Cercando la poesia perduta di Luca Vaglio

di poesiaoggi

La poesia al tempo di internet

Provate a chiedere a un avvocato, a un medico, a un ingegnere o anche a un pubblicitario di dirvi quali siano i poeti italiani di età compresa tra i quaranta e i settanta anni che apprezzano di più. È abbastanza facile che molti tra gli intervistati non saprebbero che cosa dire, quali nomi fare. Potrete obiettare che si tratta di un test del tutto empirico, a cui sono ammesse numerose eccezioni. D’accordo, è così. Ma è probabile che, ripetendo l’esperimento, si avrebbe alla fine l’impressione che i poeti italiani contemporanei, anche quelli con un percorso più solido, fuori dall’ambito stretto di chi scrive poesia, di chi la legge e la studia per passione o per lavoro, siano poco conosciuti, anche tra persone di buona cultura.
C’è chi può considerare la cosa ovvia e legata a questioni di mercato: si vendono pochi libri di poesia, è normale che i poeti non siano conosciuti dal grande pubblico.
I dati Nielsen indicano un calo recente delle vendite: si stima che nel 2014 in Italia siano stati venduti circa 527.000 libri di poesia, oltre il 20% in meno rispetto al 2009, per un fatturato di 6.248.128 euro, pari allo 0,59% del mercato. Dall’altro lato, un grande editore come Einaudi dichiara dati più confortanti soprattutto in relazione alle pubblicazioni ascrivibili tra i classici e per questo poco idonee a testimoniare una vitalità della ricezione della poesia presso un gruppo esteso di lettori. Si va dalle 113.000 copie di Pablo Neruda con Poesie alle 92.000 di Cesare Pavese con Verrà la morte e avrà i tuoi occhi e alle 90.000 di Pedro Salinas con La voce a te dovuta. E, ancora, numeri di rilievo vengono indicati per La terra desolata di Thomas Stearns Eliot con 60.000 copie, per Elegie duinesi di Rainer Maria Rilke con 56.000 e per La ballata del vecchio marinaio di Samuel Taylor Coleridge con 50.000.
Ma non è questo il punto, la poesia, salvi rari casi, non ha mai venduto molto. Tuttavia, se, prendendo un caffè al bar, si chiede ai presenti chi erano Eugenio Montale, Giuseppe Ungaretti, Dante Alighieri o Giacomo Leopardi è probabile che molti, o tutti, sappiano rispondere. E lo stesso, quasi certamente, succederebbe se con una macchina del tempo ci si potesse fiondare in un bar di cinquanta anni fa. Insomma, stando a queste considerazioni intuitive, verrebbe da affermare che in Italia alcuni decenni fa la poesia e i poeti erano ben più conosciuti, se non letti, di quanto lo siano ora. Eppure, i poeti italiani restano numerosi. Ma sembra che abbiano perso visibilità, che siano per usare una locuzione moderna, familiare agli esperti di marketing, meno percepiti che in passato.
Chi scrive ha interrogato decine di persone tra i trenta e i cinquanta anni con formazione universitaria, attive in numerosi campi professionali, spesso legati ai settori della creatività. La direzione generale delle risposte è stata chiara: si conoscono i classici della poesia e pochi romanzieri contemporanei, ma i nomi dei poeti attivi oggi in Italia paiono sconosciuti ai più, sotto traccia, sottratti alla visione collettiva. Questa mia piccola indagine, ovviamente, non ha un valore statistico, ma è un indizio, un punto, come altri, su cui riflettere.
E non è secondario notare che la progressiva perdita di visibilità e
di rilevanza collettiva della poesia in Italia, verosimilmente, inizia a
farsi più acuta tra gli anni ‘60 e gli anni ‘80, quando alcuni dei poeti
maggiori di quel periodo, quali Vittorio Sereni, Attilio Bertolucci, Giovanni Raboni e Antonio Porta si trovano in una posizione di forza all’interno dell’industria culturale, ricoprendo ruoli di vertice presso editori come Mondadori, Bompiani, Guanda e Feltrinelli.
Quali sono le ragioni di un cambiamento così rapido? Il buon senso ci dice che la domanda potrebbe non avere una risposta, almeno non una risposta semplice, immediata e lineare. La diffusione della conoscenza e la fruizione della cultura da sempre seguono logiche complesse, si legano a diversi fattori, a processi lunghi e di ampio respiro. Però, forse è opportuno interrogarsi sul tema, approfondire il discorso. (Luca Vaglio – Cercando la poesia perduta)

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