poesiaoggi

POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI …

Mese: aprile, 2022

Evento a Firenze presso la libreria L’ornitorinco

𝐼𝑛 𝑐𝑎𝑠𝑜 𝑑𝑖 𝑒𝑠𝑝𝑙𝑜𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒

𝑠𝑎𝑝𝑒𝑟𝑒 𝑑𝑜𝑣𝑒 𝑠𝑖 𝑡𝑟𝑜𝑣𝑎𝑛𝑜 𝑙𝑒 𝑢𝑠𝑐𝑖𝑡𝑒 𝑑𝑖 𝑒𝑚𝑒𝑟𝑔𝑒𝑛𝑧𝑎 𝑝𝑢𝑜̀ 𝑠𝑎𝑙𝑣𝑎𝑟𝑒 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑒 𝑣𝑖𝑡𝑒.

Leopardi scriveva a Silvia, Foscolo a Zacinto, Carducci a San Martino.

@francescagironi scrive poesie dedicate all’Enel e all’amministratore di condominio. Confonde la polizza dell’assicurazione con un’invocazione, trasforma gli annunci di Trenitalia in un discorso amoroso. E lo fa con testo, gesto, megafono e hula hoop.

Il secondo appuntamento con I versi dell’Ornitorinco [venerdì 29 aprile alle 19.00] è una performance poetica in cui movimento e parola si fondono.

La danza crea ulteriore ambiguità, espande e distorce il senso del testo, così da creare una lingua dei gesti del tutto arbitraria che qua contraddice e confonde, là aggiunge ed enfatizza.

Per dire poesie con tutto il corpo.

𝑆𝑢 𝑞𝑢𝑒𝑠𝑡𝑜 𝑡𝑟𝑒𝑛𝑜 𝑒̀ 𝑝𝑟𝑒𝑣𝑖𝑠𝑡𝑎

𝑙𝑎 𝑐𝑎𝑟𝑟𝑜𝑧𝑧𝑎 𝑑𝑖 𝑑𝑖𝑠𝑖𝑙𝑙𝑢𝑠𝑖𝑜𝑛𝑒

𝑓𝑒𝑟𝑚𝑎 𝑖𝑛 𝑡𝑢𝑡𝑡𝑒 𝑙𝑒 𝑠𝑡𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖

𝑡𝑟𝑎𝑛𝑛𝑒 𝑙𝑎 𝑠𝑝𝑒𝑟𝑎𝑛𝑧𝑎. 𝐶𝑖 𝑠𝑐𝑢𝑠𝑖𝑎𝑚𝑜

𝑝𝑒𝑟 𝑖𝑙 𝑑𝑖𝑠𝑎𝑔𝑖𝑜.

𝑁𝐸𝑋𝑇 𝑆𝑇𝑂𝑃.

Francesca Gironi è nata ad Ancona. Danzatrice e poeta, attiva nella scena della poesia performativa, esplora il confine tra danza e poesia. Ha pubblicato due raccolte di poesie: Il diretto interessato (@marco_saya_edizioni 2021, Premio @bolognainlettere) e Abbattere i costi (@miraggiedizioni 2016) – che trovate entrambe all’Ornitorinco. Con la raccolta inedita A è finalista al Premio Nazionale Elio Pagliarani. Con CTRL ZETA, performance di poesia e danza, vince il premio internazionale di arti performative CROSSaward. È stata ospite del Festival Spoken Word Madrid. Dal alcuni anni porta in scena la sua performance di poesia in locali, teatri, musei e festival. Ha partecipato a numerosi poetry slam. Come danzatrice e coreografa è stata ospite di festival di danza e residenze artistiche esplorando l’ibridazione tra i linguaggi. La sua ultima performance GPTƏ indaga il rapporto donna-macchina.

about:blank

ImmagineCarica una immagine, scegline una dalla tua libreria dei media o aggiungine una con un URL.C

Tre poeti

Tre poeti, tre volumi, un editore. Stefano Guglielmin (“Dispositivi”), Francesco Gallina (“Medicinalia”), Antonio Bux (“Diario dell’intruso”) escono per i tipi di Marco Saya Edizioni. Scrive, delle loro raccolte di versi, Alida Airaghi.

http://www.ilpickwick.it/index.php/letteratura/item/4779-tre-poeti?fbclid=IwAR21t8rfHaId8cqe6Tk92ctDBKRa1VCagvEyzCJmQlosmV4W0lUuARxhv9A

Poeti oggi

https://www.poetioggi.com/2022/04/fresco-di-stampa-stefano-guglielmin.html

Francesca Gironi, Elena Mearini e Giorgia Meriggi. Tre voci poetiche moderne per una poesia al femminile.
Si propongono in lettura da sabato 9 aprile su Twitter

#MondoDiVersi/alFemminile

in collaborazione con
@SayaEdizioni #poesiacontemporanea#poesiaitaliana#poesia#libridaleggere#libri#letteraturaitaliana#letteratura

Vi aspettiamo!

