poesiaoggi

POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI …

Ma le pecore sognano lame elettriche? – Un libro sull’antispecismo di Rita Ciatti

“Negli allevamenti, a seconda delle razze, sono sfruttate sia per il latte, che per la lana. I piccoli vengono uccisi perché la carne di agnello è molto richiesta e non soltanto nei periodi di Pasqua e Natale. I cuccioli vengono sottratti alle madri quando hanno poche settimane. Come nell’episodio al mattatoio che ho raccontato poco sopra, ovviamente belano disperati per chiamare la mamma. Ogni pecora riconosce, tra tutti gli altri, il belato del proprio cucciolo. Se avessero la possibilità di crescere insieme rimarrebbero legati per tutta la vita. Gli agnellini chiamano una mamma che non verrà. Al suo posto, troveranno la lama gelida del macellaio. Le pecore allevate per il latte, esattamente come le mucche, vengono munte fino allo sfinimento. Le loro mammelle si deformano a causa della mungitura continua. Quando la produzione di latte cala, anche loro vengono mandate al macello. Una vita votata alla sofferenza: separazione dai cuccioli, sfruttamento, uccisione nei mattatoi. “Tratto da “Ma le pecore sognano lame elettriche?” – pag. 132 – pubblicato da Marco Saya Editore. Nella foto: Greta e sua figlia Marilù, liberate e rifugiate presso il Rifugio La Tana del Bianconiglio.

Le nuove raccolte poetiche

Voci bianche di Andrea Gruccia

Ma le pecore sognano lame elettriche?

“Qualche anno fa sono entrata in un allevamento di maiali. Era inverno e freddo, ma all’interno della struttura ci saranno stati più di 30 gradi. L’odore è stata la prima cosa che mi ha colpito. L’odore e il calore sprigionato dai corpi. Queste strutture assomigliano molto ai lager nazisti, sono concepite architettonicamente più o meno allo stesso modo. Corridoi in mezzo e stanzoni ai lati – con barriere, delle specie di vasche di cemento – pieni di maiali. L’odore è forte perché gli animali vivono lì dentro per tutto il tempo. Mangiano, urinano e defecano nello stesso vascone. Hanno ferite aperte, tumori, malattie. Tra loro vivono anche topolini, scarafaggi e altre creature. Talvolta un topolino che corre sui bordi di queste vasche rappresenta un diversivo, una forma di intrattenimento per i più piccoli, che, come tutti i bambini, vorrebbero giocare. Quando ti vedono, si spaventano. Si ammucchiano tutti insieme in un angolo. Poi qualcuno, curioso (lì dentro non succede mai niente, ogni novità rappresenta quindi un momento di svago), si avvicina. E ti guarda. Resistere allo sguardo dei maiali è difficile e straziante. Perché loro ti vedono, ti osservano, ti scrutano, ti interrogano. La loro muta domanda ti mostra ciò che sei, ciò che fai. La disperazione che provano è il riflesso del tuo potere su di loro. “Un estratto dal libro Ma le pecore sognano lame elettriche? pubblicato da Marco Saya Editore – pag. 136-137.

Il Maradagàl – Numero 6

Il nuovo numero della rivista letteraria Il Maradagàl-6 è disponibile presso i principali store on line (IBS, Mondadori, Amazon), ordinabile in libreria e sullo shop online della casa editrice.

Pubblicati i nuovi Titoli

Da oggi si possono ordinare sullo shop online della casa editrice i seguenti libri:

Voci bianche di Andrea Gruccia

Il diretto interessato di Francesca Gironi

La logica dei sommersi di Giorgia Meriggi

Nuova canzone felice di Marco Melillo

Ma le pecore sognano lame elettriche di Rita Ciatti

I libri sono tutti disponibili sui principali store on line (IBS, Mondadori, Amazon) e ordinabili in libreria.

Sonia Caporossi – Poesie da “Taccuino dell’urlo”

Inverso - Giornale di poesia

fotografia di Dino Ignani

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Ancora 8 giorni …

Ancora 8 giorni prima della fine della promozione. Ricordiamo che i libri del catalogo della casa editrice possono essere acquistati sul sito con lo sconto del 25%. La promozione è valida sino al 31/12/2020. Sullo shop online si inserisce il codice wintersale25 indicato al momento dell’acquisto. https://marcosayaedizioni.net/shop-online

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ANNAMARIA DE PIETRO Il filo d’Arianna della Poesia

Trotter in Versi

di Luigi Cannillo

“La poesia è agita come impegno etico autoriale: il patto, il legame tra identità e scrittura poetica, forma una unità inscindibile”.

