FLASHES E DEDICHE – 37 – COME PORTA I CAPELLI FRANZ KRAUSPENHAAR a cura di Giulio Maffii su Carteggi Letterari

di poesiaoggi

Negli anni 80 c’era Videomusic, il primo canale televisivo dedicato interamente alla musica. Uno dei video che girava costantemente era sicuramente Dance Hall Days dei Wang Chung, duo new wave britannico. Leggendo  l’ultima raccolta di Krauspenhaar, i Wang Chung riappaiono dal niente della memoria. En el olvido in cui erano precipitati, il buon Franz nei “Capelli struggenti” (Marco Saya Edizioni 2016) me li ha fatti riapparire nell’esergo (chiave di lettura programmatica in realtà) del testo. 5 sezioni, unità di scrittura sopra le righe, nervosismo sillabico e un grande mix di parlato, vissuto ma anche una ricerca alla Hillman dell’anima che muove l’inutilità della nostra esistenza. Sottile il filo di morte-vita e senso del niente contrapposti proprio al testo iniziale dei Wang Chung, in un grottesco senso del grottesco che si insegue nel dramma esistenziale (grottesco di per sé). Non è un poemetto come “Biscotti selvaggi” (Marco Saya Edizioni 2012) o un romanzo in versi come “Le belle stagioni” (Marco Saya Edizioni 2014), Krauspenhaar si addentra oltre, con una scrittura che solca  e recide decisamente la pagina…e quando meno te lo aspetti ti ritrovi con una poesia eponima che inzuppa il biscotto selvaggio di Frost con una bella stagione (fittizia) di montaliana memoria giocando su toni di velata amara ironia.

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Capelli struggenti

I’ll drive a million miles
To be with you tonight.
Ho guidato un milione di miglia
per essere stasera con te,
dove non so; con questa canzone
in una cassetta sono partito trent’anni fa,
e sono arrivato ora, le orecchie stordite
e tutto il cuore un bagaglio sbattuto nel treno
dei ricordi, e le dita intrecciate in una tromba nel sonno.
Intorno a me il deserto, ma sono proprio certo
di non aver sbagliato strada. Mi senti? Mi senti?
Io sono qui, sono giunto con un enorme ritardo,
d’altra parte il desiderio acuisce l’emozione, la ruota
scolla lo pneumatico e la lama arrugginisce il rasoio.
D’altronde, si dice, è la vita. Ero partito per stare con te
stasera, e mentre viaggiavo sono passati trent’anni.
Sono molto cambiato: il mio cuore è un pezzo di gesso,
e non spero più d’incontrarti, anche se non ho
sbagliato strada, nonostante le intemperie, le angosce
e la stanchezza di vivere e quella di non vivere, accasciato
in una stanza, aspettando il prossimo romanzo, le prossime
poesie sempre più magre, o proprio evanescenti.
Sono arrivato, e tu, certo, non ti sei presentata.
Non hai mai saputo chi fossi, né chi son diventato,
quale percorso, quali opere e quale sporco addosso.
Sono venuto qui, nel deserto senza neppure sabbia
e trent’anni più tardi. Non avrei potuto prevederlo, credimi,
e non c’è stato niente da fare, solo correre per quei trent’anni
su questa vecchia auto veloce che non arriva mai.
Chissà come sei tu, stasera. Io, per forza, non ho più attaccati
i folti capelli di una volta; ora i capelli che io e i miei amici
avevamo, sono per noi diventati struggenti. O forse solo per me.
Struggenti ricordi di cose cadute, esalate, spinte all’incontrario.
Non so cos’altro dirti. Ho viaggiato per tutto questo tempo
forse per nulla. Ma sono arrivato, e questo forse conta.

 https://www.youtube.com/watch?v=Rox15lCFfi4

http://www.carteggiletterari.it/2017/01/12/flashes-e-dediche-37-come-porta-i-capelli-franz-krauspenhaar/

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