poesiaoggi

POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI …

Mese: gennaio, 2015

Recensione a MARIA PAOLA CANOZZI, Settembre sarebbe un bel mese, Milano, Marco Saya Edizioni, 2014

La vita è anche altrove: e un altrove, in questo caso, non al di fuori dei nostri sensi limitati, ma qui, accanto a noi, sulla terra. Questo il nucleo del libro di Maria Paola Canozzi, Settembre sarebbe un bel mese, con cui l’autrice,muovendo guerra a una visione del mondo ciecamente antropocentrica, grida forte il diritto ad una esistenza piena di tutti gli abitanti del pianeta, di tutti gli esseri che popolano il cielo, il suolo, il mare. Perché “Gli animali non sono cose! Sono esseri senzienti, hanno un sistema nervoso come lo abbiamo noi, hanno sentimenti per i figli, soffrono di paura e di dolore come noi.Esattamente come noi hanno una vita sola e ci tengono a conservarla”. Ed esattamente come noi sognano – almeno quelli a sangue caldo–, sviluppano una socialità: ma diversamente da noi non uccidono per divertimento bensì per difesa o per la soddisfazione dei bisogni primari. Da qui un’incursione nel tunnel degli orrori, nelle multiple crudeltà che sostanziano la caccia, con sguardo attento alle violenze subite non solo dalle bestiole che incontriamo quotidianamente nelle nostre strade ma anche da quelle invisibili,sacrificate alla medicina e alla moda, torturate negli allevamenti intensivi, trasportate verso il mattatoio in camion soffocanti, lasciate morire per asfissia sui banchi del mercato. Creature considerate solo merce di consumo.
“[…] verrà un giorno, scriveva nel 1866 Iginio Ugo Tarchetti, in cui tutti gli atomi che costituiscono il globo saranno passati nel crogiuolo di un intestino umano …” . Tale immagine ripugnante di cannibalismo sembra prefigurare il ritratto della nostra società opulenta, pronta a divorarsi tutto nella sua insaziabilità, nella tensione a dominare l’aria, il mare con un continuo intervento di devastazione sulla natura; società ora in crisi, ma pervicace nel perseguire le pratiche disumane ed autodistruttive di un modello di sviluppo che porta al depauperamento e al collasso del pianeta. Lo scritto di Canozzi coglie tale aspetto, non si lascia ridurre nel recinto dell’animalismo: da quel fulcro si irradiano e vengono trattate le tante problematiche che attraversano il nostro tempo. Sono un intero sistema, una cultura ad essere messi in discussione con un j’accuse lucido e documentato: il dito si punta contro le nefaste abitudini alimentari, lo sfruttamento selvaggio del territorio, il danno causato dal trasporto su gomma, le discariche abusive, l’inquinamento, il cattivo gusto e la sporcizia che si prodigano ad imbruttire il volto delle città, la perdita di contatto con il mondo naturale; insomma, il libro è una risentita requisitoria contro la “sistematica aggressione al bene comune” .
Ma non è da credere che tali tematiche siano trattate con piglio accademico:sia i dati statistici che le numerose citazioni si inseriscono con estrema naturalezza nel flusso narrativo,l’abilità di Canozzi è soprattutto consistita nell’aver saputo miscelare con equilibrio elementi eterogenei in una narrazione che vuole avere finalità sia informative che persuasive senza però rinunciare alla componente immaginativa. L’azione si snoda attraverso episodi paradossali e divertentitenuti insieme dalla figura vivace di un narratore autodiegetico. Ma il paradosso è il punto d’arrivo di una situazione drammatica, il suo rovesciamento in un esito definitivo che non conosce appelli di sorta. Ancora una volta l’autrice riesce a realizzare una sorta di coincidentia oppositorum, in cui l’abnormità delle soluzioni prospettate, la loro inverosimiglianza sono funzionali alla sottolineatura della realtà penosa delle cause scatenanti. Quello che si viene configurando è per lo più, ma non solo, una sorta di giallo del quale si conosce fin dall’inizio l’assassino: la suspense consiste dunque non nel chi, ma nel come avrà luogo l’accadimento, mai del resto premeditato. La lingua mira all’immediatezza comunicativa: da qui in prevalenza l’uso del tempo presente, il ricorrere spesso al discorso diretto, a un lessico attinto dal vocabolario comune e a una struttura del periodo che, anche quando rinuncia alla paratassi, non smarrisce il lettore nell’intrico delle subordinazioni e coordinazioni ad esse collegate.Questo libro agile, apparentemente facile, è in realtà dotato di un notevole spessore, propone un modello di cultura alternativo e, in definitiva, si risolve in un invito a riappropriarci dell’humanitas, del rispetto delle differenti forme di vita, dell’ambiente e di noi stessi.
Mia Garré

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Filosofia spicciola inclusa nella ristretta lista dei circa 30 Libri dell’anno dell’Almanacco Punto della Poesia italiana, grazie!

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Trilogia dello zero, Antonio Bux. Note di lettura

Carteggi Letterari - critica e dintorni

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di Daniela Pericone

Antonio Bux, Trilogia dello zero, Marco Saya Edizioni 2012

È quasi un tracciato in codice Trilogia dello zero (Marco Saya Edizioni, 2012) di Antonio Bux, un libro ponderoso e complesso nei cui labirinti poetici si potrebbe rischiare di perdersi se non si fosse scientemente guidati dalla pertinace consapevolezza espressiva dell’autore, dalla sua esigenza di neutralizzare l’incombenza del vuoto attraverso la successione, l’accumulo, l’incastro di parole in una struttura che è appunto la sua forma di resistenza al vuoto, al nulla, allo zero, quello che Ghérasim Luca definisce “la cifra del buco assoluto”. Tre raccolte in una per arginare l’abisso delle nostre esistenze, dove davvero si percepisce la valenza salvifica della nominazione e i registri variano dalle astrazioni del linguaggio matematico alle punte liriche di una tradizione poetica assorbita e metabolizzata. Forse in questa scrittura prevale una certa ridondanza di teorizzazioni o un eccesso di concettismo, ma…

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Quadretto

Oggi a Milano era una splendida giornata con un cielo terso. Una badante portava a spasso una vecchietta su una carrozzina. Mi sorrideva la vecchietta, un sorriso sincero come i suoi occhi ridenti. Osservava l’azzurro intenso del cielo e forse considerava come non avrebbero mai potuto essere migliori, rispetto a cent’anni di vita già vissuta, queste sue ultime giornate.

