Le belle stagioni di Franz Krauspenhaar – in imminente uscita

di poesiaoggi

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Porco cane che ansia
di merda, lei puzza
persino. È lombarda,
di sicuro finto indaffarata;
è scontata, una pasticceria,
uno spaccio. Le luci fondono
le nostre anime, è il buio
oltre la siepe che non c’è,
sta fuori, da Trezzano in giù.
Senza giardini, morti di gelo
come barboni nella notte, e
manici di scopa, e reti lunghe,
dove dormire sonni eterni.
Quest’ansia puzza come
la brutta morte di un cane,
è il passato, che ci torna
in mente. Non la senti?
Anche tu, amica mia, o altro
che non sappiamo bene,
non la senti quest’ansia?
Così povera, accartocciata
sul nostro pane secco,
michette nere, unghie di pane
nero, come pestato da un calcio
del tempo? Come puoi sopportarmi?
Non lo so, è mistero, io son diventato
una luce intermittente, un fanale
che perfora la nebbia, e non sa dove
s’è lasciato sfondare. Come luci buie,
come finestre sciolte da un incendio
che non sappiamo perché s’è avviato,
non sappiamo da dove ci arriva
questo porco macello senza denti
tra le mandibole dei maiali, nei ganci.
Il sangue defluisce anche da noi:
come fai a sopportarmi, amica mia?
Non sei una vera amante, o forse
non lo sei più, la coperta ti serve
per scaldare la nostra rimostranza
a un freddo mondo, ormai pure
invisibile. Che ci ha fatto la vita,
cosa ci ha bucato tra l’ombelico
e quei cento metri di strada
fatti tutte le mattine per stringere
la metropolitana?

copertina le belle stagioni

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