Recensione della raccolta poetica Nel rovescio del perdono (Bruno Lugano) a cura di Alida Airaghi

di poesiaoggi

Fedele al suo proposito di pubblicare poeti lontani dai circuiti letterari collaudati e tradizionali, l’editore milanese Marco Saya propone ai lettori questo volume di versi di Bruno Lugano, un anziano signore nato a Viareggio negli anni di guerra e vissuto a lungo in Australia facendo “di tutto”. Un’infanzia difficile, tra affidi e orfanatrofi, con un padre sparito e non rimpianto, una giovane madre ripudiata dalla famiglia, teneramente amata e celebrata “come un cucciolo di innocenza”, Bruno Lugano descrive se stesso in poche frasi, incisive e impietose: “nervi fragili e presunzione divina… malgrado parli sempre di me, di me non saprei dire granché”. In effetti, la sua scrittura non potrebbe essere propriamente definita autobiografica: l’autore racconta della sua vita cose comuni a tutti gli esseri umani (emozioni e desideri, rimpianti e nostalgie, speranze e delusioni), e lo fa appunto sentendosi portavoce di un sentire collettivo, per nulla elitario o privilegiato. E sempre cerca un terreno di condivisione con chi lo legge, una comunicazione diretta e partecipe:

“Chiunque fossi io non mi fiderei di me/ ve lo garantisco io che mi sono perso in ogni debolezza/ che mi sfiorava appena”; “No scusate ora devo cercare un tappeto di petali dove/ lasciarmi cadere”; “Non fateci caso se mi viene da piangere in questi casi/ a me viene di non farci caso”; “Non so se anche voi sentite come me la chiarezza che si/ scioglie nel semplice calore”.

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