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POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI …

Categoria: Poesia

Disponibili i PDF di Teogonia e Nevermore

Disponibile in versione PDF sulla piattaforma Torrossa (Casalini) per l’acquisto Nevermore: Poesie di un altrove di Edgar Allan Poe a cura di Raffaela Fazio e Teogonia di Esiodo : testo integrale a fronte a cura di Daniele Ventre.

Una panoramica su “Sottotraccia”, la collana poetica che Antonio Bux dirige dal 2015 per la Marco Saya Edizioni. Una poesia da ognuno dei sedici libri fin qui pubblicati. La scaletta è in rigoroso ordine cronologico d’uscita.

1) Bruno Lugano – Nel rovescio del perdono

Che sera morbida e chiara

non fa venire voglia di vivere

ma di non morire mai sì

e io devo stare qui

a sentire tutto ciò che sento

e a vivere tutto ciò che vivo

per essere poi escluso per sempre

da tutto ciò che ho sentito

e che ho vissuto

da tutto l’universo che preme su di me.

2) Andrea Gruccia – Capelvenere

Vorrei avere la pazienza dei tigli

che spargono il loro odore

una volta all’anno,

ma non sono un vegetale,

non voglio attirare insetti

mentre tu dormi e io sono così sveglio

il mio sole è una lampadina,

non ho la calma degli alberi

che si fanno fare a pezzi

per dei libri di poesia.

Non ho la calma delle poesie calme,

delle persone calme

che scarabocchiano fogli

per le diagnosi,

o fanno le code ai supermercati.

Vorrei scrivere poesie cannibaline

che mangino certe poesie d’amore,

quelle che poi leggono le persone

che ti fanno a pezzi.

3) Simona De Salvo – La camiceria brillante dei miei anni

Ero seduta nella tua cucina, quella sera

tu eri seduto dentro di me, sul trono materiale

io ero seduta dentro di te, sul trono metafisico.

Ascoltavamo i vicini cantare

sdraiati in veranda, sul loro dondolo materiale

mentre la luna camminava

intorno alla stanza

con la sua forza metafisica.

C’era un western in televisione e

sul pavimento le bollette e sul fornello

il cielo e nel cielo

un’assoluta mancanza di risposte.

Ed era così naturale.

Intorno a noi, i libri della Švarc di Adrienne Rich

e i resti della cena.

Tutto il cosmo materiale era lì davanti.

Ed io pensavo all’amore.

4) Giorgia Meriggi – Riparare il viola

Tu contali i cipressi accomodati

da potature a cono, assecondare

il limite di questo cimitero.

Veniamo qui a criticare l’edera

a divorare i nomi, a procurare

gemiti alla ghiaia, qui troppo bianca.

Io me ne devo andare. Non sopporto

il pianto dell’intonaco, l’odore

di canfora di tutte queste ali.

5) Antonio Bux – Sativi

Dopo aver chiuso ai monti

la strada maestra,

il cervo vide i suoi occhi

mutati, i suoi occhi colorare

i canneti. E la strada

ora allieva, di colpo prese

a mutare altre vie, dove apparvero

cervi immutabili, tra i canneti

con gli occhi ancora umani

aprirsi al sì dei monti.

Ma io che scrivo poesie

non so mutare, e sono uomo

con occhi di cervo

mentre leggo l’impossibile strada

e dietro di me il canneto

già allievo. Quanto coraggio

per mutare in un sì, e per

renderlo chiuso, dice il maestro

ora cervo lontano quanto questa poesia

che da sola scompare.

6) Lalli – Nevicherà sula mare

I giorni si passano

da una voce all’altra.

Una lettera mai spedita.

Una lettera mai aperta.

Un abito leggero che non si usa più.

Un sorriso all’ombra di un rimpianto.

Apri le braccia,

amore da incontrare.

Apri un tempo appena,

amore della schiena.

Strappa le reti e aspetta,

nevicherà sul mare.

