poesiaoggi

POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI …

Mese: dicembre, 2016

Iniziamo il 2017 con …

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Ifigenia siamo noi

Ifigenia siamo noi

Mani feroci arrangiano ancora
la nostra epopea.
Hanno imparato, antica,
la retorica del gesto.
Le stesse mani posano sui cocuzzoli
i monasteri e le tuniche segrete.
Invece noi conserviamo nell’asfalto
la nostra luce greca,
nell’addio lanciato sul binario,
nella folla sconfitta dal numero.
E non fa più effetto glaciale
che una donna muoia per sacrificio,
o la sua speranza.
Che resti almeno nascosta quella luce
dentro la voce di un narratore.
Che almeno possiamo riconoscerla
e sgranare gli occhi di paura come statue.
Il dettaglio moderno è la sutura greca.

Federica Giordano – Utopia fuggiasca

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Dispera

Dispera

L’amore è una cosa che mi dispera,
non lo spero da anni, ma lo stesso
a pensarci mi ferisco nel petto
come una donnetta scema. Allora,
a notte fonda preparo poche righe
nelle quali immagino un lui che
fa l’amore con lei, e lei ha i polsi
tagliati da poco, dai quali sgorga sangue
a rivoli compatti. Quel lui sarei io, e la lei
una donna mai esistita, la personificazione
della disperazione, della mia solitudine,
la carne brillante dello scempio.

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La rosa dell’Angola della poetessa russa Alla Gorbunova a cura di Franco Manzoni

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Ritorno

Ritorno

Durante la mia assenza resta immutato il lavorio provinciale.
Sotto le nocelle tutto prosegue, ignorante e in sordina.
Si distinguono gli odori dei fiori, le ormai abituali allergie
e costruzioni mostruose che non finiscono; non fanno presa
tra questi contadini che aspettano la festa.
Nella testa torna un’infanzia intera e non capisco quale parte di
me sia bugiarda.

Utopia fuggiasca – Federica Giordano

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La pastura del niente

La pastura del niente

Farsi le canne col sentimento
del ti voglio bene, la pastura
del niente. A noi rode e scuote la bile
del sentimentalismo inospitale.
Cerca il viaggio fondamentale,
spaziale, controverso. Non scrivere più
parole, ma colori. Ascolta la voce
del passato sotto le ruote di un camion
rotto. Cuoci le uova dentro canne di fucile
e sbatti i panni sulla faccia smunta del re
prima che si frigga il tempura, e uova affiorino
da un sogno, sulla tua morte per affogamento.

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Allucinazioni sparse di Marco Saya

La nuovissima raccolta Allucinazioni sparse di Marco Saya è ora disponibile su Amazon e IBS, a breve sullo shop online della casa editrice e può essere ordinata presso qualsiasi libreria.

Questa mia ultima raccolta contiene anche tutti i testi segnalati al Premio Lorenzo Montano 2016 per la sezione inediti.

Si sta … o come eravamo …
né Ungaretti né Robert Redford
e Barbra Streisand.
La poesia è in scena
da Godard:
bisogna vivere piuttosto che durare
Il palcoscenico dell’oggi
non dura e non vive.
Solo bruciature di sigaretta
nello scorrere della bobina.

*

Così presero la mira
nel presente dei ciechi
schivando pensieri
sparando su lattine
di Coca ammaccate
poi riutilizzate
con i filamenti
di una cicca umiliata

*

Ritorneremo nell’amniosi
amnesia del prima, del dopo
ci toccherà bere qualcosa
di nuovo, che sia buono
– stavolta –

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Utopia fuggiasca di Federica Giordano

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Luoghi bianchi

Pochi i luoghi dove non nidifica il ribrezzo:
gli occhi del cavallo – ossi di nespola
il pianoforte e la scordatura avorio,
il sorriso alla sconosciuta.
Il volo del nibbio sulle case,
la giornata lenta di Morano.

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Capelli struggenti di Franz Krauspenhaar

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Alla madre

Mamma io sono già morto
e vorrei approfondire il futuro
ma tu non esserne colpita
sono morto come un foglio
giallo, sotto una biro che non scrive.
Nel nostro profumo di vaniglia
le torte che hai fatto salutano
la nostra storia. Io sono già morto
con la musica troppo alta, l’ozio
delle domeniche e il vento che spira
dalla mia testa china. Non temere,
sono vivo ancora, se ti avvicini.
Se ti avvicini saremo sempre vivi,
il vento saremo noi, contro la musica
del cielo, della nebbia, della pioggia, del sole
e avvicinarsi ai confini, senza paura.

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