salvezza: «Invece la fantasia mi ha salvato un’altra volta,/ amica mia, e ce ne vorrà ancora tanta, troppa,/ per passare l’inverno».

Da pag. 34 a pag. 50 la riproposizione del mio “concerto in minuscolo punteggiato”

Care lettrici e cari lettori,
è stato pubblicato il numero 5 della rivista Alibi.
Di seguito i link per consultarla gratuitamente o acquistarla.

http://www.lulu.com/shop/alibi-rivista/rivista-alibi-numero-5/paperback/product-21566153.html

La redazione di Alibi altrove letterario

alibi

Le belle stagioni di Franz Krauspenhaar – in imminente uscita

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Porco cane che ansia
di merda, lei puzza
persino. È lombarda,
di sicuro finto indaffarata;
è scontata, una pasticceria,
uno spaccio. Le luci fondono
le nostre anime, è il buio
oltre la siepe che non c’è,
sta fuori, da Trezzano in giù.
Senza giardini, morti di gelo
come barboni nella notte, e
manici di scopa, e reti lunghe,
dove dormire sonni eterni.
Quest’ansia puzza come
la brutta morte di un cane,
è il passato, che ci torna
in mente. Non la senti?
Anche tu, amica mia, o altro
che non sappiamo bene,
non la senti quest’ansia?
Così povera, accartocciata
sul nostro pane secco,
michette nere, unghie di pane
nero, come pestato da un calcio
del tempo? Come puoi sopportarmi?
Non lo so, è mistero, io son diventato
una luce intermittente, un fanale
che perfora la nebbia, e non sa dove
s’è lasciato sfondare. Come luci buie,
come finestre sciolte da un incendio
che non sappiamo perché s’è avviato,
non sappiamo da dove ci arriva
questo porco macello senza denti
tra le mandibole dei maiali, nei ganci.
Il sangue defluisce anche da noi:
come fai a sopportarmi, amica mia?
Non sei una vera amante, o forse
non lo sei più, la coperta ti serve
per scaldare la nostra rimostranza
a un freddo mondo, ormai pure
invisibile. Che ci ha fatto la vita,
cosa ci ha bucato tra l’ombelico
e quei cento metri di strada
fatti tutte le mattine per stringere
la metropolitana?

copertina le belle stagioni