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In imminente uscita Niente mai di Franco Castellani

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Lo sperpero corrotto del tempo: “Misinabì” di Giulio Maffii

a cura di Teresa Caligiure

10565746_10205280567312548_1647587580_nSu  quale materia verte la poesia? “Proprio su niente” risponde con vigorosa e sfuggente ironia Guglielmo IX d’Aquitania in uno dei versi più celebri della lirica trobadorica sul quale Giulio Maffii fonda le premesse del suo dire. La nuova raccolta poetica di Maffii, Misinabì, edita da Marco Saya Edizioni (Milano, 2014) per la collana Poesia oggi  (23), consta di venti componimenti e indaga l’atto poetico sin dal titolo: “Misinabì”, storpiatura dal francese mise en abyme, annuncia gli intenti metaletterari del poemetto, sviluppati mediante una fitta serie di singolari immagini: «credevo davvero / che un’ombra perseguitasse l’inoltre / e anche i vadoacapo / i distici le epigrafi». La scrittura trova il proprio rifugio e, paradossalmente, il proprio abisso nella parola, in quanto «l’unica identità della parola / è nella parabola dei ciechi»; non vi sono Verità cui fare riferimento: «l’errore è dentro noi nelle…

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ANNAMARIA DE PIETRO – RETTANGOLI IN CERCA DI UN PI GRECO – IL PRIMO LIBRO DELLE QUARTINE (MARCO SAYA EDIZIONI, MILANO, 2014)

DISGRAFIE - a cura di Antonio Bux

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NELLA MISURA DELLA SFIDA

Questo nuovo libro di Annamaria De Pietro (Rettangoli in cerca di un pi greco – Il primo libro delle quartine; pp. 172, euro 15, Marco Saya Edizioni, Milano, 2014) , è innanzitutto un libro di misure, di sfide. In questa sua misura della sfida, nella sua dismisura approssimativa l’espressione poetica qui traccia un contenitore di rimandi e giochi stilistici che contorna la pagina a suo piacimento, formando una sorta di spartito algebrico, a volte una specie di dizionario quantico, plasmando geometrie di suono e di senso, ma non solo, provocando una sorta di ludus poetico, vuotando il bianco di uno spessore ritmico imprescindibile, tipico di certa poesia della presente poetessa. Poesia spesso alta, nei suoi toni e rimandi, colta, quasi “maieutica” per certi versi. In questo suo nuovo lavoro, però, è questa precisione scansionata tra verso catatonico in quartina e allungo in prosa piana…

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UNA POESIA di Charles Baudelaire – Mario Fresa Un’interpretazione del Don Juan aux Enfers – Estratto da “Come un’altra riva” 

L'Ombra delle Parole Rivista Letteraria Internazionale

Charles Baudelaire Charles Baudelaire

Don Juan aux Enfers

Quand Don Juan descendit vers l’onde souterraine
Et lorsqu’il eut donné son obole à Charon,
Un sombre mendiant, l’œil fier comme Antisthène,
D’un bras vengeur et fort saisit chaque aviron.

Montrant leurs seins pendants et leurs robes ouvertes,
Des femmes se tordaient sous le noir firmament,
Et, comme un grand troupeau de victimes offertes,
Derrière lui traînaient un long mugissement.

Sganarelle en riant lui réclamait ses gages,
Tandis que Don Luis avec un doigt tremblant
Montrait à tous les morts errant sur les rivages
Le fils audacieux qui railla son front blanc.

Frissonnant sous son deuil, la chaste et maigre Elvire,
Près de l’époux perfide et qui fut son amant,
Semblait lui réclamer un suprême sourire
Où brillât la douceur de son premier serment.

Tout droit dan son armure, un grand homme de pierre
Se tenait à la barre et coupait le flot noir;

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La forma del dolore: sperimentazioni linguistiche nella poesia di Maurizio Landini. di Martina Daraio

Poetarum Silva

Pubblichiamo oggi il secondo dei due interventi di Martina Daraio, dottoranda in Scienze linguistiche filologiche e letterarie presso l’Università degli Studi di Padova. Il suo ambito di ricerca è quello della poesia contemporanea marchigiana, terra in cui è nata**, ambito d’indagine cui fanno riferimento anche questi articoli.
Il post riporta la presentazione del poeta Maurizio Landini, che è stata fatta di recente in occasione dell’VIII edizione del festival di poesia “La punta della lingua” di Ancona, con una selezione di testi.

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Maurizio Landini è nato ad Ancona, dove vive, nel 1972.

La scrittura poetica lo accompagna sin da giovanissimo ma la scelta di pubblicare nasce solo in seguito la morte del padre. Il titolo della sua ultima opera è un esplicito riferimento a questo evento: la raccolta, edita nel 2012 dall’editore Marco Saya, si intitola infatti Lo zinco, Lozinco-MaurizioLandini_zps078b8aaee nella dedica leggiamo subito il perché: dice: “mio padre…

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Da Rettangoli in cerca di un pi greco di Annamaria De Pietro

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