Nella prefazione a Il nodo dell’inventario (1997), la prima raccolta di Annamaria De Pietro, Flavia Giuliani scrive: “Il carattere sognante ed evocativo della parola umana, dove niente vuole rimanere al suo posto ma tutto se ne va a zonzo tra il proliferare delle analogie in un sottobosco di simboli, ha il suo trionfo nel campo della poesia. Qui l’inventario si trasforma ad ogni passo in altro da sé, poiché la dialetticità e la metaforicità del linguaggio tramutano di continuo il mondo in una sua invenzione […]. Non resta allora al poeta che cercare di appropriarsi quanto percepisce del mondo, sia esso Cosmo o Caos, a partire dalla più originaria e demiurgica delle azioni: la nominazione.” La riflessione non riguarda solo quellaraccolta ma si può estendere alle…

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La risposta del gorilla – Su “Legati i maiali” di Teodora Mastrototaro a cura di Laura Liberale

Massimo Filippi, in Ai confini dell’umano. Gli animali e la morte, riflette sulle risposte date da Koko, una femmina di gorilla, agli addestratori che le hanno insegnato a parlare il linguaggio umano:

«Dove vanno i gorilla quando morire?»
Koko risponde: «Comodo buco addio».
«Quando i gorilla muoiono?»
Koko risponde: «Guaio vecchi».

Citando direttamente Filippi: «[…] scopriamo che anche Koko sosta nei pressi del cadavere, che gli animali possono esperire la morte e che il parlare non è loro precluso. Scopriamo che Koko ci parla di un’esperienza “meticcia” della morte che “è” sia esteriorità (“guaio” = morte come accidente che viene da fuori) che interiorità (“vecchi” = morte come aspetto che è dentro l’esistenza), un’esperienza che permette di instaurare un dialogo nella forma dell’“addio” alla Umwelt (il “comodo buco”)». Ora, proviamo a immaginare quali potrebbero essere le risposte di Koko alla visione di ciò che accade in un allevamento intensivo o in un macello. Quasi sicuramente il trauma interromperebbe qualsiasi comunicazione. Potremmo leggere solo il suo corpo, le sue grida, il suo pianto. Ma all’umano i corpi, le grida e i pianti non sono mai bastati. Per l’umano, il criterio ultimo di dignificazione del vivente è l’evidenza di quella parola-pensiero che, inutile dire, egli attribuisce a sé stesso se non in esclusiva certamente in massimo grado. Vi sono alcuni, tuttavia – fra quanti fortissimamente entrano in risonanza empatica con il resto dei viventi – che tentano (consci dell’alto rischio di fallire) di “prestare” il loro linguaggio specifico, “di specie”, all’Altro; di dare voce all’Altro, quando quell’Altro – per assurdo proprio nell’espressione assolutamente non fraintendibile del dolore – rimane del tutto inascoltato. Rischio di fallire: in primis non usando in modo davvero efficace la lingua a disposizione. Come? Banalizzando, debordando nell’antropomorfizzazione, appellandosi a immediate “risposte” viscerali prive di un profondo pensamento a monte; fermo restando che si tratta di un rischio che vale sempre, e dico sempre, la pena di correre, perché il dolore non deve mai restare inascoltato.
Quando però questo rischio sia stato ponderato a lungo, quando la lingua sia stata fatta decantare per anni nell’impegno attivo vissuto in prima linea, nella decisa e costante riaffermazione di un’etica di vita, allora il risultato può essere davvero notevole, e questo è il caso di Teodora Mastrototaro e del suo Legati i maiali, da poco uscito per Marco Saya Edizioni, nella collana “Sottotraccia” diretta da Antonio Bux.
Due le sezioni del libro, due le voci collettive parlanti: quelle degli uccisi e quelle degli uccisori.

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La risposta del gorilla – Su “Legati i maiali” di Teodora Mastrotoaro