La Commedia ubriaca di Nicola Vacca a cura di Alessandro Canzian

di poesiaoggi

Commedia ubriaca – Nicola Vacca

9788898243464

Commedia ubriaca, Nicola Vacca (Marco Saya Editore 2017).

Per entrare dentro Commedia ubriaca di Nicola Vacca (Marco Saya Editore 2017), opera conclusiva del trittico preceduto da Mattanza dell’incanto (Marco Saya Editore 2013) e Luce nera (Marco Saya 2015, premio Camaiore 2016, ne ho già scritto qui) trovo di fondamentale importanza riportare alla mente un estratto de La fattoria degli animali di George Orwell, forse una delle chiavi di lettura migliori e più efficaci per comprendere la poetica di questo libro:

Tuttavia Benjamin e Berta potevano rimanere con lui solo dopo l’orario di lavoro, e fu a metà del giorno che venne il furgone a portarlo via. Gli animali erano tutti al lavoro, intenti a sarchiare le rape sotto la sorveglianza dei maiali, quando con stupore videro Benjamin venire di galoppo dalla direzione dei fabbricati ragliando con quanta voce aveva. Era la prima volta che vedevano Benjamin eccitato, la prima volta che lo vedevano galoppare. «Presto, presto!» gridava. «Venite subito! Stanno portando via Gondrano!» Senza aspettare ordini dal porco, gli animali interruppero il lavoro e si precipitarono verso i fabbricati. Nel cortile sostava un gran furgone chiuso, tirato da due cavalli un furgone con iscrizioni sui fianchi e un uomo dall’aria astuta, con in testa un berretto a visiera, seduto a cassetta. E il posto di Gondrano nella stalla era vuoto. Gli animali si affollarono attorno al furgone. «Addio, Gondrano!» gridarono in coro. «Addio!» «Pazzi, pazzi!» urlò Benjamin saltando attorno a loro e battendo la terra con gli zoccoli. «Pazzi! Non vedete che cosa c’è scritto sui fianchi del furgone?» Gli animali sostarono e vi fu un mormorio. Muriel cominciò a compitare le parole, ma Benjamin la spinse da parte e fra un silenzio mortale lesse: «”Alfred Simmons, Macelleria Equina e Fabbrica di Colla, Willingdon. Negoziante di cuoio e d’ossa. Forniture per canili”. Capite ciò che significa questo? Portano Gondrano al macello!». Un grido d’orrore uscì dal petto di tutti gli animali. In quel momento l’uomo a cassetta frustò i suoi cavalli e il furgone uscì dal cortile a buon trotto. Tutti gli animali lo seguirono gridando a gran voce. Berta forzò l’andatura per portarsi innanzi. Il furgone acquistava velocità. Berta tentò di muovere al galoppo le sue pesanti membra. «Gondrano!» gridò. «Gondrano! Gondrano! Gondrano!» e proprio in quel momento, come se sentisse il frastuono esterno, il muso di Gondrano, con la striscia bianca che gli scendeva lungo il naso, apparve alla finestrella sul retro del furgone. «Gondrano!» gridò Berta con voce terribile. «Gondrano, scendi! Scendi presto! Ti portano alla morte!» Tutti gli animali raccolsero il grido: «Scendi, Gondrano, scendi!». Ma il furgone andava sempre più veloce, portandolo via con sé. Non era certo che Gondrano avesse capito ciò che aveva detto Berta. Ma poco dopo il suo muso disparve dalla finestrella e il rumore di un tremendo scalpitare si udì nell’interno del furgone. Cercava a calci una via d’uscita. C’era stato un tempo in cui pochi colpi di zoccolo di Gondrano avrebbero fatto a pezzi il furgone. Ma, ahimè!, la forza lo aveva abbandonato e in pochi istanti i colpi si fecero più deboli finché cessarono del tutto. Disperati, gli animali volsero le loro invocazioni ai due cavalli che tiravano il furgone, pregandoli di fermarsi. «Compagni, compagni!» gridavano. «Non conducete a morte vostro fratello!» Ma quegli stupidi bruti, troppo ignoranti per rendersi conto di quel che stava accadendo, non fecero che scuotere le orecchie e accelerare il passo. Troppo tardi venne a qualcuno il pensiero di correre avanti e chiudere il grande cancello; un istante dopo il furgone lo varcava e rapidamente spariva sulla strada. Gondrano non fu visto mai più. Tre giorni dopo venne annunciato che egli era morto nell’ospedale di Willingdon, a dispetto di tutte le cure che si possono prestare a un cavallo. Fu Clarinetto che venne a partecipare agli altri la notizia. Egli, disse, era stato presente alle ultime ore di Gondrano. «Fu la cosa più commovente che abbia mai visto!» disse Clarinetto, sollevando la zampa e asciugandosi una lacrima. «Fino all’ultimo istante sono stato vicino al suo letto; all’ultimo, quasi troppo debole per parlare, egli bisbigliò al mio orecchio che il suo solo dispiacere era di morire prima che il mulino fosse ultimato. “Avanti, compagni!” sussurrò. “Avanti nel nome della Rivoluzione! Viva la Fattoria degli Animali! Viva il compagno Napoleon! Napoleon ha sempre ragione!” Furono le sue ultime parole, compagni.»

Un libro crudelmente chiaro e onesto che sembra ridere della facile definizione di poesia onesta per rifarsi a quel ribaltamento modello Blake dove l’Angelo, che ora è diventato Diavolo, è mio intimo amico: leggiamo spesso insieme la Bibbia nel suo senso infernale o diabolico, che il mondo, se si comporta bene, conoscerà. Io ho anche la Bibbia dell’Inferno, che gli uomini conosceranno vogliano o no. Una Legge per il Leone e il Bue è Oppressione (Il Matrimonio del Cielo e dell’Inferno, William Blake). Perché Nicola Vacca in un’opera straordinariamente unitaria (straordinariamente a causa della sua origine drammatica, la contemporaneità, che per definizione rifiuta l’unità e pretende la frammentazione che giustifica uno stato d’ignoranza) parla di conoscenza e di macello. Senza in alcun modo riferirsi all’altro celebre macello (Macello, Ivano Ferrari) ma anzi distanziandosene per un elemento fondamentale (in Ferrari si parla dell’uomo in quanto uomo, in quanto io, in Vacca si querela un uomo in quanto società, in quanto noi) tra le pagine di Commedia ubriaca troviamo il poeta che si assume la responsabilità di essere un uomo e un testimone del suo tempo, trova il coraggio di Prometeo sapendo la necessità quanto l’inutilità dell’azione stessa. Perché il mondo degli uomini di Vacca è un mondo di Gondrano che va al macello felice e solo in ultima battuta si rende conto della destinazione, è un mondo di Clarinetto che parla e grida per stereotipi politici che preannunciano una mattanza annunciata ma che nessuno, nessun animale di Orwell come nessun uomo del nostro tempo, vuole vedere. In linea con la soppressione dell’istinto di sopravvivenza suggerito da Erich Fromm (Essere o avere) gli uomini chiudono gli occhi per non vedere un’inevitabile Inferno in virtù dell’altro grande tema: l’Oppressione.

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