poesiaoggi

POETICHE VARIE, RIFLESSIONI ED EVENTUALI …

Mese: settembre, 2015

Presentazioni del libro Luce nera di Nicola Vacca

Luce nera (Marco Saya Edizioni) è in partenza. Iniziano le presentazioni.
Il 14 ottobre a Terlizzi presso la Libreria Le Città Invisibili con Pasquale Vitagliano e Vito de Leo.
Il 15 ottobre a Gioia del Colle presso Lo Spazio uno tre di Mario Pugliese con Mimma Faliero l’accompagnamento musicale di Roberto Re David.
Il 22 0ttobre a Formia presso Libreria Margherita con Paolo Fiore.
Il 6 novembre alla libreria La Feltrinelli di Salerno con Ivano Ciminari.
Il 13 novembre Crotone alla Società Dante Alighieri con Ginetta Rotondo.

luce nera

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passeggio

cammino stretto
tra altezze più o meno differite,
stai invecchiando” sibila l’afa
dal cemento.
quei balconcini,
come turgidi seni,
schierati in fila,
aspettano nuovi fiori,
osservano il passaggio
di quel puntino canuto
prima che svanisca
nel nulla
di tutte le cose.

untitled

nel tempo andiamo a zonzo

nel tempo andiamo a zonzo,
così un bar vale l’altro
come una guinness scura
alterna una media chiara.

così il tramonto precede l’alba
e le stelle sono sempre lì
e il bus giunge al capolinea.

solo quel camper sceglie
il rifugio della notte
per poi ripartire

chissà dove
chissà perché
chissà cosa immaginava

Crocicchio

C’era un viavai di poeti alla stazione
dei mezzi pubblici.
Alcuni prendevano il tram,
altri il passante, chi la metro,
chi il bus, chi altro.
Coloro che salivano sul tram scendevano,
uno per volta, a tutte le fermate,
mai le stesse.
Ciascun poeta aveva la propria casa
agli antipodi dalle abitazioni
degli altri poeti.
La Poesia cercava un alloggio stabile
e condiviso, tipo un Grand Hotel
delle parole.
Non lo trovò, i poeti da tempo
abitavano in modeste dimore
e spendere già quattro versi
in più solo per un modesto albergo,
con la quotidiana crisi delle idee,
era un salasso che non si potevano
permettere.
La Poesia non torno mai più,
stanca di giocare ai quattro cantoni.

crocicchio

Divertissement – 2

Osserva bene quello
che vedi e poi raccontacelo.
Sei hai la cataratta,
mi raccomando, guarisci.
Se guardi la televisione
e leggi i giornali ti è concesso
omologarti sui social.
Se cammini a testa bassa
puoi scrivere solo dei tombini.
Se leggi il passato,
quel passato è il tuo presente.
Se osservi la natura
sei sulla buona strada.
Se proprio vuoi poetare
girati dall’altra parte
e dimentica di essere
come gli altri.

respiro

nello stringere il pugno
catturi quel respiro
appena espirato.
Aprendo la mano
liberi la vita
e ti senti un dio.

Una casa, una piccola storia

La casa prende vita,
all’improvviso si anima,
una donna e gatti dappertutto
si muovono in cucina,
le stanze come quartieri
vivono di piccole
cose, l’aroma di un caffè
o il ronzio di uno spazzolino
elettrico o una radiolina
con il volume a manetta.
Pensava a quando
era ancora sfitta, bisognosa
di restauri, malata di crepe
alle pareti, assetata senza
un bagno, con i vetri chiusi.
Sarebbe un giorno morta,
il cemento di qualità scadente
non l’avrebbe certo salvata,
trascurata da chi talvolta
la visitava frettolosamente
per poi scappare via
come un amante da intervallo
impiegatizio. Ora era felice,
quella donna con i suoi gatti
l’amava, la puliva due volte
alla settimana e anche quando
era assente la voce del televisore
lasciato acceso per sbadatezza
le teneva compagnia e questo bastava.

Quando si fa notte

Quando si fa notte
l’apparire s’addormenta
stremato nelle tastiere
di lettere solitarie.
Lassù, le luci delle stelle
festeggiano la verità
del creato
e il sole dell’alba inganna
il risveglio del perpetuo
errore.

attesa

a un’ora prestabilita cala la saracinesca,
non sempre. uno spiffero da uno spiraglio
rincorre il nostro volto mescolando
i respiri nella primordiale ispirazione.

che poi basta cambiar casa,
e trovar una carta da parati,
prima il giallino della parete
con quei due piattini
e quei due quadretti
fissavano la tua agonia.

nella nuova vita ascolto sergio mendes,
una bossa del 66 così mi prende
quella saudade che ti solca il viso
e la saracinesca del garage rimane chiusa,
anche l’auto non respira dai finestrini.

infine le cianfrusaglie avvolgono il tuo corpo,
metallo contro pelle, cavetti contro peli,
schermi contro occhi, una partita a due
e le riserve aspettano in solaio nell’attesa
di scendere in campo anche solo
per qualche minuto.

Recensione della raccolta poetica Nel rovescio del perdono (Bruno Lugano) a cura di Alida Airaghi

Fedele al suo proposito di pubblicare poeti lontani dai circuiti letterari collaudati e tradizionali, l’editore milanese Marco Saya propone ai lettori questo volume di versi di Bruno Lugano, un anziano signore nato a Viareggio negli anni di guerra e vissuto a lungo in Australia facendo “di tutto”. Un’infanzia difficile, tra affidi e orfanatrofi, con un padre sparito e non rimpianto, una giovane madre ripudiata dalla famiglia, teneramente amata e celebrata “come un cucciolo di innocenza”, Bruno Lugano descrive se stesso in poche frasi, incisive e impietose: “nervi fragili e presunzione divina… malgrado parli sempre di me, di me non saprei dire granché”. In effetti, la sua scrittura non potrebbe essere propriamente definita autobiografica: l’autore racconta della sua vita cose comuni a tutti gli esseri umani (emozioni e desideri, rimpianti e nostalgie, speranze e delusioni), e lo fa appunto sentendosi portavoce di un sentire collettivo, per nulla elitario o privilegiato. E sempre cerca un terreno di condivisione con chi lo legge, una comunicazione diretta e partecipe:

“Chiunque fossi io non mi fiderei di me/ ve lo garantisco io che mi sono perso in ogni debolezza/ che mi sfiorava appena”; “No scusate ora devo cercare un tappeto di petali dove/ lasciarmi cadere”; “Non fateci caso se mi viene da piangere in questi casi/ a me viene di non farci caso”; “Non so se anche voi sentite come me la chiarezza che si/ scioglie nel semplice calore”.

Continua su: http://www.sololibri.net/Nel-rovescio-del-perdono-Bruno.html

lugano