poesiaoggi

POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI …

Mese: luglio, 2014

“Una poesia feroce e impura” di Mario Fresa: “Biscotti selvaggi” di Franz Krauspenhaar, Marco Saya editore, Milano 2012

Carteggi Letterari - critica e dintorni

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Una poesia feroce e impura

di Mario Fresa

Scrivere veramente significa, ricorda Wittgenstein, abbandonare trampoli e scale, e restare in piedi, e soli, con l’unico sostegno dei nostri piedi nudi. Ciò impone l’abbandono di un centro rassicurante e, in generale, il rifiuto di una utopistica risposta illuminatrice; e allora, solo allora, quando avremo rinunciato a questi appoggi pietosi, ai trampoli e alle scale (insomma, all’ipocrisia e alla viltà dei nostri quotidiani infingimenti), si smetterà di scrivere per capire, e si deciderà di scrivere per rammentare l’assurdità di voler capire qualcosa (e anche, certo, per mostrare la stessa assurdità di scrivere). La poesia ci dovrebbe trovare proprio così: svestiti e disingannati, coi piedi scoperti e con indosso soltanto le nostre infinite, bizzarre domande, e le nostre incomunicabili ossessioni; e col fardello della nostra vita così inenarrabile e così stupida, così grottesca e così meravigliosa. Un poeta riesce…

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Foto di “Aperitivo in terrazza con musica, tango e poesia…”, evento organizzato dalla poetessa Cinzia Demi

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Una poesia feroce e impura di Mario Fresa

Scrivere veramente significa, ricorda Wittgenstein, abbandonare trampoli e scale, e restare in piedi, e soli, con l’unico sostegno dei nostri piedi nudi. Ciò impone l’abbandono di un centro rassicurante e, in generale, il rifiuto di una utopistica risposta illuminatrice; e allora, solo allora, quando avremo rinunciato a questi appoggi pietosi, ai trampoli e alle scale (insomma, all’ipocrisia e alla viltà dei nostri quotidiani infingimenti), si smetterà di scrivere per capire, e si deciderà di scrivere per rammentare l’assurdità di voler capire qualcosa (e anche, certo, per mostrare la stessa assurdità di scrivere). La poesia ci dovrebbe trovare proprio così: svestiti e disingannati, coi piedi scoperti e con indosso soltanto le nostre infinite, bizzarre domande, e le nostre incomunicabili ossessioni; e col fardello della nostra vita così inenarrabile e così stupida, così grottesca e così meravigliosa. Un poeta riesce, oggi, a fare ciò? Negli ultimi anni, chi ha frequentato la poesia italiana contemporanea ha dovuto sopportare, nella maggioranza dei casi, la falsissima retorica umanistica o la lamentazione sentimentale; o, peggio, la propensione alla fola carezzevole e sognante. Difficile incontrare un poeta che abbia la penna dura come una lama e il pensiero determinato e crudele, perché onesto e disilluso. Lo abbiamo trovato in Franz Krauspenhaar. La sua ultima raccolta, pubblicata da Marco Saya, uno dei nostri più intelligenti editori di poesia, si presenta con un titolo ch’è un sopraffino e malvagio ossimoro: Biscotti selvaggi. Troverai, in questo libro di fuoco, una specie di immersione nella fanga dell’anti-idilliaco, uno scivolamento incontrastabile nella gioia dell’eresia e dell’erosione. La poesia è questa: grandine, subisso, sproposito, eccedenza. Se ambisce, infatti, a dire la vita, come potrebbe mai conoscere l’equilibrio e la concordanza, la ragionevolezza o il rigore? Non si può rendere forzatamente logica o trasparente la ragna ambigua dell’esistenza: né puoi smagliare, nemmeno un poco, il densissimo tessuto delle sue trame incomprensibili; né presumere di sciogliere l’intrico dei suoi molti, misteriosi nodelli.