7) Davide Romagnoli – El silensi d’i föj druâ

Parlà del nient, intênd el nient

e vardà tüti i fàcc del noster vèss:

curiandul del vent apèna passâ

slisâ via in svelt n’i curtil di noster cà…

Un para de föj slüngâ de’n rifless,

reful de vent de ‘na quaj marea,

brüsâ come castagn in d’un sidèl

fümen Nuember e giurnaj de ier l’alter,

intant che capissum ‘me druà el fià

e i culur che ghè resten per pitürà

i pagin del noster dumandà amò

e fin a la fin se ghèm de dì

per viv insema a tütt quel che passa

e che’l passarà, forsi, anca de chi.

Parlare del niente, comprendere il niente / e osservare tutte le facce del nostro essere: / coriandoli del vento appena passato /scivolati via veloci nei cortili delle nostre case. / Un paio di fogli allungati da un riflesso, /soffio di vento di una qualche marea /bruciati come castagne in un secchio / fumano Novembre e giornali di ieri l’altro, / intanto che capiamo come usare il nostro fiato /e i colori che ci restano per pitturare /le pagine del nostro domandarci ancora /e fino alla fine cosa abbiamo da dire / per vivere insieme a tutto quello che passa /e che passerà, forse, anche di qui.

8) Valentina Murrocu – La vita così com’è

Tre quasi i mesi

e non ti fanno scudo le mani non

ti tacciono la mia assenza forse

ignori cosa animi me o quale

dubbio mi schiuda il giorno; ma

finché sorge il sole dietro

i mattoni – un’antinomia

nuova mi dissangua e non

conosce tregua – guardami attraverso

il vetro non essere più: se tu vi fossi

e ancora te mio sentissi

nelle cose che non

ho visto e mi aprono una mancanza – giardino

cancello ghiaia, quasi

casa – conteresti i tuoi torti e non

mi colpiresti a morte – è questa

scritta già nell’atto del nominare – non

mi diresti e non nasconderesti

a te l’angoscia. Eppure indica me e pone

in me fiducia lo spettro dell’uomo

che ti neghi e non so condannare purché

sia lo stesso esistere e commettere

ingiustizia; ma tu non

vivi.

9) Letizia Di Cagno – Urla la fine che pianta germogli

Quanto mi tocca da vicino

la scoperta del mondo!

Io sono un improvviso sciame

che strimpella, ai piedi della tua dinastia

felice. Sopravvivo a sorsi

alla carezza. È la tua;

perché decido l’amore

come la realtà che sente la marmotta

nel centro della sua silenziosa

buca. Affondo le dita in una cera

che non ustiona – a quest’ora

cantano i fiori, il tempo

si preannuncia come garante

della Bellezza.

Sento la fine

sgranocchiare il mio pranzo.

10) Gino Giacomo Viti – Charlie

Non verrai quest’oggi a seminare

la stanza che ci univa. Un pugno

di polvere, d’uva, saprebbe fare

del cerchio un’urna, ma non ritorna

l’ombra di Settembre a ricordarti

che è tempo – È Tempo! – di raccolta.

Stavolta, Charlie, sento il tuo congedo

ed è stretto, un lamento mai giunto

in questo paese – non mi hai detto

quel che sapevo ascoltare – Parli

ai fuochi dei tuoi giovani boschi

o ammutolisci in riva ad un fiume?

Sei il Lago alla gola, il Lago

alla tempia, il Lago alla testa.

Sai, eterno vorrei il tuo ritorno.

11) Gabriele Galloni – L’estate del mondo

Seguii l’amica dietro la sua casa;

dove a sprofondo la valle arrivava

giù fino ai margini dell’autostrada;

ci inoltrammo nell’erba che più rada

ai piedi tutto il sogno disvelava:

l’amica mi indicò, chiuso da piccole

pietre arancioni, un altrettanto piccolo

mare. Mi disse: guarda la marea,

l’onda che sale.

E rimanemmo lì. “In contemplazione,”

scherzò l’amica. L’acqua alle caviglie.

Più lontano Corviale; il Serpentone.

12) Giuseppe Todisco – Si prega girati di schiena

 Saperti viva tra i rami

adesso che viene

il gelo – Artemide,

l’età dei faggi si incide

negli occhi.

I tuoi risalgono la corrente

fino a sorprendere gli orsi.

Ma tu non hai idea

di ciò che avviene

al di là dei tuoi boschi.

