LXXV

di poesiaoggi

Arrampicato sulla divinità
inseguo promesse non mantenute
che accartocciano il volo
e capovolgono ogni cielo
di dettato e di ricomposizione
in un alfabeto mistificato
che prescinde da ogni significato
e dal significante.
¿A che serve camminare sull’acqua,
andare sopra le nuvole,
fermare il tempo e la tempesta,
il fischio del vento e l’ombra del sole
se chi ti siede accanto ti tradisce?
È amara questa morte da ingoiare
e brucia il bacio di un amico
che sai dovrà morire dopo di te!
Si smembrano i rimorsi in mille rivoli
e si diradano le nebbie,
il mistero come un dagherrotipo
si snuvola tra ultimi arcobaleni
in un orizzonte di morti in croce.
E prima di abbassare gli occhi,
ti vedo compagno, fratello, amico;
vedo finalmente lei che m’aspetta
e mia madre coi capelli bianchi
più in là che ripete una ninnananna:
dormi, dormi, povero figlio mio,
che domani ricomincia la sfida.

Francesco M.T. Tarantino

115 - Getsemani 6 dicembre

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