Krauspenhaar ha rinunciato alla ricerca delle risoluzioni e delle terapie, e naviga contro, sempre e comunque. La sua poesia, così nuda e disperata, ha il dono raro di una saggezza feroce e dissidente, mai ricompositiva, mai pacificante. Ecco un poeta vero: estremista e tagliente come pochi, e deciso a non risparmiare nulla (soprattutto, pronto a non risparmiare se stesso). Leggete Krauspenhaar e la sua poesia fulminante: col suo prodigioso ritmo, fluviale e forsennato, con la sua allegra braverie dissonante, costruisce una scrittura felicemente impura e inquieta, capace di sprofondare il lettore nel fondo di una tragicomica, instabile e vulcanica galleria di invettive, di gioie improvvise, di denunce deliranti che inceneriscono e disperdono tutte le possibili armonie consolatrici dell’umanismo e delle ideologie, delle fedi e delle speranze, degli accomodamenti e delle conciliazioni.

http://farapoesia.blogspot.it/2014/07/unapoesia-feroce-e-impura-di-mario.html?spref=fb

biscotti selvaggi cover

Risultati Opera Edita Premio di poesia Lorenzo Montano

Opera Edita

ANTEREM
RIVISTA DI RICERCA LETTERARIA
Premio di poesia e prosa
Lorenzo Montano
V E N T O T T E S I M A  E D I Z I O N E  ( 2 0 1 4 ) “Raccolta inedita”, “Opera edita”,
“Una poesia inedita”, “Una prosa inedita”,
“Opere scelte”

Patrocinio: Provincia di Verona

Poeti premiati con Menzione

Anna Albertano, Stagioni promesse, Campanotto Editore, 2013
Marco Bellini, Sotto l’ultima pietra, La Vita Felice, 2013
Marco Buzzi Maresca, Poema dello schermo, Onyx Editrice, 2014
Francesca Canobbio, Asfaltorosa, L’arcolaio, 2013
Alessandro Canzian, Luceafarul, Samuele Editore, 2012
Franca Maria Catri, Uccelli di passo, Gazebo, 2013
Salvatore Contessini, Dialoghi con l’altro mondo, La Vita Felice, 2013
Cinzia Demi, Ero Maddalena, Puntoacapo, 2013
Renzia D’Incà, Bambina con draghi, Biblioteca dei Leoni, 2013
Marcello Gombos, Eine Schweine-Nachtmusik, Youcanprint, 2013
Oronzo Liuzzi, Condivido, Puntoacapo, 2014
Danilo Mandolini, A ritroso, Edizioni L’Obliquo, 2013
Brina Maurer, Architectures, Gradiva Publications, 2013
Monica Palma, Lady Enne Enne, La Vita Felice, 2013
Alfredo Poli, Poesie Sparse;
Vittorio Ricci, Tra squarci di silenzi assenza, Aletti Editore, 2011
Francesca Simonetti, Per sillabe e lame, Edizioni del Leone, 2013
Alter Spirito, Suite poetica, Kairos Edizioni, 2013
Tiziana Tius, L’eresia del pianto, Thauma Edizioni, 2011
Maria Alessandra Tognato, Sbaragli di luce, Ibiskos Editrice, 2013
Ferdinando Tricarico, La famigliastra, Manni, 2013
Luca Vaglio, Milano dalle finestre dei bar, Marco Saya Edizioni, 2013
Gianni Zampi, Qui è sempre inverno, Italic, 2013

