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POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI …

Che cos’è una casa editrice? La risposta di 90 editori indipendenti a cura di Leonardo Romei

In occasione di Book Pride 2016 – Fiera Nazionale dell’Editoria Indipendente, ho chiesto a tutti gli editori presenti di rispondere in modo sintetico a due domande: che cos’è una casa editrice? A cosa serve la grafica?

Hanno avuto modo di rispondere quasi tutti. Riporto in questo articolo le frasi con cui i rappresentanti degli editori, o gli editori stessi, hanno risposto alla prima domanda. Ho inserito le frasi così come mi sono state dette o inviate; può darsi che durante la confusione della fiera qualcosa sia stato trascritto male o che abbia dimenticato qualcuno, nel caso, cari editori, fatemi sapere. Nell’insieme le risposte mostrano un’interessante pluralità di approcci e visioni che ci danno un quadro dell’editoria indipendente in Italia.
Una nota: indipendente non vuol dire per forza “piccolo”, ma significa non collegato a gruppi editoriali.

Che cos’è una casa editrice?

continua su:

http://www.huffingtonpost.it/leonardo-romei/che-cose-una-casa-editrice-la-risposta-di-90-editori-indipendenti_b_9609094.html

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Andrea Gruccia, “Capelvenere” sul blog di Poesia di Luigia Sorrentino

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Nota di Antonio Bux

Andrea Gruccia, esordiente autore torinese, ci regala, con questo suo libro primo intitolato Capelvenere (che è il nome comune di una pianta legata da sempre al mito delle ninfe delle acque) una sorta di “dispensa” botanica/sessuale, alternando prose poetiche e poesie prosastiche in un gioco a specchi dove ha risalto una fantasia prenatale, intessuta in un corollario femminile come a formare un quadro auto fiorente, spesso volutamente dissacrante, ma vicino ad una retorica della passione, qui intesa come disfacimento rigenerativo. Perché Andrea Gruccia ci parla dei suoi amori strampalati, dei suoi svenimenti esistenziali, ma soprattutto ci offre un ritratto onirico delle proprie vegetazioni, degli spaesamenti, dei disturbi di giovane uomo che ben rappresenta, evocando il surreale attraverso la crisi, quasi sibillina e accettata compulsivamente, dell’essere del nostro tempo. Perciò in Capelvenere il lettore potrà ritrovare una verginità di sguardo suggestiva potendo riconoscere, in molti degli episodi qui raccontati, la verità femminea della passione e della levità bizzarra attraverso il rimpallo metamorfico al quale il poeta invita, avvicendando piccoli entusiasmi a mancamenti quotidiani, come suggerendo, tra i legami e le distorsioni di un pensiero straniante, il sogno addomesticato solo all’apparenza, ma in realtà pieno di una carica eversiva tanto naturale quanto cristallina da non farci dubitare mai del talento che sgorga così dirompente da queste splendide pagine.

continua su:
http://poesia.blog.rainews.it/2016/04/andrea-gruccia-capelvenere/

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