In sella di Valentina Frisone

di poesiaoggi

In sella

«Il bandito arriva in volata esplodendo ancora un colpo – tutti i lampioni ora sono ciechi – ma questa volta la bambina non fa in tempo a guardarlo in faccia: uno dei fratelli di ritorno dal lavoro la intercetta appena prima che si getti in mezzo alla strada. L’afferra, la sospinge in casa: “Ma che volevi fare, sei pazza?”. “Conoscerlo”, sorride lei. La notte, nel letto, mentre i fratelli già dormono, lei pensa a quell’uomo aggrappato alla sua rabbia come a una salvezza, a una fede, e che per lei sempre rimarrà un eroe.» Il racconto “In sella” di Valentina Frisone si è classificato terzo tra i vincitori del concorso letterario “Sistemi d’attrazione”, promosso durante l’edizione 2015 di Bologna in lettere – festival di letteratura contemporanea multimediale. Accanto agli altri lavori finalisti è nel libro “Pasolini – La diversità consapevole” (Marco Saya editore) a cura di Enzo Campi

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1920

È quasi buio, ma tutti i bambini sono ancora fuori a giocare.

Un rumore lontano, ritmico, aprendo l’aria si avvicina sempre di più: sembrano rintocchi, ma sono spari. E poi, vetri che s’infrangono a terra.

Dalla cima della strada che s’appoggia agli spalti la bambina allunga il collo, le sfugge un sorriso. Sa che tra breve lo vedrà spuntare, là in fondo dove l’ultima curva lascia finalmente spazio al rettilineo, e la via s’allunga, e il fiato di chi sale in bicletta si ricompone.

Infatti, come in una danza, i lampioni che da poco s’erano accesi ad uno ad uno vengono spenti: da colpi di rivoltella, precisi, infallibili. E le donne ch’erano in casa, ad uno ad uno abbrancano i figli e li spintonano dentro, al sicuro. “Il bandito, il bandito!”.

Il bandito arriva in volata esplodendo ancora un colpo – tutti i lampioni ora sono ciechi – ma questa volta la bambina non fa in tempo a guardarlo in faccia: uno dei fratelli di ritorno dal lavoro la intercetta appena prima che si getti in mezzo alla strada. L’afferra, la sospinge in casa: “Ma che volevi fare, sei pazza?”.

“Conoscerlo”, sorride lei. La notte, nel letto, mentre i fratelli già dormono, lei pensa a quell’uomo aggrappato alla sua rabbia come a una salvezza, a una fede, e che per lei sempre rimarrà un eroe.

Lui è ormai lontano, ben nascosto: soltanto il sonno lo può catturare. Si è procurato una motocicletta, ora le sue fughe saranno ancora più spettacolari. Ma quella corsa in bicicletta, le curve polverose, la salita imbattibile, la discesa in picchiata, e i botti dei lampioni come fuochi d’artificio, resterà il suo ricordo più prezioso. Addormentandosi sorride, per quel regalo perfetto che è riuscito a concedersi, un’ultima volta.

1956

Il ragazzino nel cortile controlla la bicicletta, alla vigilia della sua quarta gara. Ancora non gli pare vero di essere entrato nella squadra. Si piega elastico sulle ginocchia ossute, controlla la catena, fa girare i pedali. Gli piace avere le mani sporche di grasso, gli piace il rumore preciso degli ingranaggi, sommesso, ma fermo. Poi salta in sella, pieno d’orgoglio, con un cenno saluta la madre appoggiata alla soglia di casa. Sfreccia via, lo stradone lo aspetta, lo attendono i compagni, il respiro caldo della campagna, le corse sguaiate a rotta di collo e le traiettorie calcolate al millimetro, i denti serrati e, subito dopo, le risate così alte da toccare il cielo.

Ma questa volta tutto sarà diverso, non ci sarà il brivido perfetto della velocità ad arrampicarsi sulla schiena, il trionfo sulla fatica, e il premio finale del divertimento, quello più sfrenato, ancora un po’ bambino.

È ormai buio quando torna a casa, spingendo a mano la bicicletta. Piegato in due sul manubrio, si direbbe sia la bici a sostenerlo, nonostante la ruota giri intorno alla forcella in modo scomposto, e la catena pendoli miseramente mentre raschia la strada. Piange, le lacrime hanno solcato una piccola strada bianca sul nero del viso. Ma non un lamento, o un singhiozzo. E’ chiuso su un dolore non fisico, su qualcosa di scampato che non si può descrivere: sarebbe una mancanza di rispetto verso la vita, la giovinezza. Il sangue scorre dal naso, trascina una gamba.

La madre urla, vedendolo arrivare, gli corre incontro. Lui si scosta, abbandona la bici sotto al portico, rimane un momento sospeso prima di entrare in casa: un commiato definitivo e doloroso, del tutto intimo e privato, dai suoi sogni prima ancora che dalla bicicletta.

Per tutta la vita custodirà il suo segreto, proteggendolo come si protegge un grande amore, senza mai accennare al giorno della sua pedalata più incosciente, paurosa, rivelatrice.

1979

La bambina cade, si rialza, monta in sella e si lancia all’inseguimento delle amiche. Cautamente, però: chè la bicicletta non rientra certo tra le sue passioni. Guarda la ruota anteriore infilarsi nei solchi lasciati dai trattori, i fili d’erba che si piegano e si rialzano. Suda, le braccia irrigidite tremolano per lo sforzo di tenere diritto il manubrio. Ha paura ad alzare lo sguardo, teme di perdere ancora l’equilibrio. E mentre sente le amiche ridere più avanti, rassegnata si lascia invadere da un obliquo senso di inadeguatezza, lo stesso che la fa arretrare davanti alle prodezze atletiche degli altri bambini, tremare le labbra, annacquare gli occhi. In cuor suo spera che la scampagnata finisca presto.

Ma d’improvviso, come un’onda s’innalza magico sopra di lei l’arco del tempo, ed affiorano potenti i racconti di famiglia: di quel bandito che sfrecciava per le strade sorridendo ai bambini e sparando ai lampioni, e delle gare mancate del suo papà, che per dire grazie al destino ha rinunciato alla bici da corsa. È rivelazione, incanto, una piccola benedizione. Un sorriso incerto si dischiude, tra i capelli attaccati al viso. Continua a pestare, sui pedali, le piccole gambe costellate di lividi: non vuole smettere di pedalare, adesso, o di rinascere in sella dopo ogni caduta.

IN SELLA - VALENTINA FRISONE - racconto

Il racconto “In sella” di Valentina Frisone si è classificato terzo tra i vincitori del concorso letterario “Sistemi d’attrazione”, promosso durante l’edizione 2015 di Bologna in letterefestival di letteratura contemporanea multimediale. Accanto agli altri lavori finalisti è nel libro Pasolini – La diversità consapevole (Marco Saya Edizioni) a cura di Enzo Campi, con contributi critici e scritti dedicati di Sonia Caporossi, Roberto Chiesi, Vladimir D’Amora, Antonella Pierangeli, Marco Adorno Rossi ed Enzo Campi.  Il volume comprende anche la riproduzione del dattiloscritto originale della prima stesura di Supplica a mia madre, datata 1962.

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