poesiaoggi

POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI …

Domenica 8 giugno tre poeti si raccontano …

Domenica 8 Giugno, ore 16.30 (Marco Saya Edizioni)

Tre poeti milanesi si raccontano… Scrive Andrea Caterini: “Il gioco de Le belle stagioni è complesso, e per certi versi tutto psicologico. Se la poesia è uno strumento di salvezza, Krauspenhaar sa pure che ciò da cui vuole salvarsi è il teatro al quale la vita sembra costringerlo. La poesia cerca di liberarsi una volta per tutte di se stessa: perché non è altri che lei la vera condanna.” Nella Milano di Vaglio, prosegue Guido Oldani, in cui si vive gomito a gomiti, in un realismo terminale così avvolgente come un sudario, ci sono dei campi base utili per scalare le montagne della nostra temporalità. Sono i bar con musica e avventori, che permettono di pensare quasi shackespirianamente intorno all’esistere o invece no.La parola poetica della Mearini pare scolpita sul foglio come per testimoniare una mancanza temporale attraverso la propria fisica presenza, quasi fosse, l’autrice, uno scultore che lavora non solo il marmo, bensì l’incavo già solcato precedentemente. È una scrittura eversiva dunque, ma sempre precisa e presente a se stessa, dalla prefazione di Antonio Bux. La Fornace – giardino, alzaia Naviglio Pavese 16 – tram 3, 9; bus 47

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XII Edizione Premio Roberto Farina

L’opera di Marco Saya propone una apparente analisi del quotidiano: apparente in quanto – nascosta tra le pieghe dell’osservazione dei piccoli avvenimenti e delle piccole cose che lo circondano – si mostra una sorta di filosofia che, ben lontana dall’essere “spicciola” (come indica il titolo), offre al lettore dei notevoli spunti di riflessione.

Ironicamente, a tratti in maniera giocosa e affabulatoria, come avviene nelle favole e nelle fiabe, l’Autore ci pone sotto gli occhi uno spaccato del mondo contemporaneo con le sue contraddizioni, le crisi, le deflagrazioni, i clichè, le armonie e le stonature.

Il suo linguaggio, personalissimo e spesso contaminato da frasi e parole che ci riportano ad idiomi stranieri o a suoni jazz – non a caso il Poeta è anche un raffinato musicista -, si divincola e si svincola dai luoghi comuni: il tutto con una leggerezza di tono e di forma che nasconde un forte spessore semantico.

A prima vista, l’opera è concepita in maniera semplice, raffinata e intelligente; ma le liriche – brevi, graffianti, spesso lapidarie – sono espressioni capaci di gettare nel “corpo” del lettore tutto ciò che si compone e de-compone nel terzo millennio, allo scopo di risvegliare coloro che si sono assopiti nella monotonia, nella noia, nella routine, negli errori dell’esistenza.

La sua filosofia spicciola è formata da frammenti poetici che si intrecciano dando origine a un puzzle che raffigura il tempo contemporaneo in tutta la sua umanità/disumanità, in tutta la sua presenza/assenza, in tutto il senso/nonsenso dell’esistere.

La poesia di Marco Saya è indubbiamente “civile e sociale”, ma priva di retorica, senza alcun compiacimento o sfoggio letterario; senza parole usate ed abusate ma con la consapevolezza che – come afferma nella chiusura dell’opera – sarebbero sufficienti quattro versi per fare della poesia un messaggio importante ai fini della costruzione di una coscienza critica e della comprensione di un modo di vivere più umano e libero.

GIUSEPPINA AMODEI

premio farina

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BIL 2014 – La poesia ironica, i poeti di spirito (video della manifestazione)