MEDICINALIA A RADIO PARMA. Un ringraziamento ad Andrea Gatti di Radio Parma per l’ intervista condotta questa mattina nel suo imperdibile “I Gatti Vostri”. Abbiamo parlato di “Medicinalia” (Marco Saya Editore), Libreria Fiaccadori domenica 10 aprile alle ore 18. Vi aspettiamo!

“Dispositivi” di Stefano Guglielmin a cura di Silvia Comoglio

In libreria/ Silvia Comoglio. “Dispositivi” di Stefano Guglielmin
31 Marzo 2022

Nell’architettura di Dispositivi, l’ultima raccolta di Stefano Guglielmin edita da Marco Saya Edizioni, due sono le chiavi di volta: l’io e i dispositivi. Entrambi, in forte tensione reciproca, si osservano e misurano in un calcolo in cui l’io si vede circoscritto da modelli, i dispositivi appunto, che per l’io non sono neppure circoscrivibili. Qui ed ora i dispositivi si fanno quel sistema, quell’unità, che all’io e sull’io si impone, definendone la sua finitudine, al punto che all’io per vivere, sopravvivere, non resta che un inesorabile disfarsi. Un frammentarsi e farsi plurale. Dunque, in Dispositivi, unità e pluralità. Unità che Stefano Guglielmin ci mostra scegliendo tra i tanti possibili dispositivi, modelli del potere, quelli del poetico e della salute. E qui vi immette l’io, lo fa scivolare esponendolo e combinandolo con i frammenti che lo hanno alimentato e forse ancora possono alimentarlo. L’io scivola, combinandosi con schegge di passato e citazioni, riesce a dilatarsi nel presente fino anche a farsi percettibile collisione, ma è una collisione impotente, una collisione che si traduce in un perpetuarsi di desoggettivazione. E allora, in questo sistema che chiosa la sconfitta dell’io, come muoversi per provare a far tornare la sconfitta a proprio vantaggio? La sola possibilità, anche se non salvifica, risiede in un radicale riorientamento della parola e del dire poetico. E per questo la parola di Stefano Guglielmin non è parola che crea o attraverso cui si crea, piuttosto è parola che si dà totalmente per potersi poi esaurire nella sua totalità. Dove esaurire non significa svuotarsi, privarsi di tutto il proprio contenuto, ma portarsi a compimento. Il compimento della parola, appunto. Unico elemento con cui si può disincarnare la materia del dispositivo, disincarnare nel senso di renderla visibile, fruibile. Perché è solo stendendo in modo compiuto e a polso fermo parole come ossitocina o serotonina o scrivendo “la morale è un aminoacido sociale, un dispositivo che mette in gabbia l’animale, come la poesia quando è fatta male” o “perché una fetta di mondo conta, là fuori/ si dà una forma, la vuole e ti vuole/ uguale: le cose che dici, ciò che sei e che fai”solo in questo modo, ossia nell’indicare il centro battente di ciò che ci inghiotte, è possibile individuare una forma di soccorso, forma che coincide con una lucida constatazione dell’esistenza e della natura del dispositivo. Lucida constatazione. Come a dire: lucida soglia. La lucida soglia su cui si erge Stefano Guglielmin, quella che gli consente di posizionare pietre angolari in se stesso e al di fuori di se stesso. Quali pietre angolari? Quella dei rimandi, per esempio, come nel testo Libri in cui richiama il suo libro precedente, Ciao cari, libro intimo e costitutivo in cui “la prima parte ha i miei amici/ morti”E l’intimo, il costitutivo, è ciò che tiene, che può soccorrere in uno stare al mondo che è fatto di dispositivi. Un rimando che si fa respiro, restituzione dell’umano. E poi ancora la pietra angolare delle citazioni, Corrado Costa la lepre e l’erba in Collocare i nomi, o l’ermo colle e il naufragio di leopardiana memoria in Caterpillar, pietre pulsanti per tessere legami, per ridisegnare la forma dei polmoni, l’ostinato pronunciarsi per cercare un senso nonostante i dispositivi, il loro condizionamento. Due chiavi di volta, si è detto, l’io e i dispositivi. Chiavi di volta su cui Stefano Guglielmin incentra la sua riflessione consegnandoci un’opera in cui la parola, esplorando se stessa fino al compimento di se stessa, delinea la rete del sistema in cui siamo con determinato disincanto, senza mai cedere alle sirene della finzione o dell’edulcorazione perché lo scandalo e il paradosso in cui siamo non ammettono né finzione né edulcorazione ma totale presa d’atto. Silvia Comoglio 
Stefano Guglielmin, Dispositivi Marco Saya Edizioni, 2022, pp. 58, € 10,00