Da Le belle stagioni di Franz Krauspenhaar

di poesiaoggi

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La mezza estate sta per impazzare, e non hai
che il ricordo dei biglietti da cento, spesi
in giovani lontane estati, tra Forte dei Marmi
e Ibiza. Avevamo i coltelli che brillavano agli occhi,
il sangue colava da labbra color ciliegia, gli occhi
erano vampiri belli e sottomessi all’amore, sangue
vivo che svuotava i corpi del male, e ne lasciava
solo la carrozzeria perfetta, fatta per l’amor duro.
Oggi è finito tutto. Senti la polvere ogni secondo,
con dita gonfie; la pancia gonfia di carboidrati
ti nasconde alla seria pietà degli uomini. Chi sei?
Chi sei diventato? Un navigatore di FB, nell’isterico
rimbalzo di fughe da ogni senso, un maccherone
scotto, blasso. Guardi Wimbledon e ti sembra
di rivedere il nulla. Ricordi le storiche partite della
tua adolescenza, con quei campioni senza tempo,
i campioni. Non c’è più il sale, siamo nel rantolo
della fine, possiamo sperare nel messaggio cristiano,
e torme di millantatori, che ci rovinano il sangue,
parlando male del Papa, che “dice quel che vuole
il gregge”, che al tempo della dittatura d’Argentina
fece finta di nulla, che è un manipolatore. E chi sono
i vostri amici, allora? Chi sono i vostri drogati cavalli
di battaglia? Sono nel mezzo, tra il mio dio e la morte
d’ogni speranza, e poi vado verso Lui, io proprio scelgo
di non fermarmi nel guado, pieno di pesci morti.
E di pani troppo duri per essere colti dal fango.
Il caldo monta nel giorno, in quel che ne rimane; la sera,
disteso sul letto, penso alle mie antiche battaglie.
Fossi stato un legionario romano adesso riposerei
da millenni nel solco profondo della storia, e nessuno
saprebbe, di me, perché ho vissuto, e che ho vissuto.

le belle stagioni -cover

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