Rita Pacilio: i singhiozzi della voce

di poesiaoggi

Compitu Re Vivi (2)

Rita Pacilio, Il suono per obbedienza, Marco Saya 2015

La premessa necessaria per queste poesie è quella che descrive Lino Angiuli nella nota introduttiva: “si tratta di far coincidere canto e parola (…) usare il diaframma come il mantice di un organo e disporsi in atteggiamento ieratico per inspirare la vita e farne corposa vibrazione “.
Ne consegue che la forma è quella robustissima dei 16 versi divisi in 4 quartine. Non concordo con Angiuli quando afferma che “tra inspirare e inspirarsi il passo è breve”. Si tratta, piuttosto, a mio avviso, dell’adozione di una gabbia formale maneggiata con grande bravura entro cui costringere duramente il fiato. Si tratta di far passare questi versi entro la doppia maglia del senso e del suono e vedere come quest’ultimo sia in grado di mantenere viva la freschezza delle immagini, piuttosto che sottoporle alla gabbia toracica della musica.

LA VOCE E’ UNA PIETRA…

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