Dialogo di un venditore d’Almanacchi di poesia e di un passeggere di Mario Fresa

di poesiaoggi

Venditore. Almanacchi di poesia, almanacchi nuovi; libri di poesia nuovi. Bisognano, signore, nuovi libri di poesia?

Passeggere. Altre riviste di poesia? Altri Almanacchi? Nuove raccolte?

Vend. Sì signore.

Pass. Ma crede sinceramente che ci siano, oggi, poeti contemporanei validi e originali, che varrebbe la pena di conoscere?

Vend. Oh illustrissimo si, certo.

Pass. Come nei decenni scorsi, quando c’erano, che so io, un Caproni, un Sereni, un Luzi?

Vend. Più più assai.

Pass. Come cinquant’anni fa, quando si sperimentava sul serio, e si mettevano a soqquadro gli stessi impianti logici (e non solo formali) della scrittura poetica e narrativa?

Vend. Più più, illustrissimo.

Pass. E chi potrebbe, adesso, essere indicato come un poeta autentico, degno di attenzione e di studio?

Vend. Eh, ve ne sono tanti! Guardi qui che catalogo: c’è il Magnatutto, la Lardona, il Rachitico, il Minchietto, il Camorrini…

Pass. Mi pare che siano molti; anzi troppi. Chi li legge questi poeti? E a che scopo pubblicano tanta poesia, e così frequentemente? E la critica, dico, dov’è?

Vend. Oh! Quanto ai critici, signore mio, ve ne sono in abbondanza: e tutti assai gentili, entusiasti, generosi. Tanto che non esiste più la… la…

Pass. La stroncatura?

Vend. Eh, sì, proprio quella! Non mi veniva la parola, ché l’abbiamo da tempo, tutti quanti, dimenticata.
Pass. Ma davvero lei pensa che la critica abbia il coraggio di spiegare, chiaro e tondo, che la quasi totalità di chi pubblica oggi ha ben poco da dire, perché nessuno sa intendere più la scrittura come ricerca e non come divertimento finto-sperimentale o, peggio, come sfogo diaristico-personale?

Vend. Ma ci sono tanti critici che, perbacco, a legger le cose che vanno scrivendo, ti fanno credere davvero che qui vi siano, oggi, tanti Pascoli, tanti Ungaretti, tanti Quasimodo…
Pass. Io credo poco, in verità, nell’onestà intellettuale della critica degli ultimi tempi. Mi fa ribrezzo leggere scempiaggini criptiche di questo tipo: «l’originalità e l’energia latente di questo bel libro sembrano matericamente risiedere in una condensazione di elementi eterogenei finora ritenuti opposti o comunque non passibili di compenetrazione reciproca».

Vend. Oh, non so mica che cosa significa: però che bello, eh!

Pass. Ma non sarebbe meglio, dico, anche solo per qualche tempo, mettere da parte queste inutili fesserie, e tornare a offrire visibilità a tanti poeti del recente passato forse troppo dimenticati, come, non so, cito solo qualche nome, Lucio Piccolo, Angelo Maria Ripellino, Giuseppe Piccoli, Massimo Ferretti?
Vend. E chi sono? Se vogliamo occuparci del passato, torniamo, allora, ai grandi classici! I critici se ne occupano, dei classici… E lo fanno così bene…

Pass. Anche su questo punto vi sarebbe da ridire. Mi è capitata tra le mani, in questi giorni, una nuova edizione commentata della Commedia, realizzata di recente da un poeta contemporaneo, nella quale la selva in cui si smarrisce Dante è identificata con la vagina di Beatrice. Ecco, ho pensato: questa è proprio la fine.

Vend. Ma insomma, signore, se lo lasci dire: lei è proprio un bel criticone, e mi sa che nessuno vorrà ascoltarla. Sia, dunque, un poco speranzoso!

Pass. Va bene, ci proveremo. Dunque, mi mostri il più bel libro di poesia degli ultimissimi mesi.

Vend. Eccolo qui. L’autore ha ventiquattro anni, ha già pubblicato 19 volumi di versi, e nelle ultime due settimane ha vinto sette premi importanti. L’ultimo gli è stato conferito da suo fratello, che era Presidente dello stesso Premio. Ah, se lei avesse visto l’espressione commossa degli altri giurati, tra i quali figuravano il suo prefatore, il suo agente letterario, suo cognato e la sua fidanzata! Che bella cosa è la poesia!

Pass. Leggerò, leggerò….

Vend. Grazie, illustrissimo: a rivederla. Almanacchi, almanacchi nuovi di poesia! Almanacchi nuovi; libri di poesia nuovi.

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