poesiaoggi

POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI …

Gentili poeti

Chissà come mai
quando scrivo che sono triste
tutti mi rispondete:

dai, su …, non essere triste!

Chissà come mai
quando scrivo che sono allegro
tutti mi rispondete:

beato te, che sei felice!”

Chissà come mai
quando scrivo che sono innamorato
in coro mi rispondete:

“io mi sono appena lasciato!”

Chissà come mai
(gentili poeti)
le emozioni non viaggiano
mai all’unisono
ed è quasi un disturbo sapere
che l’altro vive

*
Estimados poetas

Quién sabe por qué
cuando escribo que estoy triste
todos me responden: “dale, arriba … no estés triste!”

Quién sabe por qué
cuando escribo que estoy alegre
todos me responden: “afortunado vos, que sos feliz!”

Quién sabe por qué
cuando escribo que estoy enamorado
en coro me responden: “yo me acabo de separar!”

Quién sabe por qué
(estimados poetas)
las emociones
no viajan nunca
al unísono y es casi
una molestia saber que el otro vive

traduzione a cura della poetessa argentina Gladys Sica

Tratta da Situazione temporanea, Puntoacapo 2008

gruppo-di-poeti

lallazione

dove ci si deve riappropriare
di quella lallazione
per reiniziare un cammino
tra sillabe ripetute
di prime vere verità?

Tratta da Murales 2011

sillabe

Sogno di una Milano noir

scorrono pensieri come shock anafilattici,
luci abbaglianti, caduteriprese
di un povero corpo martoriato
che dondola su un anonimo marciapiede
di un’ancora più anonima metropoli.

passeggi di magma umano,
corpi che si sfiorano,
occhi che guardano altrove,
menti disadorne,
vetrine in saldo,
la merda esposta come oro che luccica,
parallelepipedi si ergono solenni,
cattedrali di poteri abitate
da tarme, scarafaggi si moltiplicano
a dismisura di conigli.

scorrono pensieri,
indugiano sul “chi siamo“,
perché inermi davanti a quella vetrina.
risveglio in un marciapiede putrido
calpestato da caschi e motorini irriverenti,
da puttane con l’areola e autisti appestati.

scruto i tombini,
i preservativi ai bordi,
siamo noi,
sperma raffermo,
tracce dei nostri tradimenti
piccoli e così meschini,
le nostre minuscole vite
negli occhi acquosi,
fieri di essere umani,
pantegane dal pelo lucido,
sovrane incontrastate
della nostra Cynar da bere.

gatti in calore segnano ogni notte il territorio,
il trionfo dei sensi,
l’appagamento di un piacere orale
di una sconosciuta,
di un’amante,
di un amico,
di un infame
ed altro sperma raffermo
nelle fogne di Sevesi amiantati.

scorrono pensieri come shock anafilattici,
luci abbaglianti, caduteriprese
di un povero corpo martoriato
che dondola su un anonimo marciapiede
di un’ancora più anonima metropoli
e implora la fine dell’ultimo atto.

Tratta da Raccontarsi, ED. ICI, 2001

noir1

Matti

Ma credete veramente
di essere pazzi? Davvero? Invece no,
voi non siete più pazzi
della media dei coglioni
che vanno in giro
per la strada,
ve lo dico io!

Randy lo ritrovo al solito bar,
beve litri d’acqua,
trangugia come chupiti
tutto quel liquido
e ogni tanto lo portano in ospedale.

io sono diverso da lui
perché non riesco a bere un goccio,
chi troppo chi nulla
in questo oceano di parole al vento
schiacciate da polveri sottili
come sassi che precipitano dal cielo.

“dov’è casa tua?” chiedo,
smarrito mi guarda,
non risponde,
oltre a bere velocemente
cammina correndo,
come quei pedoni
che si buttano sugli scalini
del passante in Piazzale Dateo
svanendo nel buio cimiteriale
del cemento.

non esistevano, allora, le tangenti,
nel viale abitavano Penelope,
mia nonna, la sarta
e Alfredo, mio nonno
con i suoi quattro bocchini,
quattro pacchetti di nazionali al giorno.

ricordo una foresta di alberi,
il verde sbirciava dentro le finestre
e passava il tram, il 38,
capolinea in piazza Axum,
forse, non ricordo bene.

guardo fuori sparuti rami secchi
come larici piangenti spelacchiati,
non hanno il vestitino della festa,
una fila desolata
che costeggia il Corso Plebisciti.

ripenso a Randy
e al suo mondo d’acqua e di gazzosa,
alle corse in ospedale,
agli inutili colloqui con lo strizza di turno.
Almeno io ci ho provato, vacca troia, almeno io ci ho provato
mi risponde dopo aver nuovamente bevuto.

gli altri con i fili attaccati alle orecchie,
sembrano delle autobombe in procinto
di saltare in aria ma non esplodono,
seminano mine nel complice
e condiviso passeggio di gomitoli
che si intrecciano in ragnatele
sempre più fitte,
l’aria non filtra più
e i simpatici cavetti
respirano l’afflato dell’affanno,
dispersi tra dispersi,
uguali tra uguali,
i neri come i bianchi
pennellando il grigio del presente,

volando tutti sul nido del cuculo.

Da Chiacchiericcio, 2012

matti