Sul “Manifesto”, oggi si parla de “Il colpo di coda. Amelia Rosselli e la poetica del lutto, a cura di Enzo Campi, Marco Saya Edizioni

di poesiaoggi

Altra recente pubblicazione, a cura di Enzo Campi per le edizioni Marco Saya, èIl colpo di coda. Amelia Rosselli e la poetica del lutto (pp. 144, euro 12). Il volume si compone di contributi critici (Daniele Barbieri, Biagio Cepollaro, Antonella Pierangeli, Salvatore Ritrovato, Marco Adorno Rossi), contributi poetici e creativi (Antonio Loreto, Silvia Molesini, Renata Morresi, Marina Pizzi, Maria Pia Quintavalla, Maria Luisa Vezzali) e due lettere immaginarie (Tiziana Cera Rosco e Plinio Perilli). Esso contiene inoltre i testi dei vincitori e dei finalisti dei concorsi letterari banditi dal Festival Bologna in Lettere in occasione della quarta edizione appena conclusasi e dedicata quest’anno a Rosselli.

I contributi critici indagano, secondo prospettive d’analisi differenti, la questione dello statuto della soggettività e dell’esposizione del sé biografico in concomitanza alla relazione di comprensibilità tra il sé, l’altro e il mondo: da cui la scrittura come pratica relazionale, la questione dei rapporti tra soggettività e linguaggio, il dibattersi tra sperimentalismo e il mito pasoliniano dell’irrazionalità.
Ma perché «colpo di coda»? Da dove viene l’immagine del titolo? Enzo Campi spiega che il colpo di coda è una forma di slancio e di ripiegamento nel sé: tutto in Rosselli «verte sul doppio e sul raddoppiamento perché – proprio per l’imprinting luttuoso – ad ogni gettata verso l’esterno, verso un qualsiasi destinatario corrisponde un ritorno verso il mittente, un rientro-a-sé. Sembrerà quindi evidente che il colpo di coda non può rappresentare un punto di fuga ma un punto di rientro». E quando chi legge percepisce tale colpo di coda, quando percepisce il punto di «rientro a-sé» ecco presentarsi una forma di decentramento del soggetto intenzionale: essa passa tramite l’abbandono del sé, da cui l’estromissione dal «fare vita» attraverso l’impersonificazione del lutto – i modi poetici che compongono l’autoritratto luttuoso di Rosselli.

La riflessione sulla soggettività rosselliana volge alla messa in esame del linguaggio poetico: questa lingua così eterodossa, così multipla e babelica ha saputo mettersi a confronto con il carattere istituzionale e canonico dell’italiano della comunicazione quotidiana, corrompendone il suo statuto di lingua d’uso. Ma anche la lingua della tradizione poetica è perturbata, mediante i processi d’ibridazione con le altre due lingue del patrimonio culturale di Rosselli: il francese e l’inglese. Francesco Carbognin scrive che i suoi esperimenti interlinguistici «ne corrompono l’intima singolarità idiomatica, ibridandone le strutture con le peculiarità fonologiche, mor-fologiche, sintattiche e lessicali di altre due lingue: quasi si trattasse, per ogni lingua implicata nell’elaborazione del testo, di infrangerne il carat-tere stesso di sistema autosufficiente di segni, al fine di disoccultarne, sul piano allegorico, una sottesa ambizione al totalitarismo semantico, di contrastarne l’unilateralità della visione del mondo soggiacente alla tradi-zione letteraria in essa storicamente articolata».

http://ilmanifesto.info/nel-pulsare-delle-moltitudini/

 

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