La Camiceria brillante degli anni di Simona a cura di Giovanni Gentile

di poesiaoggi

Io non amo molto la poesia contemporanea. Anzi, direi che la trovo noiosa, antiestetica e molto conformista. La poesia, per quanto mi riguarda, si ferma  negli anni ’70 con il rivoluzionario a suo modo Marquéz, con Neruda, Montale. Si disgrega dopo Ungaretti. Involve, soprattutto negli Stati Uniti, dopo Raymond Carver, Wallace Stevens e Anne Sexton.

Eppure non penso che la poesia sia morta. Si è solo trasformata. Si è allargata la forbice tra arte e bricolage e ci sono moltissimi poeti faidate e pochissimi poeti-artisti e queste due categorie sono sempre più distanti. Un giorno chiesero al coreografo tedesco Johann Kresnik cosa lo spingesse a danzare e a coreografare. Lui rispose che l’arte di  coreografare era la sua risposta rabbiosa a come va il mondo.

Penso che la poesia oggi debba essere questo. E a volte, leggendo poesia contemporanea, mi chiedo dove sia la generosità dei poeti, il donarsi, il mettersi a nudo. Il descrivere le proprie sofferenze e il proprio più o meno lieve cammino.

E’ così che curiosando tra librerie e recensioni, sono arrivato a “La camiceria brillante dei miei anni” di Simona De Salvo, pubblicato da Marco Saya Edizioni.

Simona non la conosco personalmente e non mi interessa conoscerla perché le sue poesie che, stranamente e intelligentemente, non hanno titolo, se non quello del libro, già parlano di lei. E ancora di più parlano del suo corpo con un’anima dentro che vaga, un po’ senza meta, tra gli anni (pochi) e le atmosfere rarefatte di nebbiose periferie lombarde.

Ho letto attentamente il libro della De Salvo perché dalle prime righe ho capito che meritava rispetto, perché rispetto stava dando al lettore, mentre scriveva.

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http://www.ilquotidianoitaliano.com/scaffale/2016/06/news/193300-193300.html/

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