Poeti premiati con Segnalazione

Gian Maria Annovi, Italics, Nino Aragno Editore, 2013
Alessandro Assiri, Appunti di un falegname senza amici, Lietocolle, 2013
Francesco Balsamo, Tre bei modi di sfruttare l’aria, Edizioni Forme Libere, 2013
Luigi Cannillo, Galleria del vento, La Vita Felice, 2014
Anna Maria Carpi, Quando avrò tempo, Transeuropa, 2013
Stefania Crozzoletti, Poco prima della guerra, Kolibris Edizioni, 2013
Miguel Angel Cuevas, Scrivere l’incàvo, Il Girasole Edizioni, 2011
Enrico De Lea, Dall’intramata tessitura, Edizioni Smasher, 2011
Adele Desideri, Stelle a Merzò, Moretti & Vitali, 2013
Marco Ercolani, Si minore, Edizioni Smasher, 2012
Ivan Fedeli, Campo lungo, Puntoacapo, 2014
Zara Finzi, Per gentile concessione, Manni, 2012
Gabriella Galzio, La discesa alle Madri, Arcipelago Edizioni, 2011
Maurizio Landini, Dorsale, Marco Saya Edizioni, 2013
Dante Maffia, Io. Poema totale della dissolvenza, EdiLet, 2013
Roberto Maggiani, La bellezza non si somma, Italic, 2014
Francesca Matteoni, Nel sonno, Editrice Zona, 2014
Giusi Montali, Fotometria, Edizioni Prufrock spa, 2013
Alberto Mori, Meteo Tempi, Fara Editore, 2014
Gabriella Musetti, Le sorelle, La Vita Felice, 2013
Marisa Papa Ruggiero, Di volo e di lava, Puntoacapo, 2013
Gilda Policastro, Non come vita, Nino Aragno Editore, 2013
Nicola Ponzio, Il mio nome nel tuo nome, Oèdipus, 2014
Maria Pia Quintavalla, I compianti, Effigie, 2013
Jacopo Ramonda, Una lunghissima rincorsa, Bel-Ami Edizioni, 2014
Filippo Ravizza, Nel secolo fragile, La Vita Felice, 2014
Marco Saya, Filosofia spicciola, Marco Saya Edizioni, 2014
Cesare Vergati, Falstaff o l’inconsueto, ExCogita Editore, 2013

Poeti finalisti

Alessandro Broggi, Avventure minime, Transeuropa, 2014
Mauro Caselli, E’ veramente cosa buona e giusta, Battello stampatore, 2014
Alessandro Catà, Continenti persi, Moretti & Vitali, 2013
Silvia Comoglio, Via Crucis, Puntoacapo, 2014
Michele Porsia, Bianchi girari, Giulio Perrone, 2011
Luigi Severi, Specchio di imperfezione / Corona, La Camera Verde, 2013
Italo Testa, I camminatori, Valigie Rosse, 2013

Opera edita vicitrice

È veramente cosa buona e giusta di Mauro Caselli, Battello stampatore, 2014

http://www.anteremedizioni.it/xxviii_edizione_premio_lorenzo_montano_opera_edita

Milano dalle finestre dei bar di Luca Vaglio a cura di Franco Manzoni

Luca vaglio rec

 

 

 

 

Aperitivo in terrazza con poesia, musica e tango …

locandina bologna

Di questo legno storto che sono io a cura di Luigi Carotenuto

Di questo legno storto che sono io

Di Luigi Carotenuto In 2014, Anno VIII – Numero 2, Maggio – Agosto, Poesia, Sommario l’EstroVerso/ 7 luglio 2014

