Nota di Elio Grasso sulla Camiceria brillante dei miei anni di Simona De Salvo

di poesiaoggi

Al giovane Arbasino piacerebbe questa scrittura, allenando le future immagini fra Riccione e i teatri d’opera londinesi. I nuovi riti, dai sapori adrenalinici delle mosche da bar, viaggiano avanti e indietro nel tempo, in prosette micidiali accortamente camuffate dai molti a capo, e che qualunque poeta al tramonto si sogna all’inizio di ogni propria insonnia notturna. Ai nostri tempi, fatti di poeti (d ’ogni specie e qualità sessuale, campagnole e metropolitane) baciapile dai bassi pruriti inguinali, vale menzionare l’universo di Simona De Salvo come se fossimo nell’anticamera di una sala da pranzo allestita con vettovaglie più o meno edibili. In attesa che il sole si abbassi quel tanto a farci bastare la tesa povertà serale, a farci gustare la libertà, finalmente, dagli specchi omologanti di clausole consortili. Al diavolo le guide Michelin della poesia, e gli editor mancati che meglio farebbero a farsi assumere come vetrinisti. E dunque, in mezzo a queste 35 composizioni si studia la geometria della scomodità, poco riscaldata, dei correnti chiari di luna. Fuochi ultimi della giovinezza alle prese con parenti e spasimanti di vaga onestà familiare. Buona scrittura di fattura teatrale (Broadway, non Roma), o meglio colorita dai dialoghi perentori degli studios hollywoodiani. Tavoli e tovaglie, letti e lenzuola di ottima fattura, nessun dozzinale scampolo di basso mercato. I brani si susseguono sul set personale dell’autrice, e la sensazione è quella di un dialogo fatto di attenzioni e incoraggiamenti, di avvertimenti riguardo all’ultimo sofisticato metodo di nascondere una pistola, E’ l’ufficio più che decisivo di versi zeppi d’abnegazione per la prosa. Sarebbe prosa ritmica se si trattasse di una Barnes ricomposta dalle ceneri disperse nei boschi a nord di New York, ma qui l’irruzione dell’eretismo discorsivo non si pone limiti. E niente è più distante dal surrealismo di questi brevi capitoli di mitologia quotidiana. In salsa acidula e alcolica. Fra curiosità ed esperimento, è vita – la conferma avviene nell’intero libro. Dove i cani arrivano a ore precise, con codazzo di tragedie sociali tremende. Ogni prezzo è catalogato. Spesso con quadretti sviluppati adagio.Incubi tascabili quasi sempre messi in scena in esterno, su marciapiedi pubblici. E se fosse tutto un film? Se qui il responsabile, il produttore, avesse scommesso su delizie finalmente accurate e succose e leggibili, dopo eterni e micidiali party in villa? Meglio restare fuori, dunque, dai raggiri specialistici, dai calcinacci critici in voga, e voltare la testa verso le zaffate fresche di pioggia della Camiceria, con fare da traveller. C’è il sospetto che, dopo l’avventura, la nostra poetessa taglierà la corda. E sarà dura aver accesso ai suoi futuri taccuini.

Elio Grasso

Simona De Salvo, La camiceria brillante dei miei anni, Marco Saya Edizioni 2016,

pagg. 74, euro 10,00
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