Formiche

di poesiaoggi

Stasera ho visto alcune parole camminare in fila come formiche, arrivavano dalla mia stanza dirette al frigorifero, ne ho schiacciata qualcuna con il piede scalzo, per farne schizzare fuori l’informazione nuda come un nervo, come un numero senza pelle. Invece nulla, dopo un attimo di stordimento le parole schiacciate hanno ripreso la fila, così mi sono seduto e le ho osservate per tutto il pomeriggio rosicchiarsi il frigorifero. Prima hanno dissolto la parte metallica, lasciando tutto il contenuto sospeso, poi hanno invaso il cibo, il motore, e si sono dirette verso il cucinino. Si sono mangiate le pentole, il lavabo di marmo, i fornelli, e dopo hanno cominciato a mangiarsi il muro, lasciando solo le tubature al suo interno, poi si sono dirette verso di me. Le ho lasciate fare, hanno cominciato dai piedi, le parole non fanno male quando mordono senza invettive. Sapevo fino a dove sarebbero arrivate, lo avevo scritto sul pc lasciato aperto sul letto, avevo scritto loro di uscire dal pc e mangiarsi il frigo, il cucinino e poi i miei piedi; sono salite fino alla gola, dentro al cervello, sono diventato per un istante un tweet, ed ho osservato il vuoto dal suo interno.

(Tratta dal libro Capelvenere di Andrea Gruccia)

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