PoeSia

Una scrittura lieve, flautata direi, per usare un aggettivo caro all’ultimo Caproni, è uno degli elementi distintivi della poesia di Irene Paganucci. Compagno di avventura editoriale il prefatore, Andrea Donaera, anch’egli poeta, scelto con molta probabilità per affinità elettive, immediata sintonia con la frequenza esistenziale e poetica dell’autrice. Fa bene Donaera a convocare Patrizia Cavalli e Vivian Lamarque per evidenziare la semplicità complessa che è il risultato di questi testi, dall’intensa colloquialità e introspezione, i quali riescono a svolgere il tema offerto dai versi della Cavalli posti in esergo: «Ma per favore con leggerezza / raccontami ogni cosa / anche la tua tristezza». “Di questo legno storto che sono io”, (Marco Saya Edizioni), è un libro felice, dal titolo capricciosamente vitale (aspetto questo, che si chiarisce soprattutto dopo la lettura dei versi), con quel procedere sghembo sul mondo, un esordio notevole di un’autrice molto accorta riguardo la tradizione poetica italiana e straniera, con quella capacità di disfarsene per la propria scrittura. Breve e compiuto, dall’ingenuità sorprendente ma controllata (una sorta di vera e propria forma mentis che la accomuna a Donaera), riesce ad assecondare le onde volubili dell’umore, in descrizioni quotidiane che toccano il cinematografico con il distanziamento apparente dell’ironia, usata come medicina per alleggerire appunto il carico emotivo dello sturm und drang sentimentale. C’è una sorta di cinismo-maschera, lo schermare i sentimenti attraverso accostamenti letterari, per troppo sentire. Ma c’è anche un dichiararsi frontale, forse per bisogno di percepirsi nello specchio del proprio enunciato: «Di questo legno storto che sono io / non ridere, amore, è questo soffiare / del vento è tutta la furia del tempo» (p.11); «Oggi ti amo come in un film di Allen: / spettinato occhialuto / oltremodo disperato, disposto a / tutto il mio amarti per puntiglio, / per smacco alla morte. / Oggi ti stramo.» (p. 18). L’originale commistione tra sogno e tenerezza, malinconia e quotidianità nella singolarità esemplare che riceve in dono il libro anche dall’aura della giovinezza anagrafica di chi l’ha scritto, regala a chi lo legge un’esperienza memorabile, ne sono emblematici questi due testi: «Mostrarti allegria è il gioco quotidiano / dello spazzolino dopo ogni pasto, / della doccia al mattino: / lavare per sporcare per ridarmi / un lustro che durerà un paio d’ore» (p. 30); «Io mi sento infelice, delle volte, / e mi viene in mente quando / ho chiesto Mamma, ma cos’è / la depressione? È quando vedi tutto / nero – mi disse. / E io che poi per anni ho creduto che era / una malattia degli occhi» (p. 29).

L’autore: Luigi Carotenuto

Nasce il 16 agosto del 1981, meno di un mese prima della morte di Montale, esattamente 121 anni dopo la venuta al mondo di Jules Laforgue. Nasce in prima serata (ore 21 per l’esattezza) e non ricorda la visita a Versailles fatta due anni dopo accompagnato dai genitori. Nel 2011, compiuto il trentesimo anno di età, fa suo il seguente frammento di Baudelaire: “Si dice che ho trent’anni; ma se ho vissuto tre minuti in uno… non ho forse novant’anni?” Il suo amore per la poesia non gli ha concesso finora agevolazioni fiscali o posti d’impiego pubblici, in compenso riceve (gratis) libri da recensire. Legge e scrive per sopportare la vita che non sopporta che legge e scrive, chiude con Amelia Rosselli: “Ogni giorno della sua inesplicabile esistenza / parole mute in fila”.

http://www.lestroverso.it/?p=6628

cover di questo legno

Uscita Numero 6: Luglio/Settembre 2014

Rivista Alibi

Numero 6 Alibi Rivista - Fronte

Natasha Lacatena, Vincenzo D’Urso, Salvatore D’Antoni, Alessandro Maria Artistico, Andrea Corona, Claudia Cautillo, Marco Saya, Lisa Biggi, Margherita Lollini, Joe Kowalski, Massimiliano Pricoco, Attilio Scatamacchia, Walter Ausiello, Andrea Fabiani.

    Care lettrici e cari lettori,

Al giro di boa del secondo anno, ecco pronto il numero sei di Alibi. Un grazie, come sempre, a tutte le autrici e a tutti gli autori che rendono vivo questo progetto. Anche stavolta, il nostro auspicio è di offrire interessanti e stimolanti letture a tutte/i coloro che incontreranno le pagine della nostra rivista. Buona estate dalla redazione.

Potete leggere il numero 6 nelle seguenti modalità.

Versione Cartacea (pagamento)

Versione sfogliabile (gratuita)

Per qualsiasi dubbio potete rivolgervi alla e-mail rivista.alibi@gmail.com.

