Camminando sull’ipotenusa di Elisabetta Caputo

di poesiaoggi

la notte era un cono per il
sonno una stoffa che
copriva la bocca del respiro
scriveva equazioni per stare
al piacere come la
luna sta alle maree
ma era il vuoto a fare le
domande le maniglie
scattavano di voce propria
e non meravigliava quel
freddo sotto i piedi il girotondo
che allagava la notte di tremori

poi un muto immaginare di
cavalli rossi occhi aperti
provano un’esistenza al di là del buio


 

L’ipotenusa è la cosiddetta “linea tesa sotto” , ciò che è opposto all’angolo retto. Immaginiamo quindi uno scrivere oppositivo ma, al contempo, struttura integrata di una grande figura geometrica. Il dettato principale della Caputo scorre teso, tra scene di interrogativi quotidiani e algebra dei sentimenti. Opera prima ma densamente matura. L’autrice è veramente “un’ape ferma sul sigillo della finestra” e disegna traiettorie trigonometriche insolite, con luoghi che si fanno nello stesso attimo cornice ed espressione principale. Una camminata benefica nel lato lungo della poesia dove “gli anni … cambiano la faccia con l’esattezza della matematica” all’autrice ma restituiscono e mostrano, al lettore, l’angolazione precisa della buona scrittura. (Giulio Maffii)

 

caputo

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