poesiaoggi

POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI …

Mese: marzo, 2016

Il nostro stand A6 a BOOK PRIDE

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Marco Saya Edizioni a Book Pride – Stand A6

Immagine di copertina

Poesia e jazz a BOOK PRIDE con Rita Pacilio

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Promozione

Ultimi giorni di promozione al 50/60% su alcuni titoli della casa editrice (libri in esaurimento) Per info scrivere a: acquisti@marcosayaedizioni.com

Evento ACHAB a BOOK PRIDE

 

La rivista letteraria Achab partecipa alla seconda edizione di BookPride, Fiera Nazionale dell’Editoria Indipendente.
Modera l’incontro Fernando Coratelli. Intervengono: Sara Calderoni, Fabrizio Elefante, Franz Krauspenhaar, Cristina Mesturini, Giuseppe Munforte. Con la partecipazione dell’editore Marco Saya.
Una bella occasione per conoscere la rivista e i suoi autori.
Ingresso libero, vi aspettiamo nella Sala Lilliput!

Achab è una rivista letteraria semestrale cartacea, fondata e diretta da Nando Vitali.
Oltre ad argomentazioni critiche, propone una ricca area narrativa e varie rubriche dedicate all’inchiesta, alle arti visive, alla graphic novel, al teatro.
La cura particolare nella scelta della carta, la grafica creativa e le sue illustrazioni fanno della rivista un oggetto da collezione.

Achab Facebook https://www.facebook.com/achab.rivistaletteraria
BookPride http://www.bookpride.net/
Marco Saya edizioni http://www.marcosayaedizioni.net/
Spazio culturale Base http://base.milano.it/index_ita.html

Arsenio Bravuomo e Andrea Gruccia leggono loro poesie nella rassegna “Librerie in fiore”

Da pochissimo è uscito Capelvenere (Marco Saya Editore), una raccolta di microracconti e poesie di Andrea Gruccia. Puoi entrare nel suo mondo onirico, buffo, surreale e malinconico ascoltandolo nella lettura che si è tenuta sabato scorso, insieme ad Arsenio Bravuomo, da Flower Power Torino – Artigiano Floreale, filmata dall’imprescindibile Carlo Molinaro, che ringrazio! ( Libreria Trebisonda)

Arsenio Bravuomo e Andrea Gruccia leggono loro poesie nella rassegna “Librerie in fiore”, da Flower Power Torino – Artigiano Floreale in via San Secondo 15, sabato 19 marzo 2016. In collaborazione con la Libreria Trebisonda.

Bravuomo e Gruccia in fiore from Carlo Molinaro on Vimeo.

Stand A6,vi aspettiamo!

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Promozione valida sino e non oltre il 31/03/2016

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Promozione valida sino e non oltre il 31/03/2016 su alcuni titoli 2012-2013-2014

Sui seguenti titoli sarà possibile l’acquisto con il 50% di sconto.
Sull’acquisto di tre titoli lo sconto sarà pari al 60%
Per info e/o acquisti contattare: acquisti@marcosayaedizioni.com

Certe cose certe volte di Andrea Donaera
Biscotti selvaggi di Franz Krauspenhaar
Il tempo dell’esistenza di Claudia Zironi
Futuro non locale di Gabriella Modica
Mattanza del’incanto di Nicola Vacca
Di questo legno storto che sono io di Irene Paganucci
Le mucche non leggono Montale di Giulio Maffii
Lo zinco di Maurizio Landini
Dorsale di Maurizio Landini
Alcuni tentativi di ipnosi di Luca Cerretti
Questioni private di Andrea Carraro
Milano dalle finestre dei bar di Luca Vaglio
Come da un’altra riva di Mario Fresa
Misinabì di Giulio Maffii
Poeti della lontananza a cura di Sonia Caporossi e Antonella Pierangeli
Per silenzio e voce di Elena Mearini
Occhimirìada di Fernando Picenni
Le belle…

