orgia di tempi

di poesiaoggi

concetti

gioca pure con i concetti,
sempre gli stessi: il tempo e la natura,
la vita e la morte, il vecchio
e il bambino, la pace e la guerra,
l’amore e la solitudine. ora mischiali:
il bambino e la guerra, il vecchio e il tempo,
la vita e l’amore, la morte e la solitudine,
la natura e la pace. e poi rimischiali
e rimischiali ancora come in un mazzo di carte.
il jolly ti sorride beffardo, il concetto
appartiene ai sinonimi. ritenta
con un mazzo truccato e senza il jolly.

*

scrittura

la scrittura è uno scheletro vivo.
vive di autopsie pregresse
e speranze di futuri nascituri.
nel mezzo l’osteoporosi
decalcifica la parola.

*

guarda la copertina di quel libro
ruvida e vissuta
le pagine sono sempre lì,
il filo refe le rende immortali.
la superficie di pelli raggrinzite,
gli organi in sofferenza
e forse l’anima appartiene
a quella pagina eterna prima
dell’incendio o di una scucitura
del collant.

*

che esista o non esista
chi o non chi
insomma ma poi …
millenni che ne parliamo
prepara la cena
che il TG7 inizia alla 20,
puntuale.

*

Oggi a Milano era una splendida giornata
con un cielo terso.
Una badante portava a spasso una vecchietta
su una carrozzina.
Mi sorrideva la vecchietta, un sorriso sincero
accompagnava i suoi occhi ridenti.
Osservava l’azzurro intenso
del cielo. Considerava
che mai avrebbe potuto essere migliore,
questo suo ultimo stare
tra i sensi della vita.

*

Ho sempre considerato la mente
un’orgia di tempi,
pensieri sparsi tra passati remoti
e presenti non presenti,
futuri trascorsi nell’attesa
del rinfresco di pareti
chiuse. L’allodola
trilla nella gabbia,
così noi felici
cantiamo
nel pianto del mondo.

*

avrei potuto dire di no
a tante cose, avrei potuto dirne
di sì ad altrettante, avrei potuto
dire forse all’incedere del dubbio,
le cose, alla fine, decisero
per il manichino esposto in una
vetrina dove solerti commessi
lo rivestivano a festa!

*

Il vento muove le foglie attaccate
ai rami,
paiono salutarti,
così maestosi,
giganti buoni,
tante mani protese
per un abbraccio solidale,
noi e loro, de-urbanizzati
e de-forestalizzati
sangue e clorofilla
anemizzate nel pallore
di un viso
o di un tronco secco estinto
nel cemento,
una stretta di ramo
e un arrivederci.

*

si sta … o come eravamo …
né Ungaretti né Robert Redford
e Barbra Streisand.
la poesia è in scena
da Godard:
– bisogna vivere piuttosto che durare –
il palcoscenico dell’oggi
non dura e non vive.
solo bruciature di sigaretta
nello scorrere della bobina

*

ho finito la scorta di infiniti
che avevo a disposizione.
mi toccherà scrivere
in orizzontale su qualche centimetro
di foglio. tante parole brevissime
ma che siano tante così da sommarle
verso dopo verso. l’infinito sarà
un limite finito algebrico
che tenderà allo zero della lettera.

*

si dice sempre che sarebbe
auspicabile schiattare di colpo
così come quando la poesia
ti chiama all’improvviso
e non devi agonizzare
per giorni solo nel pensarla.

*

così presero la mira
nel presente dei ciechi
schivando pensieri
sparando su lattine
di Coca ammaccate
poi riutilizzate
con i filamenti
di una cicca umiliata

coca

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