Adesso che viene il gelo,

i nativi spargono sale

davanti alle porte.

Saperti eterna tra i rami

adesso che ti conosco

– Artemide, l’età degli uomini

coincide con gli occhi.

13) Sergio Bertolino – La sete

Credi a me, qualunque strada s’imbocchi

basta un abbaglio: quel rito – sempre lo stesso –

che tolga la cera fredda da sotto gli occhi.

Un po’ come resistere, prepararsi

un letto piano tra le ortiche

perché frani l’inverno e trasfiguri,

e soffino i vetri dai colli accesi

per la tristezza musicale dei barconi.

Resto l’uomo che guarda fisso il vuoto

dai ponteggi, che pensa

nulla di questa febbre andrà risolto.

Resto chi non sputa fuoco a margine

di un foglio, scrive di giorno

e perciò non sa realtà al di fuori

del deserto. Ma stamane rido mortalmente

con le scimmie. Mi ripeto, mi abbaglio.

E tu non conosci il mio nome;

dormi ancora tredicenne – celata

ai guasti della luce – sulle panche

dove siedo a sistemarmi i capelli

e a domandarmi se sarà fieno il tempo, se

soffro per sollevarmi o farmi neve.

14) Teodora Mastrototaro – Legati i maiali

Sfreghi la papilla dolorante.

Cambi posizione al capezzolo teso

cresciuto sulla pelle dal molle del callo.

Qui la caccia al latte è per il tuo nutrimento.

Non rispondo se non con un belato piagnisteo:

questa mia stupida voce, voce comune di pecora.

Nella morsa di una mano mi scuoti per bene in attesa

di essere pressata aspirata sono munta ammanettata

come macchina ma sono madre ammanettata

aspirata sono munta ammanettata tra l’angolo

del fianco e l’uomo predatore. Non è mai

uguale una mamma animale, mi lascio

annegare nel secchio di latta dove

il latte prelevato si ristagna.

15) Marco Melillo – Nuova canzone felice

Api in volo come magiche operaie

a piccoli salti suoni d’ambra di una pala

docilmente dimenata nel giardino

lidi vuoti posidonie rinsecchite

che attraversano a brandelli il litorale

scogli chiari melarance vieni qui

e qui pure scopri che non si può mai vedere

tutto fermo se non nella tua sembianza

e senza specchio: solo le parole

che nemmeno tu risparmi e pensi in volo

perché in volo ti vorresti insieme ai frutti

dentro i segni di quest’opera

ma neanche questo è tuo.

Viaggia sopra e accanto

l’orologio tempestoso della terra

con i suoi giorni a scadenza

da che le facciamo guerra.

Circondate amici se potete

il fortunale, non c’è più nessuno

che protegga il mare.

16) Paolo Pitorri – Abbiamo discusso dell’aldilà

Oggi Orione parla agli analfabeti –

il cielo è un pane antico dalla crosta bianca. 

Una donna in lontananza sventola tre spighe di grano.

Truccata di campagna abbaia alla periferia

e miete, miete per il primo giorno del mondo.

NEVERMORE

“Nevermore. Poesie di un Altrove” di Edgar Allan Poe a cura di Raffaela Fazio è la raccolta di 25 poesie, fra cui le famose “Il Corvo”, “La Valle dell’Inquietudine”, “Il Verme Conquistatore”, “Annabel Lee”. Si propone in lettura dal 27/11 con #MondoDiVersi /Poe in collaborazione con @SayaEdizioni

Momenti di poesia ieri sera al Frisa Bistrot nel ricordo di Alda Merini.

Incorporei appunti

Ho sempre considerato la mente

un’orgia di tempi,

pensieri sparsi tra passati remoti

e presenti non presenti,

futuri trascorsi nell’attesa

del rinfresco di pareti chiuse.

L’allodola trilla nella gabbia,

così noi felici cantiamo nel pianto del mondo.

Momenti della presentazione a BookCity con Rita Ciatti e Teodora Mastrototaro

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In arrivo …

Quel palloncino salì improvviso

scappato da una piccola mano.

Mai più fu ritrovato

nello sgonfio dimagrimento

dell’elio.

Noi, pieni d’aria,

eravamo rimasti a terra.