Marco Saya, da “Chiacchiericcio”, Marco Saya Edizioni 2012, nota di Davide Campi

di poesiaoggi

Nelle poesie di Marco Saya il ritmo è sostanziale, quasi concreto; la sintassi è misurata ed essenziale.

Poiché nessun inciampo sonoro o difficoltà grammaticale deve intromettersi nello scorrere il testo; la lettura deve scorrere liscia dai primi versi ove la scena viene presentata alla maniera più alta possibile, all’ultimo verso che ne segnala la rovinosa e imprevedibile caduta verso un concreto suolo.

Quindi una modalità di espressione non facile da produrre e riprodurre con coerenza e senza cadute; e nemmeno tanto semplice e popolare da fruire.

Poesie prevalentemente brevi, spesso in forma aforistica, in una felice combinazione tra ironia e sarcasmo, in cui, inizialmente, un linguaggio di grande spessore traduce gli inciampi e i marginali fardelli del vivere quotidiano donando loro tutte le prerogative di un’epica. Salvo poi, nei versi finali, sgonfiare rapidamente il testo e restituire alla scena le sue tristi e abituali qualità.

Esemplare da questo punto di vista il testo intitolato “possibilità”, che inizia da “c’era una verità tramandata/da previi accordi…” e finisce con “…:se cambiare/o meno quella guarnizione”.

Da “Chiacchiericcio”

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RIVISTA DI RICERCA LETTERARIA

 

 

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