«Riparare il viola» di Giorgia Meriggi a cura di Alida Airaghi su sololibri.net

di poesiaoggi

«Riparare il viola» di Giorgia Meriggi


Alida Airaghi     16-01-2018

Alla poesia viene demandata la missione riparatrice e ordinatrice del viola dell’esistenza, magma oscuro di cui spesso si tinge la realtà opprimente che ci circonda, come osserva giustamente Antonio Bux sulla quarta di copertina:

“È un lento riparare le fratture / di questi muri, riempire le crepe / con ciò che è andato in pezzi: erbacce, vezzi, / ossa di teiere, sillabe avanzate / dai versi, resti di macelleria. // Con le metafore poi si sutura, / sono emostatiche”.

Sofferenza e disagio paiono evidenti nella scelta di termini che esprimono un malessere fisico riflesso in un’immedicabile infelicità interiore: “scordatura atriale”, “insonnia”, “infarto”, “acufeni”, “infezione” vengono sottolineati dal riproporsi di vocaboli aggressivi, taglienti, feroci nella loro graffiante ruvidezza (rovi, crepe, spini, solchi, doglie, strappi, croste, scaglie, amputazioni, inferriate, trincee, lance, cocci, uncini, carta vetrata…). E allora, l’unico scampo al dolore del corpo e dell’anima può venire dall’osservazione attenta dell’esterno, di ciò che nella natura continuamente cresce e fiorisce, del verde salutare in grado di promettere guarigione e rinascita:

“Ecco che inizia a ricoprire l’erba / le malefatte dell’inverno…”.

Se pure il mondo vegetale soffre (“le radici incarcerate”, le “stanchissime foglie”, “i fiori stinti”), indagato com’è con applicazione quasi chirurgica, Giorgia Meriggi riesce a ipotizzare un approdo salvifico cui aggrapparsi solo nell’enumerazione classificatrice di piante e fiori, nel silenzio degli orti, dei campi e delle serre, in una sorta di religiosità panica e naturale: “i boschi sono chiese senza / un tetto, create dai mantra di insetti / notturni”. Addirittura sembra affiorare un’immedesimazione del corpo ferito nella fisicità arborea: sangue-linfa, braccia-rami, piedi-radici, pelle-corteccia

“Quando io cammino / qui sono una quercia. // … Quando io cammino qui io so / di essere un faggio”, “La pazienza di stare in un vaso, / per durare fino a un altro giardino”, “Dondolando sopra un noi / rinforzo i punti sulla faccia. / Il filo / si rompe, canfora e paglia escono / dalle cuciture”, “L’esperienza in amputazioni aiuta / a tenere il giardino ordinato”.

In queste metamorfosi vegetali (come non pensare a Ovidio?) si cela il desiderio di fuggire il male (“Vedi nel mondo il serpente, o vedi / la corda”), spesso incarnato in minacciose figure maschili, talvolta crudelmente indifferenti, quando non addirittura brutalmente sopraffattrici.

La parola piena ed esatta di Giorgia Meriggi, terragna e mai eterea, priva di qualsiasi indulgenza o retorica, riesce ad aderire in concretezza all’immagine: essa stessa fatta corpo, materia.

https://www.sololibri.net/Riparare-il-viola-Giorgia-Meriggi.html

 

Riparare il viola copertina del libro
  • Titolo libro: Riparare il viola
  • Autore del libro:Giorgia Meriggi
  • Categoria: Poesia
  • Anno di pubblicazione: 2017

 

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