Lo sperpero corrotto del tempo: “Misinabì” di Giulio Maffii

di poesiaoggi

a cura di Teresa Caligiure

10565746_10205280567312548_1647587580_nSu  quale materia verte la poesia? “Proprio su niente” risponde con vigorosa e sfuggente ironia Guglielmo IX d’Aquitania in uno dei versi più celebri della lirica trobadorica sul quale Giulio Maffii fonda le premesse del suo dire. La nuova raccolta poetica di Maffii, Misinabì, edita da Marco Saya Edizioni (Milano, 2014) per la collana Poesia oggi  (23), consta di venti componimenti e indaga l’atto poetico sin dal titolo: “Misinabì”, storpiatura dal francese mise en abyme, annuncia gli intenti metaletterari del poemetto, sviluppati mediante una fitta serie di singolari immagini: «credevo davvero / che un’ombra perseguitasse l’inoltre / e anche i vadoacapo / i distici le epigrafi». La scrittura trova il proprio rifugio e, paradossalmente, il proprio abisso nella parola, in quanto «l’unica identità della parola / è nella parabola dei ciechi»; non vi sono Verità cui fare riferimento: «l’errore è dentro noi nelle…

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