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Voce alle nuove voci: Marco Saya edizioni

generAzione rivista

La salvezza della poesia, la salvaguardia del suo potente patrimonio sia in termini artistici che civili passa — ovviamente — per le mani del poeta, che tanto può far bene alla poesia quanto può far male perché spesso i poeti sono creature vanitose, sprovvedute, vittime inconsapevoli del proprio ego e convinti promotori del proprio prodotto, così arrovellati attorno alla comprensibile fame di attenzione da scordare la profonda importanza del confronto, l’utilità della ricerca poetica, la necessità prima di essere parte integrante di uno scambio di opinioni e non una voce lasciata affievolirsi nel vento. Ecco allora che il poeta, da solo, per la poesia può fare molto ma non può fare abbastanza.
Allora? Allora ogni tanto, tra grandi nomi dell’editoria inaccessibili per il povero poeta emergente e proposte editoriali ambigue che di quest’ultimo vorrebbero sfruttare l’ingenuità, ogni tanto scopri che qualcuno ha davvero a cuore il destino della poesia, e…

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“Considerazioni” sul primo Salone dell’editoria svoltosi a Milano dal 6 all’8 Giugno

Una bella lettera a cui, come editore, non ho potuto non sottoscrivere assieme ad altri 15, in merito al primo Salone dell’editoria a Milano svoltosi dal 6 all’8 giugno.

Siamo piccoli editori indipendenti e abbiamo partecipato al primo Salone dell’editoria che si è svolto dal 6 all’8 giugno a Milano, nell’ambito del Festival Letteratura Milano, giunto invece alla sua terza edizione.
Abbiamo aderito con grande interesse a un’iniziativa che ci sembra importante e meritoria, perché si propone di colmare gli storici vuoti che fanno di Milano (la capitale dell’editoria, nell’immaginario collettivo) una delle città meno attente ai piccoli editori indipendenti e alle forme di produzione culturale dal basso. Conoscevamo il festival, nato nel 2012, perché si è ormai conquistato un suo spazio e una sua credibilità, almeno fra noi addetti ai lavori e presso una fetta di pubblico attenta e coinvolta. Sapevamo già, proprio guardando all’esperienza del Festival Letteratura, che le iniziative di questo tipo hanno saputo da un lato attrarre e trovare apprezzamento attraverso canali e ambiti “social” (che non significa soltanto sul web, dove pure il seguito è molto ampio, ma anche nel passaparola), ma hanno per contro trovato modesto e faticoso riscontro presso le istituzioni e i media tradizionali.
Siamo però davvero ammirati, dopo aver vissuto queste giornate del Salone, per la stupefacente capacità esibita nell’arte di ignorare, svicolare e tacere, proprio da chi per ruolo dovrebbe essere il primo interessato a dare visibilità a una manifestazione del genere.
Siamo sinceramente colpiti dalla destrezza con cui le istituzioni milanesi, di fronte a un grande evento culturale realizzato a costo zero (per loro) e attraverso l’opera di volontari, hanno mirabilmente evitato di offrire forme di visibilità, di sostegno, persino di semplice presenza e testimonianza alla manifestazione, evitando con accuratezza di facilitare alla cittadinanza l’accesso a uno spazio di incontro culturale che è unico nel suo genere, per questa città. Impresa non semplice, perché sarebbe bastato davvero poco (una dichiarazione, un comunicato stampa, un po’ di affissioni, qualche agevolazione) per cadere in tentazione rischiando di agevolare l’accesso del pubblico.
Anche meglio, però, hanno saputo fare i grandi organi di informazione, a partire dai quotidiani cittadini (compresi quelli nazionali, ma con ampia sezione milanese e ottimi spazi per le pagine “culturali” locali). Non era davvero facile riuscire a venire meno persino al minimo sindacale di rispetto per il proprio lavoro, dando quantomeno notizia dell’esistenza del Salone: eppure ci sono riusciti. Una bella impresa, di fronte alla quale passano in secondo piano le poche righe frammentarie, confuse e spesso condite di errori dedicate ad alcuni eventi del Festival, o l’accurata assenza di giornalisti tra gli spazi espositivi.
Davvero, non possiamo che essere ammirati e apprezzare l’impegno profuso per mettere in atto una così meticolosa campagna di non-informazione della cittadinanza e dei lettori. Un apprezzamento tanto più grande se pensiamo che il tutto non può, con evidenza, essere frutto di banale distrazione o di sciatta approssimazione nello svolgere il proprio mestiere, quanto invece di consapevole scelta da perseguire con estrema cura.