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Questioni private, nella poesia di un padre a cura di Alberto Sagna

Questioni private, nella poesia di un padre

Le forme d’emulazione segnano il corso della vita, scavano un solco profondo, più delle regole scritte, e arrivano di getto, tinte da impudiche competizioni dentro una casa, ancora intrise di un linguaggio familiare, in quello stesso tessuto di rapporti umani, racchiuse prima nell’inchiostro riverso sui banchi della scuola, e poi nella scrittura di un romanzo appena spedito, sospeso tra il giudizio autorale di un genitore e quello di un figlio, e ora nella poesia, nel libro di Andrea Carraro, edito da Marco Saya Editore, all’interno della collana Poesia Oggi, 2013, dal titolo “Questioni private”.

Un ricordo, un seme gettato ora nella contemporaneità, un verso che riporta alla luce tutta l’impotenza di un figlio di fronte ad un sogno, che vede il padre avvolto in un sangue terribile, in una notte terribile, che non finisce mai, si ripete, e che ricalca la fine di Pasolini, all’Idroscalo di Ostia, col piede storto spezzato sotto la calza e il mocassino, e le spranghe brandite, agitate dallo stesso figlio sul corpo, e quindi, macchiate di rosso.
Oscurità, riportate ora senza limiti o timori, là dove bussa una tenera riconciliazione dei ricordi, nutrita da un brivido doloroso, un incendio apparentemente estinto.

Scriveva Schopenhauer che la vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro. Leggerli in ordine è vivere, sfogliarlo a caso è sognare.

“Sogni d’oro d’argento di piombo e di formaggio”, un padre e figlio che ridevano, senza smettere più, ecco, questa “Ode al padre”, è simile a una tempesta, dove un sogno viene spazzato via da un ricordo, e il vento poi ricorda un sogno, e c’è un tutto, quell’ordine necessario, che spazza via migliaia di sogni, il tormento, per far apparire il pudore.

Carraro chiede asilo dentro la zona del pudore, una pausa infinitesimale, a guardare con amore un letto, un uomo, la malattia, la carne che perde colore, il catarro bronchiale, la battaglia perduta con il medico della Asl, pillole colorate, dentro l’arco di un tempo che tempo vivo fu, perché gli antagonismi, le colpe, le discolpe, e ora le confessioni, sono state tutte insieme le ragioni di un’adolescenza.

E, allora, Carraro dà asilo dentro se stesso, ruotando l’asse, il baricentro, il figlio che diventa padre ed il padre che diventa figlio, guardando come per offendere se stesso per la vergogna, per un timor d’aver offeso, che sente tutto ciò che ha visto come un sogno o un ricordo, come se fosse ancora reale, spostando sipari, uscendo allo scoperto:

“Se non un ricordo pieno di vergogna
Come se tu l’avessi ucciso
Come se il cancro gliel’avessi procurato tu
Col tuo esordio impietoso che l’aveva svergognato al mondo”.

Un congedo impossibile, come in una stretta via, quando piove, le gocce d’acqua scendono furiosamente, e bisogna andare via, ma non si va avanti di un millimetro, si rimane a guardare. Un filo di speranza acceso.
E appaiano sogni che non camminano leggeri, insieme a ricordi di una carezza.

Vengono in mente i versi di Giorgio Caproni nella sua poesia “Congedo del viaggiatore cerimonioso”, quando dice

“Chiedo congedo a voi
Senza potervi nascondere, lieve, una costernazione.
Era così bello confondere i volti (fumare, scambiandoci le sigarette)
e tutto quel raccontare di noi (quell’inventare facile, nel dire agli altri), fino a poter confessare quanto, anche messi alle strette,
mai avremmo osato un
istante
(per sbaglio) confidare”.

