LA BRILLANTE CAMICERIA DELLA DE SALVO a cura di Giulio Maffii

di poesiaoggi

Una cosa che si può notare leggendo qua e là le recensioni o le presentazioni di un libro (per non parlare delle introduzioni o prefazioni) è la presenza ormai leggendaria delle frasi : “ libro dell’anno”, “libro imperdibile e importante”, “capolavoro dell’autore”. Contando un po’ approssimativamente, potremmo dire che sono molti i libri dell’anno, imperdibili, importanti. Sono sicuro che in buona fede stiano parlando non di libri ma di anni differenti : anno siderale, anno tropico, anomalistico, eclittico, gaussiano, besselliano. E poi ancora riferiti a calendari maya, cinesi, gregoriani. Insomma c’è spazio per tutti. Dai nomi che essendo nomi devono per forza vendere o vincere premi anche senza qualità, come sta accadendo per le due azzimate cattedrali editrici della poesia, ai più che perfetti sconosciuti. In questa triste realtà ironico-virtuale spiccano però delle voci, vocine, vociane, che riportano il livello della poesia a vertici vertiginosi verticistici. Due di queste scritture muy muy muy interessanti sono senza ombra e senza dubbio, ragazze molto giovani (in due non fanno il mezzo secolo): Simona De Salvo e Irene Paganucci. Della Paganucci mi occuperò successivamente, oggi voglio flashare su “La camiceria brillante dei miei anni”.  Diciamolo subito, l’editore Marco Saya   e Antonio Bux direttore della collana Sottotraccia,ci hanno visto lungo e bene. Il libro è sopra le righe, intrigante, maturo. Certo il fiato della Sexton si sente, ma è una presenza di formazione non di “imitatio”.  Una personalità che ti strappa gli occhi mentre leggi e lo stile, non confessional ma direi “living”, ti fanno capire che la poesia è viva, sta bene e le vecchie cariatidi no. Deduzione…le cariatidi non fanno più poesia e dovrebbero portare le loro camicie a stirare dalla De Salvo.

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L’aritmetica della pazzia

Prendete una villetta con giardino, un cane, una famiglia,
parenti affettuosi,
amici numerosi, vacanze al mare. Prendete un padre buono
e una madre accondiscendente.
Togliete la villetta con giardino e mettete una stanza allagata
e scrostata.
Togliete il cane e mettete un vibratore.
Togliete la famiglia e mettete una badante rumena che non
lava i piatti, un padre disagiato,
una madre depressa.
Togliete i parenti affettuosi e mettete datori di lavoro
esigenti.
Togliete gli amici numerosi e mettete solitudine.
Prendete un uomo che vi completa.

Ed ora toglietelo.

*

Dice che vent’anni sono comunque troppo pochi
e che le cose si fanno in due. Si pulisce
la bocca nel tovagliolo
piegato a cono
del ristorante.
Appartiene al passato. Adesso le foglie
rotolano
nel porticato, e viene sera velocemente.
Ho una casa immensa, un vecchio pianoforte a coda
e un uomo
in blue jeans e maglietta
che dorme coricato al mio fianco.
Mi sembra tutto immobile.
Il pomeriggio non esiste.
Il peso degli oggetti è diminuito
drasticamente.

*

Quando scoppierà la prossima guerra
non mi sai dire dove saremo, dove sarai
non mi sai dire nulla
d’altro canto la guerra sarà domani o dopodomani
o domani l’altro ancora
(e io resto davvero a piegare i miei vestiti da quattro soldi
con cura?)
ad ogni modo non ci lascerà sorpresi
continueremo a lavorare dodici ore al giorno
anche se dove, esattamente, ora non me lo sai dire.

FLASHES E DEDICHE- LA BRILLANTE CAMICERIA DELLA DE SALVO – 33

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