Si apre così, questo libro di poesie di Carraro, nella sua più intima nitidezza, per poi approdare ad altri quattro poemi che compongono la raccolta, con dispositivi poetici che richiamano la personificazione, le immagini, i lividi di contorno, un ritmo naturale non ricercato o vezzoso, impresso però dalla sequenza dei versi, capace di assecondare con la musicalità i momenti più lirici dell’animo.

E l’uso della lingua, del verso, del tono nel ritmo, riporta un grande tema, la distinzione tra la poesia che indaga, che scruta l’animo nelle sue viscere, per non essere fine a se stessa, e quella chiusa nel suo verso, come in pausa estetica di ricreazione, perché una cosa è davvero certa: tra le onde di questi versi fluttua un’insopprimibile onestà.
Proprio questa tangibile onestà poetica, soprattutto in “Ode al padre”, ha permesso un balzo emotivo, fisico, riconducendo il ruolo della poesia sul terreno di una sensibilità celata dietro la completezza, di un fattore umano esperienziale, vissuto, dove la liturgia del dramma non è atteggiamento, non è sguardo di sufficienza, ma è, piuttosto, ricreare un’immagine, orribile o magnificente che sia, agli occhi del lettore, dentro un linguaggio che lotta per assimilare, svelare, non nascondere, unito alla realtà.

Una necessaria, insopprimibile, “nuda osservazione”. A rimarcare l’esistenza di una proporzione, dettata da un senso del reale tracciato senza nascondere il passato, perché solo così il senso del passato è portato nel presente nel suo corpo vivo.

 http://www.momentosera.it/articolo.php?id=35645
Alberto Sagna

Le ultime pubblicazioni

Come a Plaza de Mayo sfileremo
alzando ritratti di ignoti, sbiaditi
dal sale, dalla pioggia e dai rovi.
Di tanta disperazione chiederemo
ragione al soccorso peloso
che dai loro covi offrono coloro
che hanno sconvolto in piena
coscienza il volto del pianeta.

(Laura Cantelmo – Geometrie scalene)

Avrei voluto chiamarla così
Blu
il fiore della mia battaglia
a mare colmo e vele spiegate
a giocare a super eroi femmine e separate
e mi piacerebbe gestire la luna
convincerla a darti risposte
basterebbe che cantasse l’usignolo
per vederti saltare di gioia
lanciare briciole come manna dal cielo
tu il cielo, io il gabbiano che ama il sereno
figlia del mondo, figlia del bene
figlia di questa mamma inerme
davanti al futuro.

(Serena Maffia – BLU)

Ora che siamo dentro l’ora
tutto è diventato nostro
le tracce dell’epidermide si sono confuse
spinte fuori da un ritornello
Così mi abbracci fino ad entrare nel torace
esplori le cavità cardiache
i rigagnoli che scorrono
Conosci a memoria ogni minima parte di me
ma non riesci a trovare l’origine
della tristezza che lascia l’impronta
in questo letto
Non saprai mai il segreto
di ciò che siamo
di ciò che non saremo

(Giulio Maffii – Giusto un tarlo sulla trave)

Taglio il letto a metà con il mio metro sottile da sarta
e senza fare rumore sul fianco sinistro divento
una zeta nera minuscola, un incastro mancato
io, che cerco sempre quello perfetto
conto gli animali e i piccoli insetti
cado nelle loro tane nere
centimetri di terra secca e minuscole ossa
gocce da bere nel mio sacco per l’inverno
io, che non posso vivere senza numeri
allungo la mano nell’idea che tutto è vicino
riempio il vuoto del mio fianco sinistro.

(Sonia Lambertini – Danzeranno gli insetti)

Mosche

Ci vorrebbe la leggerezza che hanno le mosche,
il loro essere se stesse in qualunque tempo,
e sopra qualsiasi stronzo volare
su qualunque vestito pulito.
Ci vorrebbe
il gracchiare delle rane,
un fiumiciattolo che passi
proprio in mezzo alla mia stanza,
con rane panciute e sazie
ingannate da una luna di plastica.

(Andrea Gruccia – CAPELVENERE)